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05.04.2022 - 17:37

Violenza carnale? ‘La giovane è stata libera di scegliere’

Alle Assise criminali di Lugano parola alle difese dei tre giovani accusati di aver consumato rapporti non consenzienti con una loro coetanea

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Ti-Press
Dietro la porta dell’aula penale

Nessuno dei tre l’ha costretta a salire in quell’appartamento e nessuno dei tre l’ha costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà. È stata unanime la linea degli avvocati dei tre giovani alla sbarra da ieri alle Assise criminali di Lugano. Nella giornata dedicata alle difese tutti i legali hanno evidenziato che la scelta della ragazza, quella sera di fine settembre dello scorso anno, è stata libera. A cominciare dall’avvocato Deborah Gobbi, chiamata a sostenere la richiesta di proscioglimento dall’accusa di violenza carnale a favore dell’amico dei due fratelli, verso il quale la giovane coetanea si era sentita attratta e con cui non aveva escluso, dopo averlo conosciuto da pochi minuti, di avere un rapporto sessuale.

Un’arringa che ha preso corpo evidenziando come anche la presunta vittima abbia rilasciato versioni non sempre lineari: «Il dolore che può provocare una penetrazione non va confusa con l’assenza di consenso. Perciò l’esternazione di dolore non è sufficiente a esprimere un consenso che viene meno ma che diversamente deve essere reso chiaro e conoscibile all’altra persona. L’imputato non poteva dunque immaginare un cambiamento di consenso tanto che la giovane non era in una posizione sessuale che rendeva difficile interrompere l’atto, ovvero a cavalcioni sopra di lui. In quella posizione la donna ha infatti il controllo. Il silenzio non può a questo punto essere trasformato in un dissenso comprensibile, tenendo conto soprattutto della situazione generale, ovvero il previo consenso esplicito».

Per la legale non vi è stato uso di minaccia né di violenza o di pressione psicologica: «L’espressione di una persona non può essere usata come elemento coercitivo. È peraltro lo stesso ragazzo che fa sapere alla polizia dei video sul telefono, fornendo i dati di accesso personali. Perché avrebbe dovuto fornire tali informazioni se ai loro occhi e in quella situazione si stava consumando un rapporto di violenza carnale?» è l’interrogativo posto dall’avvocato Gobbi che non ha mancato di annotare come sia indispensabile anche «mantenere il focus su quello che potevano percepire gli imputati in una situazione del genere. I "lamenti"? Gemiti di piacere». Per la legale «gli inviti possono essere stati insistenti ma mai intimidatori».

‘Assoluzione o in dubio pro reo’

Ha espresso stupore l’avvocato Mattia Guerra, chiamato alla difesa del maggiore dei due fratelli. Le richieste di pena sono state, infatti, giudicate «sproporzionate rispetto al caso concreto e alla giovane età degli imputati. La stessa presunta vittima non ha mai dichiarato di aver subito minacce o di essere stata oggetto di comportamenti violenti». Il legale ha poi ripercorso i trascorsi della ragazza che le avrebbero lasciato un segno profondo: «I maltrattamenti del padre ci induce a pensare che abbia una concezione molto acuta della violenza. La giovane dopo quella sera non voleva andare in ospedale né sporgere denuncia, è stata spinta dalla madre. La ragazza, diversamente, quella sera aveva voglia di "esagerare" tanto che non si possono escludere rapporti già prima dell’incontro con l’imputato».

Un intervento difensivo che non ha mancato di rimarcare il significato di alcune espressioni utilizzate dalla ragazza nel momento dell’atto sessuale: «"Fai piano" vuol dire rallenta, non è "smettila", "non voglio", anzi lo stava istruendo sul come fare. È la richiesta di un cambiamento di modalità, non di un’interruzione, tanto che la foga del giovane non la spaventava. Aveva la possibilità di opporsi a ciò che non voleva. I polsi e le braccia erano libere. Non era pietrificata e inerme tanto che aveva manifestato un chiaro dissenso alla volontà del ragazzo di compiere una penetrazione anale. E lui? Si era immediatamente fermato. Anche per questo è sempre stato convinto di agire con il consenso della ragazza. Possono sembrare dei ragazzi "allegri", ingenui, anche volgari, ma non sono stupratori» ha chiosato il legale chiedendo la piena assoluzione «o quantomeno il principio dell’in dubio pro reo».

‘Non è stata sorpresa dalle circostanze’

Ha chiuso il giro delle arringhe l’avvocato del minore dei fratelli, Clarissa Indemini: «Non c’è mai stato un atto di violenza o di costrizione. La ragazza fin dal primo momento è stata libera di scegliere, come è stata lei a scegliere di non prendere il bus e di seguire nel loro appartamento i due ragazzi, e dove si trovava il terzo. Non è stata dunque sorpresa, in quanto anche lei desiderava, come da lei stessa confermato, da quel rapporto sessuale e neppure dai successivi. E sicuramente non poteva aspettarsi un contesto romantico... Ma nessun elemento di costrizione è emerso dagli atti, la ragazza non ha mai avuto intenzione di fuggire e nessuno glielo ha mai impedito. La stessa posizione del missionario non ha niente di selvaggio, tanto che Wikipedia lo definisce come "la preferita dalle coppie perché ci si guarda negli occhi"».

Poi l’avvocato Indemini avanza una critica diretta all’atto d’accusa: «Porta a riscontrare assunti personali del magistrato e a una forzatura del tessuto accusatorio. Le porte sono rimaste sempre aperte e la volontà di reagire da parte della ragazza non è mai stata annullata. Non si può quindi parlare di trappola premeditata. Qui non c’è nulla di premeditato». Anche la lesione alla vagina della giovane trova un’altra risposta dal referto medico: «La ragazza è affetta da Papilloma virus, malattia trasmissibile sessualmente con un periodo di incubazione dalle due settimane e che può provocare dolori o escoriazioni. Dunque non riconducibile al rapporto con il mio assistito ma ben precedente. Del resto quella stessa sera ben prima di conoscere i tre ragazzi la giovane aveva espresso di sentire male nelle parti basse».

Sentenza venerdì alle 13

La Corte, presieduta dal giudice Mauro Ermani, dopo aver ascoltato i tre giovani ribadire che quella sera non ci fu né violenza né costrizione e a chiedere scusa alla presunta vittima qualora i loro atteggiamenti siano stati causa di sofferenza assolutamente non voluta, si è ritirata in Camera di consiglio. La sentenza è stata annunciata per venerdì alle 13.

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‘In quella camera la ragazza era come una bambola di carne’

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