Luganese

Maxitruffa, le difese gettano ombre sulla vittima milionaria

Al processo in corso alle Assise criminali di Lugano, gli avvocati hanno chiesto l’assoluzione per i tre imputati, che rischiano complessivamente oltre 17 anni

Maxitruffa, le difese gettano ombre sulla vittima milionaria
I soldi in questione possono davvero essere considerati bene giuridico da proteggere?
(Ti-Press)
22 ottobre 2026
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Sono parecchio distanti da quelle della pubblica accusa le interpretazioni dei fatti che hanno portato un milionario georgiano a trasferire oltre 50 milioni di franchi da Dubai a, prevalentemente, il Lussemburgo. Con città chiave Lugano, dove non solo vive e operava l’imputato principale ma aveva pure sede la società veicolo utilizzata per gestire il patrimonio. Se per i tre imputati la procuratrice generale sostituta Chiara Borelli ha chiesto pene tra i 3 anni e mezzo e i 7 anni e mezzo, per un totale di oltre 17 anni, gli avvocati difensori hanno invocato alla Corte delle Assise criminali assoluzioni per i propri assistiti o, in via subordinata, importanti sconti di pena.

Gli investimenti? ‘Scellerati, ma veri’

Dei tre uomini alla sbarra, il perno è il 60enne italiano residente a Lugano. Borelli lo ha definito il «dominus», chiedendo una condanna a 7 anni e mezzo e 10 di espulsione dalla Svizzera. «Superficiale, impreparato, narcisista, ma ha effettuato quegli investimenti in buona fede», secondo la sua legale Rosa Cappa. Lui e il 51enne iraniano, ricordiamo, hanno concordato con un milionario georgiano l’ingente trasferimento di denaro dagli Emirati Arabi Uniti al fondo lussemburghese, sulla carta allestito per l’occasione, da investire in operazioni di trading di obbligazioni bancarie ad alto rischio. «Investimenti che sono stati fatti, in maniera scellerata, ma ci sono stati» ha rimarcato l’avvocata, giustificando la sparizione della maggior parte dei soldi. Del totale, solo 10 milioni circa sono stati poi confiscati durante l’inchiesta.

‘Bugie sì, astuto inganno no’

Cappa ha chiesto per il proprio assistito in via principale l’assoluzione, sottolineando soprattutto come a suo giudizio non vi sarebbe stato l’astuto inganno nel trasferimento del capitale e in tal caso cadrebbe anche l’imputazione principale, quella di truffa. «Di bugie ne ha dette tante, ma quelle che fanno l’astuto inganno sono altre. Secondo l’accusa, l’inganno astuto starebbe nel fatto che il 60enne avrebbe fatto credere alla vittima che avrebbe avuto il controllo della società veicolo per gestire i fondi, quando in realtà l’azionista di maggioranza sarebbe sempre rimasto lui (dato che l’intermediario iraniano, persona di fiducia della vittima, non ha mai acquistato la sua quota parte di un terzo, come richiesto dall’amico milionario, ndr). Ma qui ci sono tanti dubbi: dareste un terzo del vostro patrimonio a una persona che avrà anche un bel sito, ma è dipendente di sé stesso, a fronte di fiduciarie in Ticino che hanno un know how internazionale in ambito di gestione patrimoniale? Dubai è una piazza finanziaria più importante di Zurigo, figuriamoci di Lugano. Eppure lui è venuto qui. Inoltre, è davvero poco logico per un investitore voler dividere gli utili del proprio denaro investito con gli altri due soci. E in effetti, lui stesso nella denuncia sporta dice che voleva fare il gestore patrimoniale, non l’investitore...».

Dubbi sull’origine del patrimonio...

A fronte di tutti questi dubbi sollevati, l’avvocata ha ricordato alla Corte che in caso di dubbio, appunto, la giustizia dovrebbe pendere dalla parte dell’imputato. E a proposito di dubbi, la legale ne ha sollevati anche sul milionario vittima della presunta truffa e sull’origine del capitale investito. «Secondo il Tribunale federale, somme provenienti da precedenti truffe non costituiscono oggetto di ulteriori reati patrimoniali, non costituiscono un bene giuridico protetto in Svizzera. Proprio perché c’è questa possibilità, ho chiesto che la provenienza dei soldi venisse accertata (dalla Procura, ndr), ma non è stato fatto. Eppure, i soldi del milionario sono stati bloccati in Lussemburgo per sette mesi per effettuare delle verifiche». La legale ha terminato l’intervento chiedendo in via subordinata all’assoluzione al massimo 24 mesi di pena, con la parte ancora da scontare – poco meno di un anno – sospesa condizionalmente, ribadendo che fra gli imputati è quello che ha intascato meno denaro e ha avuto un sincero pentimento.

... e sull’integrità della vittima stessa

Ombre sul curriculum della vittima le ha gettate anche l’avvocato del 51enne. «Non solo ha reso dichiarazioni in contrasto fra di loro – ha affermato Davide Ceroni –, non solo la fretta con la quale ha effettuato il versamento senza che vi fosse ancora una struttura adeguata è sospetta. Ma c’è anche poca chiarezza sull’origine della sua fortuna. Non voglio annebbiare nessuno (come detto preventivamente dalla pgs durante la requisitoria, ndr), ma mi sembra un po’ sfortunato un milionario che spesso si trova a che fare con casi relativi a falsità in documenti», ha aggiunto il legale elencando alcuni precedenti che lo hanno interessato, tra i quali anche un arresto nel 2024. Ceroni, per contro, ha presentato il proprio cliente come vittima a sua volta delle bugie del 60enne luganese, supportate da numerosa documentazione falsa, come la laurea al Massachusetts Institute of Technology. Non a caso, Ceroni ha definito l’imputato principale il «Leonardo Da Vinci della falsificazione», battendosi per l’assoluzione dell’assistito, a fronte dei 6 anni e mezzo chiesti dalla pgs.

Sentenza settimana prossima

Infine, la posizione del 50enne belga, partner nel Lussemburgo del piano truffaldino degli altri due, secondo Borelli che per lui ha chiesto una condanna a 3 anni e mezzo. Anche per lui è stata chiesta l’assoluzione in via principale e subordinatamente massimo 2 anni di modo da garantire la condizionale. L’avvocato Giovanni Molo ne ha ridimensionato il ruolo, ricordando che non solo non ha mai conosciuto la vittima, ma che nemmeno abbia mai avuto contatti con la maggior parte delle persone elencate nell’atto d’accusa, destinatarie dei milionari bonifici effettuati in particolare dal 60enne. Anche Molo, come già Ceroni, ha poi evidenziato il ruolo centrale, anche da un punto di vista decisionale, del 60enne, sottolineando che non sarebbero dati i presupposti della correità. La sentenza è attesa settimana prossima.

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