Il Municipio di Lugano faccia chiarezza su investimenti, priorità e scelte pianificatorie che hanno segnato lo sviluppo del Nuovo quartiere di Cornaredo

A Lugano continua a fa discutere il futuro del comparto di Cornaredo, “simbolo di una trasformazione urbanistica tanto ambiziosa quanto controversa. Attraverso un’interpellanza dai toni critici e dal titolo evocativo – “Un miliardo di promesse, un milione di metri cubi di cemento” – un fronte trasversale di consiglieri comunali chiede al Municipio di fare chiarezza su investimenti, priorità e scelte pianificatorie che hanno segnato lo sviluppo del Nuovo quartiere di Cornaredo. Nel mirino ci sono lo scollamento tra edificazione privata e infrastrutture pubbliche, le promesse disattese e le incognite sulla mobilità, in un contesto in cui, a fronte di ingenti risorse pubbliche, i risultati tangibili appaiono sempre più oggetto di contestazione politica.
L’atto parlamentare (prima firmataria Sara Beretta Piccoli, Pvl) sottolinea quanto le autorità avevano annunciato oltre vent'anni fa, ossia che il comparto avrebbe dovuto svilupparsi nell'ambito “di un ambizioso programma di riorganizzazione territoriale iniziato nel 2004 con il Piano dei Trasporti del Luganese (Ptl). All’epoca, le autorità annunciarono un investimento dell’ordine di 1 miliardo di franchi svizzeri per il decennio 2004-2014, con l’obiettivo di trasformare la mobilità e l’urbanistica dell’intera regione. L’apertura della galleria Vedeggio-Cassarate nel 2012 doveva essere solo l’inizio. Il miliardo del Ptl avrebbe dovuto finanziare un sistema interconnesso dove la viabilità pubblica, i nodi intermodali (P+R) e la mobilità dolce (piste ciclabili e pedonali) avrebbero dovuto precedere o almeno accompagnare lo sviluppo edificatorio”.
Oggi, prosegue l’interpellanza, “ci troviamo di fronte a una densificazione estrema dove gli unici cambiamenti tangibili e portati a termine sono una serie di complessi edilizi privati, percepiti da gran parte della popolazione come ‘esagerati’ e decontestualizzati. L’esempio più lampante è la torre che sta sorgendo a ridosso della galleria Vedeggio-Cassarate: un colosso di 15 piani e circa 45 metri d’altezza che sembra rispondere più a logiche di profitto speculativo che a una reale e ponderata necessità abitativa di qualità. Questo slancio edificatorio dei privati stride violentemente con il parallelo e fragoroso fallimento del comparto pubblico. La recente bocciatura della maxi-rotonda sul Cassarate da parte del Tribunale federale non rappresenta un semplice intoppo burocratico, ma la rimozione del cuore pulsante dell’intero progetto per l’area”.
Ma c’è di più: “Oltre alle carenze infrastrutturali pubbliche, si assiste al venir meno di impegni precisi presi dai promotori privati in sede di presentazione dei progetti. All’epoca della domanda di costruzione del progetto “Parco Cornaredo” del Gruppo ArtiSa, l’opera era stata venduta alla cittadinanza non solo come complesso residenziale, ma come un polo sinergico tra pubblico e privato. In particolare, erano state promesse due strutture sportive fondamentali sotto agli edifici: una pista di ghiaccio privata interrata per l’allenamento delle società di settore e uno stand di tiro interrato per la Civici Carabinieri Lugano”. Allora, venne assicurato che il progetto avrebbe sviluppato “appieno il concetto pianificatorio previsto dalla Città”. Oggi, si legge nell’atto parlamentare, “i blocchi abitativi sono stati completati e messi a reddito, di queste strutture sportive e delle relative sinergie sociali non v’è traccia. Il sospetto è che tali contenuti siano serviti solo come ‘foglia di fico’ per ottenere licenze edilizie agevolate e per ammorbidire l’impatto di un’edificazione massiccia”.