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04.04.2022 - 21:16

‘In quella camera la ragazza era come una bambola di carne’

Alle Assise criminali di Lugano tre giovani ventenni accusati di violenza carnale ripetuta e di gruppo. Uno di loro aveva filmato anche gli atti sessuali.

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Ti-Press
Fu violenza?

È un filo, sottile, quello su cui scorre il processo indiziario apertosi oggi alle Assise criminali di Lugano. Al centro una serie di rapporti sessuali dichiarati non consenzienti da parte di una giovanissima donna, dall’altro tre coetanei (due fratelli e un amico), ventenni, accusati di violenza carnale, reato che hanno sempre contestato fin dall’avvio dell’inchiesta, nell’autunno scorso. Versioni, dunque, opposte, a cominciare dal momento in cui la ragazza è stata avvicinata alla fermata del bus a una manciata di metri dalla discoteca luganese dove separatamente avevano trascorso la notte.

Sono le sei di una mattina di fine settembre 2021, quando la ragazza si ferma su una panchina in attesa del mezzo pubblico che la riporti a casa. Due di loro (il terzo era già tornato nel suo appartamento, poco lontano, infastidito da un battibecco che gli amici avevano avuto poco prima con un buttafuori) la vedono e iniziano a parlarle, incamminandosi poi insieme verso l’abitazione della giovane quando quest’ultima si accorge di aver perso l’autobus. Lungo il tragitto i due ragazzi la baciano (uno di loro le mette anche una mano negli slip) e la convincono a salire nell’abitazione dell’amico. Qui, le versioni prendono pressoché pieghe diverse. Secondo l’atto d’accusa in quell’appartamento la ragazza subisce penetrazioni e atti sessuali, anche violenti, senza il suo consenso. Per i tre amici, cittadini italiani (di cui solo uno con pied-à-terre in Ticino e senza ancora un permesso), la giovane era consapevole e partecipe.

Sono tre le ore durante le quali la ragazza resta in quell’appartamento. Una volta di ritorno a casa per giustificare il ritardo alla mamma parla di un uomo incappucciato che l’avrebbe aggredita vicino alla Pensilina. Al Pronto soccorso, dove si reca con la madre, riscontrano una lacerazione alla vagina ed ecchimosi sul fondoschiena. È qui che parte la segnalazione alla Polizia a cui la giovane riporta la nuova versione ovvero quella di aver avuto rapporti sessuali non consenzienti con tre giovani.

Tre ventenni, come riportato nel corso del dibattimento sostenuto dal presidente della Corte, Mauro Ermani, accanto ai giudici a latere Monica Sartori-Lombardi e Aurelio Facchi, dalle vite contraddistinte da una limitata istruzione e dal sogno di sfondare nel mondo della moda, dello spettacolo e del guadagno facile, tanto da accettare ancora giovanissimi chi di prostituirsi e chi di partecipare a popolari trasmissioni televisive. E soprattutto sfoderando, nel locale notturno, in quella stessa serata tre biglietti da mille per una serie di bottiglie di champagne.

Corte e assessori giurati dovranno però, oltre i vissuti personali degli imputati, attestare la violenza carnale. Perché, secondo il procuratore pubblico Petra Canonica Alexakis,«non è condivisibile in questo contesto la tesi del chi tace acconsente. Possono essere altri gli elementi che portano a confermare la non volontà come l’espressione del volto, la mimica, la postura, anche il silenzio spesso ha un significo, bisogna solo volerlo cogliere, tanto che il silenzio molte volte è più rumoroso di qualsiasi urlo. Invece i tre amici non lo hanno voluto ascoltare, inventando baci e carezze che non ci sono mai state. Sanno – ha continuato nella sua requisitoria – che è fortemente sbagliato quello che hanno fatto ma fingono di non saperlo».

Secondo l’accusa, la ragazza ha invece mostrato trasparenza nel racconto: «Seppur con i sensi di colpa per essere andata nella tana del lupo, ha presentato fatti dettagliati e precisi verificati in altri atti istruttori. Diversamente nei giovani vi è una totale assenza di credibilità e spesso sono caduti in contraddizione». Nel sostenere che la ragazza non era affatto consenziente e che non aveva vie di scampo, il magistrato ha riportato i suoi lamenti: «Mi faceva male tutto, ero come se fossi una morta. Era come pietrificata durante quegli atti sessuali, una condizione avvalorata dai due video girati da uno di loro che testimoniano la poca considerazione e la mancanza di rispetto che avevano per la ragazza. Il fatto di aver accettato di salire nella casa di uno di loro non significa che potevano fare quello che volevano!». Secondo la pp, dunque, non avrebbero dovuto chiudere a chiave la porta della camera («perché dimostra che non volevano farla scappare»), non avrebbero dovuto parlare di "sberle erotiche" ma di veri e propri atti di violenza: «Avevano capito che non era consenziente perché non era affatto partecipe ma immobile e silenziosa. Lei era terrorizzata e loro hanno volutamente ignorato il suo silenzio. Quei baci sulla strada non erano un lasciapassare!». Per i tre l’accusa, quindi, ha chiesto rispettivamente 9, 7 e 6 anni e mezzo, sostenuti dalla sproporzione fisica, dalla pressione psicologica e dall’atteggiamento intimidatorio.

A fine giornata è toccato all’avvocato Demetra Giovanettina, rappresentante dell’accusatore privato, che ha fin da subito riportato lo stato di stress post-traumatico della sua assistita: «Per la famiglia è stato come un lutto. Nei tre giovani vi è una certa idea falsata e inquinata delle relazioni. Sono abituati a usare e a usarsi avendo una visione alterata della sfera sessuale e una visione distorta della sessualità. La vittima diversamente non si fa sconti, si colpevolizza, "sentivo di meritarmi quello che stava succedendo" arriva a dire. Invece è caduta in una vera e propria trappola dove non viene vista come un’avventura romantica ma piuttosto un trofeo da esibire agli amici. Se alla ragazza possiamo rimproverarle di essere stata ingenua e imprudente, dobbiamo anche riconoscerle di aver segnato con quello stato definito di "freezing" (di blocco), un segnale dunque chiaro, un limite netto fra quanto aveva intenzione di permettere e quanto no. Loro l’hanno invece letteralmente utilizzata come oggetto, hanno dimostrato di avere una sensibilità ad intermittenza. Annullano ogni sua possibilità di reazione, "ero come una marionetta" ha affermato. È stata usata come una bambola di carne. Per questo è un processo indiziario solo sulla carta».

Parola domani alle difese.

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