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Non restano che gli spiccioli (Ti-Press)
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laR
 
18.02.2021 - 06:00
Aggiornamento: 11:23

Chiasso, non c’è frontiera per la tempesta socioeconomica

Radiografia della nuova povertà, condizionata dalla pandemia, nella cittadina di confine e a specchio nel Mendrisiotto: dalle nuove generazioni alle famiglie

Non c'è frontiera che contenga i venti di una crisi pandemica, figuriamoci oggi quelli di una tempesta sempre più sociale ed economica. L'avamposto Chiasso lo sa bene, da sempre abituato a confrontarsi, quasi in osmosi, con la vicina Italia. E se Como soffre, soffre così anche la dirimpettaia cittadina elvetica di confine. «Abbiamo sempre avuto una stratificazione sociale sotto questo punto di vista abbastanza, mi passi il termine, debole – non nasconde la precaria situazione la vicesindaco e capodicastero Socialità, Roberta Pantani –. E in questo anno di pandemia determinate situazioni si sono aggravate dal punto di vista economico. Abbiamo indipendenti che non possono attingere agli aiuti, rispettivamente ci sono comunque imprese che hanno aperto dopo il primo marzo, magari sperando in una ripresa, per poi invece ritrovarsi ai piedi della scala e un personale, a sua volta, che non può beneficiare del lavoro ridotto con le relative conseguenze. È una situazione 'strana' in quanto vi è un abbassamento del livello economico in modo generale. Pensiamo solo a come si è svuotata la città a causa del telelavoro. Teniamo presente che in tempi 'normali' offriamo qualcosa come 8'000 posti di lavoro». 

Regna, dunque, preoccupazione nel Mendrisiotto: «Siamo testimoni – rimarca la vicesindaco – di un abbassamento del tenore di vita di ciascuno di noi indipendentemente dal fatto di avere un lavoro o meno, di avere un'attività o un'altra. Ognuno dunque spende meno. Come già avevamo stimato non è stato il 2020 a confermare questa frenata, ma l'onda lunga si sentirà soprattutto nel 2021 e a questo punto temo anche nel 2022. L'ente pubblico sta mettendo in campo tutti gli aiuti possibili nel cercare di sostenere coloro con sono in difficoltà, le categorie più fragili. Il problema sta nel fatto che questa delicata situazione la ritroveremo negli anni a venire, con ripercussioni serie sulle casse comunali e pubbliche. Perché se questi aiuti vanno messi a disposizione attraverso l'erogazione di finanziamenti, sono soldi che alla fine mancheranno. Perché, è chiaro, se si abbassa il livello economico di tutti, cittadini e imprese finiranno per pagare meno imposte. È veramente una situazione allarmante».

Basterebbe guardare alle domande di assistenza, assegni familiari e integrativi, assegni prima infanzia, quelli cioè che vanno a incidere sul cosiddetto minimo vitale. «In realtà se guardiamo a una retrospettiva – ci risponde Andrea Bianchi, responsabile dell'Ufficio servizi sociali di Chiasso – si registra una diminuzione: erano 409 le domande nel 2018, 386 nel 2019, 346 nel 2020 e in questo primo mese e mezzo 59. Un dato che potrebbe sorprendere? Direi piuttosto che mi aspetto sicuramente mesi particolarmente complicati. Lo abbiamo visto anche con i tassi di disoccupazione scesi negli ultimi anni e che, negli ultimi mesi, stanno letteralmente esplodendo. Nel primo lockdown, infatti, sono state attivate tutte quelle misure necessarie per le aziende. Oggi, invece, questa perdurante incertezza sta complicando maggiormente la ripresa e molte aziende rischiano di ritrovarsi in seria difficoltà. Con la nuova iniziativa ponte Covid, immaginata soprattutto per gli indipendenti, ci attendiamo fra le 250 e le 300 richieste, pensiamo a quanti soprattutto legati alla gastronomia. A metà-fine marzo ci sarà comunque tutto più chiaro».

Preoccupano le nuove generazioni

A preoccupare sono anche le nuove generazioni: «I ragazzi, pur ancora fuori dal mondo del lavoro, vivono la mancanza di socializzazione, la frequenza di una scuola a distanza, elementi che li privano di una parte della loro vita fondamentale. Ciò crea mancanza di prospettive, di certezze, soprattutto per quelle fasce di popolazione che per diritto loro dovrebbero essere spensierate – continua nella sua radiografia del tessuto sociale Roberta Pantani –. Non sono, quindi, particolarmente positiva, alla luce poi delle varianti che ci portano nuova insicurezza. Un punto fermo però c'è: abbiamo messo al sicuro gli over 80. Ora tocca a tutto il resto, e non solo dal profilo sanitario. Perché la gente adesso come adesso non ne può più. Pensiamo alla situazione di domenica a Como, dove vie e piazze erano affollatissime di persone. È vero che, forse, siamo a 10 metri dal traguardo ma non regna purtroppo ottimismo». 

