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Mendrisiotto
17.11.2018 - 06:050

Quegli inerti a Valera sono di troppo: 'Vanno rimossi'

Il Cantone conferma l'ordine di sgombero della Città di Mendrisio e boccia il ricorso dei proprietari del terreno. In esubero oltre 10mila metri cubi

Quei 10mila metri cubi e oltre di materiale da scavo devono essere rimossi entro il prossimo febbraio. Il Municipio di Mendrisio aveva ragione nel chiedere non solo di smantellare una delle aree dell’ex Petrimex – i vecchi depositi di carburante –, in territorio di Rancate, ma pure di fermare l’attività di lavorazione, vietando quindi qualsiasi altro accumulo di scarti da cantiere, anche in via provvisoria. Il Consiglio di Stato (CdS) non ha avuto dubbi: l’esecutivo della Città ha “agito correttamente”; e i titolari, gli eredi di uno dei due maggiori proprietari del comparto, sono chiamati a rispettare i patti, ai quali sono venuti meno. Nella travagliata vicenda di Valera, lì fra Ligornetto, Genestrerio e Rancate, si aggiunge un nuovo capitolo, che in questo caso non dà ragione al privato. Tela di fondo il batti e ribatti proprio tra ente pubblico e proprietari, antagonisti nel ridisegnare il destino (anche pianificatorio) della zona e dei suoi 190mila metri quadri di territorio nel ‘cuore’ del Distretto. Ma se sulle linee direttive che restituiranno i contenuti del comparto si attende ancora di scrivere – con tutta probabilità a breve – una parola definitiva, su questo contenzioso si è messo un punto certo. Gli eredi, è chiaro, avranno ancora la possibilità di appellarsi, tempo un mese, al Tribunale cantonale amministrativo. In caso contrario, nell’arco dei successivi 60 giorni dovranno rimediare.

Di tempo, come fa notare il governo nella sua decisione recapitata nei giorni scorsi, i proprietari ne hanno avuto, e non poco. Nonostante la convenzione siglata nel maggio del 2014 con l’autorità comunale, non hanno però dato seguito all’accordo. Non nella sua interezza, almeno. Il Comune in effetti, richiama il Cantone, aveva messo in condizione i titolari del terreno di Rancate e di altri due appezzamenti a Ligornetto – l’area ex Petrimex, appunto – di effettuare un “graduale ripristino del fondo”. Di più: aveva fissato “termini sicuramente favorevoli” e tollerato i lavori di frantumazione e vagliatura, per facilitarne il riciclaggio, visto che si tratta di inerti di pregio, adatti anche alla vendita.

Sta di fatto che la questione, che prende le mosse dalla demolizione delle vecchie strutture di stoccaggio della benzina, si è trascinata per anni. Demoliti i depositi e bonificata l’area ormai un decennio fa – così come autorizzato dagli allora Municipi di Ligornetto e Rancate –, sul terreno erano rimasti circa 80mila metri cubi di materiale da scavo. Una montagna di inerti che autorità e proprietari avevano concordato di eliminare entro il dicembre del 2015. Da quella data erano poi seguite due proroghe, prima sino alla fine del 2016 e in seguito fino al giugno del 2017. Ed è a quell’epoca che, durante un sopralluogo, era emerso un esubero di 10’500 metri cubi, poi oggetto del contendere. Per i proprietari, infatti, quel materiale – “pulito” – non era da mettere nelle discariche ticinesi – “già al limite” –, ma semmai da riutilizzare sul posto. Inutile dire che per i ricorrenti l’ente locale non aveva la base legale per agire. Anzi, proprio i ritardi pianificatori hanno impedito, motivano altresì, di riciclare il volume residuo in una nuova edificazione. Per tutta risposta, l’esecutivo ha ricordato al Cantone che non solo l’attività di lavorazione era “di fatto abusiva”, anche l’apporto di materiale, in un quantitativo importante, non era autorizzato. Chiamato a fare da arbitro, il CdS ha concluso che l’ordine staccato da Mendrisio rappresenta una “misura di ripristino della legalità”. D’altro canto, fa osservare nella sua decisione, nei piani di risanamento originari non era contemplata una “sistemazione finale del fondo, che avrebbe dovuto formare l’oggetto di una separata procedura edilizia”. Ebbene, rincara il governo, “da allora – era il maggio 2007 quando si sono ultimati i lavori – non è mai stata inoltrata una domanda”.

L’impegno sottoscritto dai proprietari, del resto, ricorda ancora il Canone, elencandone uno dopo l’altro i sei punti previsti, era chiaro. Non è però andata così, si conclude. Salvo far seguire altre domande di costruzione. Inclusa, di recente, quella relativa a un progetto di sistemazione proprio nell’area dell’ex Petrimex. Intervento avversato dai ‘Cittadini per il territorio’ e Pro Natura.

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