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I nuovi precari della pandemia bussano alle porte degli enti benefici (Ti-Press)
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laR
 
02.01.2021 - 06:00
Aggiornamento: 10:38

Anche chi ha un lavoro fatica a pagare bollette e cibo

Chi è al fronte, tra Caritas, Croce Rossa, fra Martino e altri enti, ci raccontano un Ticino che tira la cinghia, anche tra chi ha o aveva un salario

Un’ondata di precarietà sta ‘travolgendo’ chi è al fronte come Caritas, Soccorso d’inverno, Croce Rossa, Casa Astra, Tavolino magico, le mense sociali di Fra Martino e altri ancora. Ci raccontano un Ticino sofferente a rischio indebitamento. Quasi tutti hanno raddoppiato, se non triplicato, gli aiuti. La nuova precarietà legata alla pandemia, che sfugge forse ai radar dell’autorità, è fatta di tanti piccoli indipendenti, di lavoratori su chiamata che per la chiusura dell'attività o per il lavoro ridotto non riescono più a pagare affitto, cassa malati e nemmeno fare la spesa. Raddoppiato il lavoro anche per le ‘Api’ del Cuore che distribuiscono cibo. A chiamarle per una spesa gratuita molte famiglie del luganese, tanti indipendenti che erano autosufficienti ma sono stati messi in ginocchio dalle misure per arginare la pandemia. Questo malgrado gli aiuti dello Stato.  

 

Caritas, raddoppiate le domande di aiuto

Caritas sta vivendo un’impennata di richieste, a dicembre sono raddoppiate le domande di aiuto: “Tra fine ottobre e fine novembre abbiamo erogato 20mila franchi, a dicembre il doppio, siamo arrivati a 40mila. Durante la pandemia abbiamo aiutato quasi 900 persone. Diamo aiuti sussidiari immediati, come buoni della spesa, a chi è più in difficoltà, a chi è già in assistenza o nuovi precari, i casi sono tanti. Facciamo una piccola verifica ed eroghiamo somme calibrate alla situazione. Alcuni sono in difficoltà per i ritardi dell’autorità ad erogare gli aiuti, altri sono talmente provati psicologicamente dalla pandemia che faticano a gestire anche questioni amministrative», ci spiega Dante Balbo, responsabile del servizio sociale di Caritas, che riceve aiuti dalla Catena della Solidarietà. Il 2020 è stato un anno record con oltre 100mila franchi di aiuti, quando in tempi normali sono 12mila. I casi sono tanti e variegati. “Vediamo famiglie di 6 persone che devono vivere con tremila franchi al mese perché la pandemia ha azzerato il salario di un coniuge. Mi ha commosso una signora che è venuta in lacrime nei nostri uffici a ringraziare per la somma ricevuta, sembrava avesse ricevuto la luna”. Nuove precarietà determinate dalla pandemia che si spera il mercato riesca pian piano a riassorbire. “Non credo che l’economia ticinese collasserà, perché tanti datori di lavoro cercano di sostenere i loro dipendenti ma la situazione resta davvero molto critica e difficile”, conclude.

Don Marco, indipendenti ora precari

Anche l’associazione un cuore a Tre ruote, sorta all’oratorio di Lugano da don Emanuele Di Marco, che ha contagiato altri luoghi del Ticino, sta vivendo un’accelerazione. “Il bisogno si sente più ora che ad aprile, vediamo situazioni di precarietà che purtroppo stanno mettendo radici. In questa seconda ondata abbiamo quasi raddoppiato gli aiuti. Solo a dicembre abbiamo raccolto e distribuito cibo per un valore di circa 40mila franchi. Sosteniamo circa 900 persone in Ticino. Nel Mendrisiotto ci chiamano soprattutto piccoli lavoratori indipendenti rimasti senza liquidità, una parte sana del mercato in temporanea precarietà, ne soccorriamo oltre un centinaio con aiuti puntuali. Nel Luganese purtroppo una certa precarietà sembra stabilizzarsi, soccorriamo due volte al mese oltre 500 famiglie, ma anche studenti universitari stranieri rimasti senza l’entrata di lavoretti saltuari; nel Locarnese un altro centinaio”, riassume don Marco Notari.

Il vicario della parrocchia di Balerna spiega che l’associazione fa da ponte tra chi dona e chi è nel bisogno. “Siamo fattorini della provvidenza. Grazie alla generosità di aziende, fondazioni, associazioni e privati, oltre al cibo, abbiamo distribuito anche 240 regali per bambini e ragazzi, 100 litri di disinfettante, centinaia di scatole di mascherine, buoni della spesa, scatole regalo solidali”. Le quattro Api di regola posteggiate nelle piazze davanti alle chiese, vengono riempite con borse della spesa da chi passa, il cibo viene poi portato a famiglie bisognose (www.uncuoreatreruote.ch). Un baule pieno vale circa 800 franchi. Un sistema snello, che raggiunge chi è in emergenza, in collaborazione anche con servizi sociali e i volontari della conferenza di San Vincenzo. Il sogno per il 2021 è poter acquistare una nuova Ape, magari per il Bellinzonese, per ora scoperto. “Potremo realizzarlo se troviamo uno sponsor per l’acquisto”.