Elisa Volonterio, ideatrice e coordinatrice dell'Associazione Frequenze, ci conferma il trend negativo. Venticinque utenti, di cui più della metà fra i 25 e i 35 anni, l'ufficio, nel cuore di Chiasso, ha l'obiettivo di riqualificare il territorio, attivarlo economicamente, proporre nuovi prodotti culturali e permettere a persone in assistenza, grazie all'innovazione sociale, il reinserimento professionale: «Per chi vive una difficoltà, soprattutto economica, anche il divieto di andare a fare la spesa in Italia, così da poter risparmiare, può senz'altro pesare sulla situazione già precaria che non può che peggiorare – evidenzia i piccoli gesti di quotidianità –. Le cifre della nuova povertà si ripercuoteranno sicuramente a fine pandemia. La prospettiva è quella che avremo moltissime persone in assistenza e molte di più con problemi chiamiamoli sociali. Questa lunga e sofferta chiusura sta portando le persone che sono in assistenza ad avere dei grossi scompensi psicologici. Senza contare che il numero di chi si ritroverà senza lavoro è in aumento. Mi aspetto presto un'impennata. L'incertezza si ripercuote anche sui giovani che, seguendo la scuola da casa, hanno deciso di mollare, ritrovandosi senza stimoli. Nelle persone che vivono già una situazione di fragilità la pigrizia trova terreno fertile! La questione dei rapporti umani del resto per i ragazzi è fondamentale. Sono già una generazione che vive davanti a un telefono... quando la nostra si recava a scuola, sperimentava i primi amori, allacciava amicizie... Non poter vivere questa esperienza è senz'altro una sofferenza, fa sì che si cada con più facilità in una debolezza forte. E chiusi in questa cittadina di confine, rispetto magari a Lugano, può essere ancora più difficile. Qui Chiasso-Ponte Chiasso-Como hanno sempre avuto un'unica vita, ciò che oggi, per i giovani, viene meno, soprattutto sotto l'aspetto sociale. Bisognerà vedere... dobbiamo prepararci per parare il colpo fra un anno, un anno e mezzo». 

216 bisognosi in più a settimana

Una 'pressione' che vive quotidianamente anche Tavolino Magico. Di regola l’associazione raccoglie, a livello ticinese, 650 tonnellate di cibo l’anno tramite una rete di 14 centri di distribuzione gestiti da 300 volontari. «Nel 2020 i bisognosi con la tessera di Tavolino Magico sono cresciuti – ci fa sapere Simonetta Caratti –, aiutiamo 216 persone in più ogni settimana. Erano 1'800 nel 2019, sono salite a 2'016 nel 2020. I nostri beneficiari ci vengono indirizzati soprattutto dai servizi sociali. Nel Mendrisiotto abbiamo due centri di distribuzione, uno a Mendrisio che distribuisce ogni settimana 600 chili di merce a 130 persone (45 tessere) e un secondo a Chiasso che distribuisce ogni settimana, attraverso 70 tessere, una tonnellata di cibo a 235 persone. Al centro di distribuzione di Chiasso, sono aumentate le famiglie, attualmente sono nove, ma anche i single, tanto che l’età media spazia dai 30 ai 50 anni. Purtroppo vediamo anche giovani». 

Quali le criticità? «Direi che sono dettate perlopiù da motivi economici – risponde ai nostri interrogativi la portavoce –, molte persone si imbarazzano a chiedere aiuto, se potessero evitare lo farebbero ma la loro condizione economica li porta da noi, dove ricevono una spesa grossa con cibo fresco (frutta, verdura, carne, yogurt, formaggio...), prodotti di regola costosi. Con i soldi risparmiati possono pagare le bollette. C’è chi si risolleva e chi resta più tempo». 

Utenti più che raddoppiati

Utenti che anche secondo don Marco Notari, vicario della Parrocchia di Balerna e responsabile dell'Ape del cuore nel Mendrisiotto, «dall'anno scorso se non triplicati, tranquillamente possiamo dire che sono raddoppiati. Di sicuro sono aumentate le famiglie, tanto che abbiamo dovuto cambiare il sistema di raccolta dei generi alimentari e casalinghi, raggiungendo a livello cantonale anziché una famiglia per volta ogni sera, 2-3 nuclei arrivando a una ventina in una settimana. Un aumento avvertito anche nel Mendrisiotto, tanto che spesso dobbiamo attingere a donazioni in denaro per integrare quanto raccolto in prodotti. Recentemente fra i destinatari abbiamo registrato anche studenti universitari, che, causa la crisi pandemica, non si possono sostenere con saltuari lavoretti. Abbiamo dovuto aiutare anche degli indipendenti, falegnami, idraulici, tuttofare, che hanno visto i loro guadagni diminuire drasticamente, come ristoratori di paese. Le porto un esempio sintomatico, quello di una signora di Chiasso, settantenne, proprietaria di un negozio di vestiti per anziani e che, non rientrando nei casi di rigore, non riceve sussidi. Costretta comunque a pagare l'affitto, rischia di chiudere. Non ha bisogno del nostro aiuto diretto, ma il suo è un servizio reale per la gente che non merita di scomparire». 

Una nuova povertà, dunque, che intacca tutto il tessuto sociale, fortunatamente non però la solidarietà: «Nella risposta a una domanda di aiuto non registriamo infatti alcuna contrazione – sottolinea il parroco, impegnato nelle prossime settimane nella raccolta quaresimale nelle piazze momò, da Ligornetto a Castel San Pietro, da Mendrisio a Riva San Vitale, a Morbio Inferiore –, a Balerna l'ape è spesso piena fino all'orlo. La solidarietà non viene mai meno. Anzi, anche nel marzo 2020, in pieno lockdown, mi ero chiesto se non fermarmi, invece poi si è deciso di continuare e l'ape l'abbiamo sempre raccolta piena. Questo prezioso aspetto della solidarietà si è dunque rafforzato. Una richiesta che va ad ogni modo sempre sollecitata, perché magari non ci si pensa. Notavo a Balerna come, grazie alla scatola messa a disposizione in negozio dai gerenti della Cooperativa, la raccolta abbia trovato anche un'altra importante forma di realizzazione».

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