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Parola al Gran Consiglio (Ti-Press)
Ticino
03.10.2019 - 12:310
Aggiornamento : 14:41

Ex funzionario Dss, richiesta una Commissione d'inchiesta

Secondo i richiedenti, sul caso dell'operatore sociale condannato 'occorre fare la massima chiarezza' ma 'l'Esecutivo non è l'autorità più adatta per indagare'

Istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta (Cpi) sul caso dell'ex funzionario del Dss condannato in primo grado per coazione sessuale. Questa è la richiesta interpartitica inoltrata oggi all'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, per fare luce sul caso dell'ex operatore sociale del cantone. Secondo i richiedenti "proprio perché ad oggi permane il sospetto che alti funzionari abbiano coperto un dipendente sottoposto, il quale ha commesso gravi reati contro l’integrità sessuale, occorre fare la massima chiarezza sulla questione. Una simile situazione deve essere approfondita e confermata o smentita da un'autorità terza".

Durante il processo, il giudice Marco Villa si era scusato a nome dello Stato con le tre ragazze che denunciarono gli abusi e puntò il dito anche contro Ivan Pau Lessi, che nei primi anni 2000 era il diretto superiore dell'imputato. Pur senza fare nomi, il giudice disse in sostanza che due delle ragazze si rivolsero a lui per segnalare gli abusi e la vicenda sarebbe dovuta emergere ben prima del processo.

"Già dalla presa di posizione evasiva del Governo nell'Aula del Gran Consiglio dello scorso 19 febbraio si iniziava a intuire che l'Esecutivo non è l'autorità più adatta per indagare e trarre le dovute conclusioni con la necessaria autonomia di giudizio" sostengono Fiorenzo Dadò (PPD),  Boris Bignasca (Lega), Marco Bertoli (PLR), Tamara Merlo (Più Donne), Lara Filippini (UDC), Claudia Crivelli Barella (Verdi), Matteo Pronzini, (Mps-Pop-Indipendenti), firmatari della richiesta. 

Stando alla richiesta, la Commissione dovrà avere il seguente mandato:

 1.    Verifica delle responsabilità politiche e operative dell’allora Consiglio di Stato, dei funzionari dirigenti e dei servizi competenti coinvolti a vario titolo nella gestione del settore della politica giovanile;

2.     Verifica di azioni o omissioni non conformi alle prescrizioni legali, alla prassi o alle direttive interne;

3.     Valutazione delle misure allora adottate e quelle eventualmente da adottare per evitare il ripetersi di casi simili

 

 

 

 

 

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