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07.06.2022 - 17:02
Aggiornamento: 18:26

Alpe di Caviano, dopo la ristrutturazione spazio ai turisti

Quarto tassello per l’albergo diffuso del Monte Generoso. Domani inizia il cantiere che porterà ulteriori venti posti letto alla regione

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Ti-Press/Pablo Gianinazzi
L’Alpe di Caviano come si presenta oggi
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E fanno quattro. Quattro strutture che danno vita al progetto dell’albergo diffuso del Monte Generoso, nato dalla volontà di creare un modello di promozione sinergica delle strutture ricettive presenti su un territorio che si estende dal Signignola al Bisbino. Dopo la riapertura, l’anno scorso, della Manciana e dell’Ostello di Scudellate e l’avvio dei lavori della Foresteria (attesa per il prossimo aprile), domani inizia il cantiere che porterà alla ristrutturazione dell’Alpe di Caviano. L’impresa di costruzione ha già posizionato le ‘baracche’ da cantiere; domani un elicottero porterà la gru a 970 metri. Dalla fine dell’anno prossimo – i lavori dovrebbero terminare in autunno, l’investimento dovrebbe aggirarsi sul milione e mezzo di franchi – i turisti che frequentano il Monte Generoso avranno a disposizione una ventina di posti letto in più (una camera al pianterreno sarà per i disabili) per vivere la loro esperienza nel territorio.

I primi lavori nel 2013

Terreni e struttura appartengono al Patriziato di Castel San Pietro. Anni fa la struttura esistente in sassi intonacati è stata trasformata grazie al generoso e volontario contributo dei patrizi, che hanno dedicato molte ore di lavoro alla sistemazione della vecchia stalla. Terminata la prima ristrutturazione nel 2013, il rifugio, che attualmente è chiuso, è stato gestito dai patrizi per alcuni anni e l’immobile, che era stato originariamente costruito per svolgere attività agricole, è ora pronto a essere ulteriormente interamente trasformato, anche per quanto concerne l’edificio attiguo che un tempo era un fienile. Il Patriziato ha così iniziato a chinarsi sulla ristrutturazione del corpo principale della struttura, dettato anche dalla necessità di rifare il tetto a breve-medio termine. «Nel 2017 la direttrice dell’Otr Nadia Fontana-Lupi mi ha contattato per sottoporre al Patriziato una proposta tesa a rivitalizzare la ricettività turistica nel grande comprensorio del Monte Generoso – ha ricordato il presidente del Patriziato Dario Frigerio –. Dopo aver approvato il principio di compartecipare alla realizzazione del progetto di albergo diffuso, ufficio patriziale e assemblea hanno lavorato fianco a fianco con Nadia, Oscar Piffaretti e Caudio Zanini, che seguivano i progetti di Scudellate, e con l’Ufficio per lo sviluppo economico del Cantone». Quello che è seguito, ha aggiunto Frigerio, è stato «un iter non facile: il Patriziato ha dovuto seguire e rispettare le direttive a carico degli Enti pubblici, senza dimenticare l’operato di volontariato dell’Ufficio patriziale, ma l’esperienza vissuta in occasione delle varie presentazioni è stata gratificante e istruttiva».

La variante anticipata

Il passo fondamentale che permette l’avvio dei lavori è stato la modifica pianificatoria – concessa nel corso dell’anno scorso – anticipata rispetto alla revisione del Puc del Monte Generoso. Una variante che ha comportato un cambiamento di destinazione d’uso che ha portato l’Alpe di Caviano da zona edificabile agrituristica a zona turistica. Come spiegato nell’incarto allora pubblicato, gli interventi ammessi sono quelli della "ristrutturazione degli edifici che formavano il complesso aziendale dell’Alpe secondo i principi della conservazione e del restauro". Nella relazione tecnica del progetto, lo stesso Patriziato ha espresso il desiderio di "non denaturare l’immagine attuale dell’Alpe Caviano con la volontà di un intervento rispettoso e conservativo dell’esistente". «Si è capito subito che si trattava di un progetto nel quale si credeva molto e nel quale il Patriziato avrebbe investito molte risorse – ha commentato Alessia Ponti, sindaco di Castel San Pietro –. Per questo anche il Comune ha deciso di contribuire all’investimento (con 300mila franchi) essendo un progetto a favore di una regione che non è più un dormitorio ma che è sempre più valorizzata e apprezzata». Quello dell’albergo diffuso, del resto, «è un progetto talmente innovativo da essere unico e irripetibile nel suo genere, grazie a degli attori diversi che vogliono essere parte attiva della storia», è stato il commento di Nadia Fontana-Lupi.

Prolungare l’esperienza Mendrisiotto

Per permettere ai turisti di prolungare il loro soggiorno nel Mendrisiotto, che oggi dura mediamente 3-4 giorni, oltre al potenziamento dei posti letto, «stiamo preparando una piattaforma con contenuti relativi alla regione e le esperienze che si possono vivere», ha fatto sapere Claudio Zanini, presidente della Società di gestione Albergo diffuso Sa. «Quello che non ci manca è l’energia che ci ha permesso di coinvolgere proprietari di stabili e progetti differenti sotto un’unica visione». Il gruppo, come visto oggi composto da quattro, è destinato ad allargarsi. «Siamo aperti alla discussione, infatti ci sono alcune strutture con le quali stiamo già dialogando – ha confermato Zanini –. Il target dell’albergo diffuso comprende tre zone: la Valle di Muggio, il Monte Generoso e la Valmara. Puntiamo ad avere 10-15 strutture sistemate per poter finalmente dare ai turisti non solo un punto di passaggio, ma un posto dove poter rimanere e poter visitare una regione molto naturale». L’Ufficio per lo sviluppo economico ha seguito il progetto dell’albergo diffuso da subito. «Il Caviano è un ulteriore importante tassello per l’offerta turistica e l’ospitalità nella regione», ha commentato la responsabile Barbara Conrad.

‘La sfida della modernità’

La ristrutturazione al Caviano ha riscosso il favore anche di Fausto Fornera, responsabile dell’Ispettorato dei patriziati per la Sezione enti locali del Cantone che, direttamente in conferenza stampa, ha annunciato un raddoppio del contributo garantito dal Comune. «In Ticino ci sono molti Patriziati e quello presentato avrebbe potuto essere un progetto come un altro – ha affermato Fornera –. Ma qui c’è qualcosa in più: quello di Castel San Pietro è un Patriziato che, con entusiasmo e competenza, sta raccogliendo la sfida della modernità. Ne è prova il cambiamento di destinazione a Piano regolatore: siamo in una struttura nata e creata per essere a carattere agricolo, ma il Patriziato ha saputo modificare la propria attività con spirito di iniziativa».

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