Luganese

Dalla musica alla cura: la città inaugura l’anno nel segno della comunità

Emanuele Dati, direttore dell’Ospedale regionale di Lugano ospite della cerimonia di Capodanno racconta il cuore operativo della sanità ticinese

L’arrivo al Palazzo dei Congressi per il tradizionale evento di benvenuto al nuovo anno
(Ti-Press/Pablo Gianinazzi)
1 gennaio 2026
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È in una sala anfiteatrale del Palazzo dei Congressi gremita di persone che Lugano ieri ha dato il benvenuto al nuovo anno. Un momento condiviso di riflessione sospeso tra ciò che è stato e ciò che verrà. Musica, sport, inclusione, innovazione e cura sono alcune delle parole che hanno aleggiato nei discorsi del presentatore dell’evento, il giornalista Davide Riva, del sindaco Michele Foletti e dell’ospite d’onore, Emanuele Dati, direttore dell’Ospedale regionale di Lugano e che hanno fatto da fil rouge dell’evento.

Al primo tema si è dedicato ampio spazio, dall’accompagnamento musicale della Civica Filarmonica – con tanto di inno nazionale – ai musicisti della Scuola di musica della Svizzera italiana e quelli del pre-college del Conservatorio della Svizzera italiana. Ma anche dal rullo di tamburi che ha seguito il corteo che, come da tradizione, da piazza della Riforma, passando per piazza Manzoni e Riva Albertolli ha invitato la popolazione al Palacongressi per la parte ufficiale e poi conviviale delle celebrazioni. Foletti – con lui i municipali Filippo Lombardi, Lorenzo Quadri, Raoul Ghisletta, Karin Valenzano Rossi e Marco Chiesa – a questo proposito, ha ricordato che a febbraio prenderanno avvio i lavori per la Città della musica. «Un progetto ambizioso che darà vita a un polo di eccellenza per lo studio, la produzione, l’innovazione e la conservazione musicale». Note di cordoglio quelle invece dedicate alle vittime della tragedia che ha toccato la località vallesana di Crans-Montana.

Ci si prepara al futuro sportivo

Il 2026 sarà inoltre un anno all’insegna dello sport. «Con l’inaugurazione, a fine maggio, della nuova Arena sportiva – ha detto il sindaco – Lugano potrà finalmente contare su uno stadio moderno e all’avanguardia, in grado di ospitare partite di Super League e competizioni Uefa. Prima dell’estate inaugureremo anche il Centro sportivo al Maglio, un vero e proprio parco dedicato allo sport e al tempo libero: quattro campi da calcio per accogliere una cinquantina di squadre giovanili, un bocciodromo, una palestra e uno stabile multifunzionale». Si tratta «di un intervento che punta inoltre alla riqualificazione complessiva dell’area e alla valorizzazione del suo patrimonio naturale, con spazi verdi attrezzati che dalla collina si estendono fino alle rive del fiume». Oltre che nelle parole, lo sport è stato rappresentato anche sul palco. A esibirsi infatti numerosi i talenti del gruppo Belive dance studio (Bds) che con varie coreografie hanno colorato la vista dei partecipanti, tra i quali numerose autorità. Fra gli altri: i consiglieri di Stato Christian Vitta e Raffaele De Rosa, l’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy, il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann e numerosi consiglieri comunali e granconsiglieri.

Innovazione e inclusività

Significativa la menzione al progetto pilota Punto contatto 70+ promosso dalla Città per favorire l’ascolto e l’inclusione dei cittadini over 70, attraverso uno sportello dedicato. In pochi mesi, ha indicato il sindaco, «sono state raccolte circa 500 richieste, un riscontro significativo che ha motivato l’estensione del progetto fino a marzo 2026». Foletti ha poi scoccato una freccia: «Vogliamo accompagnare la città lungo un percorso di crescita equilibrata, rafforzandone l’attrattività, la solidità finanziaria e la vocazione all’innovazione. Ma per fare ciò abbiamo bisogno di autonomia e rispetto in un cantone nel quale una Città non può neppure più decidere da sola il menù delle mense scolastiche. Nessuna strategia di sviluppo economico può essere davvero efficace senza un impegno condiviso a tutti i livelli istituzionali».

La sanità come patto pubblico

Tra i grandi progetti in corso d’opera è stato ricordato l’intervento di ristrutturazione e ampliamento dell’Ospedale civico di Lugano per il quale la Città ha rilasciato, nel 2025, la licenza edilizia. «Oggi sono venuto per parlarvi di luoghi che non compaiono nelle cartoline – ha esordito il direttore Dati –. Luoghi che non si mostrano nelle immagini patinate, ma che custodiscono ciò che abbiamo di più prezioso: la nostra vita, la nostra storia, la nostra comunità. Uno di questi luoghi è l’Ospedale regionale di Lugano». Definito come «il cuore operativo della sanità del Ticino, la nostra ammiraglia», ne è stata ripercorsa la storia. Una storia che non racconta solo di una struttura ospedaliera, ma di «una comunità che non lascia indietro nessuno». Perché l’ospedale pubblico «non è solo luogo di cura, è un patto, un patto tra la città e chi se ne prende cura. Un patto tra la comunità e un’istituzione che c’è sempre nei momenti più semplici come in quelli più difficili. Un patto che dura nel tempo e si rinnova ogni giorno per tutti. Perché i nostri ospedali pubblici sono parte della vita di ognuno di noi. Sono il luogo dove molti sono nati, dove altri hanno ritrovato la salute, dove tutti, almeno una volta, abbiamo incontrato qualcuno che ci ha teso una mano nei momenti più fragili della vita anche quando si è trattato di accompagnare una persona cara nell’ultimo tratto di strada». Un luogo «lontano dai riflettori che ricorda il coraggio di prendersi cura degli altri per costruire insieme il futuro», ha concluso Dati.