Tavolino magico gira a pieno ritmo

Tavolino Magico, che aiuta ogni settimana oltre 1’800 persone nella Svizzera italiana con una spesa, malgrado la pandemia continua la distribuzione di cibo, nei suoi 14 centri di distribuzione rispettando le norme anti-Covid decise dalle autorità. “La spesa che i nostri beneficiari possono fare ogni settimana è un grande aiuto per molte famiglie soprattutto in un momento dove il precariato aumenta. Ciascuno riceve cibo fresco e costoso come carne, frutta e verdura, formaggi. Stiamo facendo di tutto per restare aperti in sicurezza tutelando volontari e beneficiari. Nella Svizzera italiana di regola distribuiamo 600 tonnellate di cibo l’anno”, dice Mina Dello Buono, responsabile nazionale della comunicazione di Tavolino Magico (www.tavolinomagico.ch).

Triplicate le richieste a Soccorso d’inverno

Anno record per Soccorso d'inverno (da luglio 2019 a giugno 2020) con 1'031 richieste (691 tra marzo e giugno), ben 3 volte il numero medio annuo, e la conseguente elargizione di oltre 850mila franchi di sostegni (495'000.00 tra marzo e giugno), soprattutto, ma non solo, a lavoratori indipendenti, che hanno dovuto sospendere l’attività e si sono trovati all’improvviso senza reddito. Questi sostegni sono stati possibili grazie alla Fondazione Roger Federer, alla Catena della solidarietà, a generose fondazioni, aziende, banche, associazioni e alla Centrale. 

Fra Martino, molto dura per molte famiglie 

Nel 2020 sono aumentate massicciamente le richieste di aiuto anche per fra Martino Dotta: “Abbiamo erogato, tramite la Fondazione Francesco, aiuti per 400mila franchi, almeno il 75% in favore di persone messe in ginocchio dalla pandemia: sia pasti serviti (anche gratuitamente) nelle due strutture sociali del Centro alle mense sociali di Bethlehem di Lugano (Resega) e a Casa Martini a Locarno, sia buoni per la spesa, sia pagando fatture. C’è stata molta solidarietà ed è un bel segnale. Tuttavia questa emergenza ha messo in luce un tessuto sociale, di per sé già molto fragile. Temo conseguenze pesanti su parecchie famiglie”, precisa il frate. Hanno bussato alla sua porta indipendenti che hanno dovuto sospendere l'attività e si sono ritrovati con fatture scoperte nell’attesa degli aiuti statali. Anche numerosi lavoratori (ad esempio quelli su chiamata) che col lavoro ridotto non sono riusciti a mantenersi. “Come dico da tempo, è necessario che lo Stato pensi a creare una rete sociale più solida e sostenibile. Vedo presentarsi diverse persone che non riescono a pagare le fatture ordinarie o ad esempio il funerale del loro caro. A causa delle sempre più numerose richieste ci siamo dovuti porre un limite di 2500 franchi a caso, un aiuto che dovrebbe essere risolutivo, per poter sostenere il maggior numero possibile di persone in difficoltà. Ma purtroppo alcuni si ripresentano alla nostra porta”. 

A Casa Astra è tutto esaurito

Casa Astra è al completo, una ventina gli ospiti, quasi tutti svizzeri, tra loro anche due mamme con figli e qualche giovane. “Le camere sono occupate, abbiamo dovuto dire no a qualche richiesta. Quest’anno abbiamo ospitato tanti giovani e persone che a causa della pandemia, si sono ritrovate senza lavoro e senza soldi”, ci spiega Donato Di Blasi, fondatore e responsabile dell’unico centro di prima accoglienza in Ticino, gestito dal Movimento dei senza voce. Aperta nel 2004 a Ligornetto (12 posti letto), Casa Astra ha traslocato qualche anno fa all’ex Osteria del Ponte a Mendrisio (23 posti letto). La struttura offre ospitalità a chi ha bisogno: un posto dove dormire, mangiare, lavarsi, un aiuto a riprendere il proprio percorso di vita. La porta è aperta 24 ore su 24. Transitano un centinaio di ospiti l’anno. “Qui si vive insieme come una famiglia e per fortuna non abbiamo avuto nessun caso di coronavirus, siamo attrezzati. Tenere tutta questa distanza non è l’ideale quando si aiutano persone, ma si fa quello che si può”, spiega Di Blasi. La pandemia si sente eccome. “I giovani vivono male tutte queste restrizioni, accumulano tensioni che sfociano in risse collettive come riporta la cronaca”. Infine il sogno nel cassetto per il 2021: “Un educatore in più a tempo pieno per seguire chi vive qui”.

Croce Rossa aiuta famiglie e indipendenti

Un 2020 molto impegnativo anche per Croce Rossa Ticino impegnata nelle due  ondate, con sostegni alle famiglie in difficoltà, grazie anche ai fondi della Catena della Solidarietà. “Le persone che bussano alla nostra porta - ci spiega Laura Criseo Ascolese della comunicazione - sono anziani, famiglie monoparentali e tradizionali, persone con un reddito che non gli permette di arrivare a fine mese (ad esempio indipendenti che hanno subito un rallentamento, chi col lavoro ridotto si ritrova in difficoltà coi pagamenti)”. L'aiuto consiste in buoni spesa, pagamento di fatture di prima necessità urgenti. In aiuto alle famiglie è partita anche l’iniziativa, a livello nazionale, di Croce Rossa Svizzera, SRG SSR, La Posta, Coop “2 volte natale”. Fino all’11 gennaio 2021 è possibile portare dei pacchi con generi alimentari di prima necessità e articoli di igiene personale alla posta.  La merce verrà ridistribuita, in modo mirato, alle famiglie precarie della regione (www.2xnatale.ch). 

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