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03.05.2022 - 21:02
Aggiornamento: 04.05.2022 - 16:25

Violenza di gruppo a Lugano, c’è un ricorso in Appello

Il ventenne condannato a 5 anni e all’espulsione dalla Svizzera per i fatti di fine settembre 2021 ha presentato ricorso

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archivio Ti-Press
C’è un ricorso

Non terminerà con la condanna emessa dalla Corte delle Assise criminali di Lugano presieduta dal giudice Mauro Ermani lo scorso 9 aprile il processo per violenza carnale a carico di tre ventenni. Uno di loro, l’unico a essere stato riconosciuto colpevole di violenza carnale e condannato a 5 anni di detenzione e all’espulsione dalla Svizzera ha presentato ricorso alla Corte di Appello e revisione penale per il tramite del suo legale, l’avvocato Deborah Gobbi. Lo ha riferito il ‘CdT’. Gli altri due imputati, due fratelli, sono invece stati condannati per atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere rispettivamente a 27 e 30 mesi.

I fatti risalgono alla fine di settembre del 2021. Intorno alle 6 di mattina la ragazza, ferma su una panchina, era in attesa del mezzo pubblico per rientrare a casa. Come ricostruito in aula, due di loro (il terzo era già tornato nel suo appartamento, poco lontano, infastidito da un battibecco che gli amici avevano avuto poco prima con un buttafuori) la vedono e iniziano a parlarle, incamminandosi poi insieme verso l’abitazione della giovane quando quest’ultima si accorge di aver perso l’autobus. Lungo il tragitto i due ragazzi la baciano (uno di loro le mette anche una mano negli slip) e la convincono a salire nell’abitazione dell’amico. Qui, le versioni prendono pressoché pieghe diverse. Secondo l’atto d’accusa in quell’appartamento la ragazza subisce penetrazioni e atti sessuali, anche violenti, senza il suo consenso. Per i tre amici, cittadini italiani (di cui solo uno con pied-à-terre in Ticino e senza ancora un permesso), la giovane era consapevole e partecipe. La procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis aveva proposto condanne a 9, 7 e 6 anni e mezzo. Nelle loro arringhe difensive, gli avvocati Deborah Gobbi, Mattia Guerra e Clarissa Indemini hanno invece sostenuto che quella della ragazza è stata una scelta libera. La Corte ha definito lineare, solida e costante la versione della ragazza, che ha sempre espresso in modo convincente quanto accaduto quella sera. Mentre i tre amici sono stati definiti scostanti ed egocentrici.

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