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09.02.2021 - 14:41
Aggiornamento: 17:24

La Camera di commercio ticinese: ‘Riaprire dal 1° marzo’

L'associazione mantello delle aziende ticinesi chiede che il Governo decida e comunichi con sufficiente anticipo le riaperture delle attività economiche

la-camera-di-commercio-ticinese-riaprire-dal-1-marzo
(Ti-Press)

“È indispensabile che il Consiglio federale dichiari già sin d’ora la riapertura per il prossimo 1° marzo delle attività che garantiscono il rispetto delle norme di sicurezza vigenti”. È quanto afferma la Camera di Commercio del Canton Ticino in un comunicato odierno in cui si richiama la presa di posizione dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) che viene sostenuta "senza riserve".  In sostanza, per la CC-Ti, il rispetto delle misure di protezione (distanze, mascherina, igiene delle mani), sommato al contact tracing, ai test a tappeto e alle vaccinazioni, dovrebbe permettere di porre fine alle limitazioni attuali. Di segno contrario la posizione del sindacato Unia.

L'associazione mantello dell'economia ticinese rivendica l'alto senso di responsabilità dimostrato dalle aziende in questo anno, il loro rispetto delle istruzioni delle autorità e gli investimenti, anche ingenti, sostenuti per predisporre le misure di sicurezza necessarie. "Malgrado questo vi sono state chiusure inspiegabili e contraddittorie" lamenta tuttavia la Camera di Commercio.  "È evidente che le misure di gestione della crisi sanitaria vanno decise sulla base di fatti, non di tentativi" prosegue il comunicato, ricordando come da una parte i fatti indicano un calo della curva dei contagi e una disponibilità delle riserve necessarie nelle strutture sanitarie, dall'altra, a suo dire, una chiusura prolungata ha creato, e sta creando, gravissimi danni economici. Questo, precisa il comunicato, non significa non tenere conto delle mutazioni del virus che attualmente preoccupano tutti noi, ma la chiusura ad oltranza non può più essere l’unica strategia. "Proprio per evitare di dover sopportare ulteriori conseguenze negative per i nostri posti di lavoro, per il nostro benessere, e, non in ultima analisi, per le nostre vite, a partire dallo scadere previsto il 1° marzo delle misure di chiusura attualmente in vigore, l’economia deve poter ripartire."
Non si intravvedono valide ragioni, a dire della Camera di Commercio ticinese, per non farlo, soprattutto laddove il rispetto dell misure di protezione è garantito, pur nella ovvia consapevolezza che la tutela della salute di tutti, compresi le lavoratrici e i lavoratori continua a rappresentare un obiettivo primario ed indiscusso. Secondo i rappresentanti dell'economia, le limitazioni attuali, inoltre, tengono "in ostaggio" le giovani generazioni, che non possono "appropriarsi del proprio futuro".

'Le aziende ticinesi sono pronte'

La Camera di commercio, riguardo le cause di contagio, punta piuttosto il dito sugli assembramenti incontrollati e i comportamenti individuali non conformi alle regole, quelli che vengono ritenuti "problematici", mentre si osserva che nel settore lavorativo sono state da tempo introdotte efficaci regole comportamentali atte a evitare i contagi. "Laddove esistono chiare ed efficaci istruzioni, non è pertanto opportuno mantenere divieti di attività". "In un momento in cui non è possibile dare certezze assolute, le aziende ticinesi hanno bisogno perlomeno di una prospettiva" dichiara la Camera di Commercio, chiedendo che la riapertura il 1° marzo delle attività che garantiscono il rispetto delle norme di sicurezza vigenti venga annunciata sin da ora, un sufficiente anticipo che possa permettere alle aziende di organizzarsi al meglio, dato che "l’attività economica necessita di una chiara visione". 

Le aziende ticinesi si dicono in grado, da tempo, di farsi trovare pronte con le opportune misure di protezione aggiornate, dove è il caso e disponibili per avere un ruolo attivo in termini di vaccinazione e di test a tappeto, qualora l’autorità cantonale ritenesse opportuno il loro coinvolgimento come già avviene in parte in altri cantoni. Tuttavia, a un anno di distanza dall'inizio della pandemia, si chiede al Consiglio federale  "una chiara visione per la ripartenza, nella quale l’attività economica non sia relegata in secondo piano, ma sia una componente essenziale, parallelamente alle puntuali valutazioni sanitarie, anche per le implicazioni sociali delle unità lavorative". Ulteriori chiusure non suffragate da fatti chiari non sono, per le aziende ticinesi, né accettabili né sostenibili.
"Attenzione a voler allungare la strada delle limitazioni, stiamo marciando con scarpe che già evidenziano segni di usura".

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