ex-funzionario-dss-nero-su-bianco-i-motivi-della-condanna
ULTIME NOTIZIE Cantone
Ticino
1 ora

Covid e vacanze all’estero? ‘Paese che vai... regole che trovi’

Capire quali sono le norme all’estero non è sempre facile, e il sito della Confederazione non aiuta. Hotelplan: ‘i disagi con i voli problema del momento’
Locarnese
2 ore

Intragna, nullaosta al progetto forestale Corona dei Pinci

Il Patriziato centovallino autorizza gli interventi selvicolturali sui monti di Losone progettati dal confinante Patriziato. Ok al consuntivo
Locarnese
3 ore

Scontro fra auto e moto a Maggia: due 19enni gravemente feriti

Uno di loro rischia la vita. Per consentire i rilievi del caso la strada cantonale rimarrà chiusa almeno fino alle 18.
Bellinzonese
4 ore

Si introduce nelle scuole Semine e ruba due computer

È successo durante la notte. Il ladro ha forzato una delle entrate.
gallery
Ticino
8 ore

Verdetto storico e inappellabile: da Ppd a Il Centro

Il Congresso cantonale del partito ha appena deciso - a stragrande maggioranza - il cambiamento del nome
Locarnese
11 ore

Contone, contributi di canalizzazione attempati e indigesti

Malumore tra i cittadini della sezione gambarognese per la ‘pillola‘ (provvisoria). Presentato reclamo al Municipio, lunedì l’incontro per gli interessati
Ticino
15 ore

Speziali (Plr): ‘Noi un partito responsabile, non utili idioti’

Il presidente liberale radicale a pochi giorni dal finale thriller sulle imposte di circolazione, spiega il momento del suo partito e la sua prospettiva
Ticino
1 gior

TiSin, sindacati soddisfatti per la sanzione dell’Ispettorato

Daniel (Ocst): ‘Quel contratto era uno scheletro al quale hanno tolto una costola’. Gargantini (Unia): ‘Aldi e BIgnasca ci spieghino questa pagliacciata’
07.05.2019 - 06:10

Ex funzionario Dss, nero su bianco i motivi della condanna

Il Tribunale penale cantonale ha intimato la scorsa settimana alle parti la sentenza. Si attendono anche i prossimi passi del governo: atti parlamentari pendenti

di Chiara Scapozza e Andrea Manna

Ora sono anche nero su bianco le motivazioni del verdetto di condanna pronunciato a Lugano il 29 gennaio dal giudice Marco Villa, presidente della Corte delle assise criminali, nei confronti del 59enne ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità riconosciuto colpevole di coazione sessuale. La sentenza, oltre cento pagine, è stata intimata dal Tribunale penale cantonale la settimana scorsa alle parti. Ovvero all’imputato, alla procuratrice pubblica Chiara Borelli, titolare dell’inchiesta sfociata nel processo e alle vittime costituitesi accusatrici private: tre giovani donne, di cui una all’epoca dei fatti, una quindicina di anni fa, era appena maggiorenne. Due l’allora operatore del Dss, che per conto dello Stato si occupava di politiche giovanili, le aveva conosciute nell’ambito dei lavori di una piattaforma, aperta ai giovani, della quale era coordinatore/segretario. La terza vittima era invece stagista nello stesso ufficio del Dipartimento alle cui dipendenze era l’imputato. La pp Borelli lo aveva rinviato a giudizio per violenza carnale e coazione sessuale e chiesto, al termine della requisitoria, quattro anni da espiare. La Corte ha riconosciuto la coazione, ma non la violenza, infliggendo all’uomo una pena pecuniaria di 120 aliquote, ciascuna da 60 franchi, posta al beneficio della condizionale.

Dopo la lettura del verdetto di primo grado hanno annunciato appello non solo il 59enne che, difeso dall’avvocato Niccolò Giovanettina, respinge le accuse, ma anche la pp Borelli e due delle tre accusatrici private patrocinate dall’avvocato Carlo Borradori. Un passo per riservarsi il diritto di ricorrere, una volta lette le motivazioni scritte, alla Corte di appello e revisione penale. «Per quel che concerne le mie assistite, esamineremo nel dettaglio la sentenza e poi decideremo come procedere ulteriormente», afferma Borradori, da noi interpellato. Ma il caso del 59enne, licenziato dal governo alcuni giorni prima dell’apertura del processo, ha innescato anche atti parlamentari, inoltrati alla luce di quanto dichiarato in aula dal giudice Villa durante la lettura del dispositivo: nel 2005 una delle vittime “aveva chiesto aiuto a un alto funzionario, il quale non ha preso provvedimenti affinché l’imputato non potesse più ripetere certi comportamenti”. Alle due interpellanze – di Fiorenzo Dadò e Maurizio Agustoni (Ppd) la prima, di Dadò e Boris Bignasca (Lega) la seconda – che chiedevano di esplicitare le responsabilità, il governo in febbraio davanti al Gran Consiglio, per voce dell’allora presidente Claudio Zali, aveva rimandato le considerazioni di dettaglio a quando sarebbero stati noti motivazioni della sentenza e risultati dell’inchiesta amministrativa. In dirittura d’arrivo invece le risposte alle deputate Ps Gina La Mantia e Tatiana Lurati. Nella loro interrogazione affrontano il tema in modo più generico, sollecitando fra l’altro una campagna di sensibilizzazione ad hoc.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved