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C’è chi critica la scelta della Città di diventare la capitale della tecnologia Blockchain
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04.03.2022 - 18:19
Aggiornamento : 19:25

Lugano, dubbi e perplessità sul ‘Piano B’

Raffica di domande sulla scelta municipale di puntare su Bitcoin e Blockchian. Foletti: questioni in gran parte ‘evase’ nella presentazione di giovedì

"È al corrente dei legami di Tether con Bitfinex e delle relative vicende giudiziarie? Chi ha verificato l’effettiva solidità e solvibilità di Tether, visto che questa resta comunque legata indirettamente al Bitcoin? Se sì, con quali esiti? Spetta all’esecutivo o al legislativo determinare le modalità di pagamento delle tasse e delle imposte?" Sono le prime domande poste al Municipio di Lugano dall’interpellanza firmata dalla consigliera comunale Sara Beretta Piccoli (Movimento Ticino&Lavoro) che, nell’atto parlamentare, pone tante questioni, attraverso le quali, si evince la sua forte perplessità sulla scelta dell’esecutivo di lanciare il Plan B e far diventare la Città la capitale europea del bitcoin, sostenendo le tecnologie Blockchain. Dal canto suo, il sindaco di Lugano Michele Foletti, interpellato da ‘laRegione’, ribatte sostenendo che la maggior parte delle questioni sono state evase dalla presentazione di giovedì sera al Palazzo dei Congressi.

Tra accuse, repliche e dupliche

Il sindaco di Lugano Michele Foletti ci rimanda alle risposte che verranno fornite durante una delle prossime sedute di Consiglio comunale ma è comunque noto (o dovrebbe esserlo) che le modalità di versamento delle imposte sono di competenza dell’esecutivo. L’interpellanza vuole sapere quale sono le motivazioni all’origine della scelta di Lugano per questo tipo di transazioni. Nel testo, si richiamano due articoli, il primo del ‘Sole 24 ore’, il secondo pubblicato su ’bloomberg.com’, che raccontano le vicende giudiziarie che hanno interessato le società con le quali la Città ha dichiarato di voler collaborare. Dal quotidiano italiano, la consigliera comunale riporta, tra l’altro, che "l’ufficio del procuratore generale ha quindi accertato che il Tether non è stato sempre garantito da corrispondenti riserve in dollari, contrariamente a quanto dichiarato dalla società, almeno fino a quando è stata avviata l’indagine. Tether Limited in determinati periodi ha quindi continuato a battere la sua moneta virtuale senza le adeguate e sbandierate coperture. Solo pochi mesi fa Tether ha modificato il disclaimer presente sul proprio sito: prima affermava che dietro ogni Tether vi era un dollaro americano, ora recita che i Tether sono garantiti da dollari e altri asset e credit. Va ricordato che a differenza del Bitcoin e delle altre criptovalute, il Tether viene definito ‘stablecoin’, ovvero una valuta virtuale stabile nel suo valore agganciato alla parità uno-a-uno con il dollaro". Nel sito ripreso dall’interpellanza si parla invece di una "recentissima (risalente allo scorso febbraio) scoperta della violazione (Hack) avvenuta negli Stati Uniti nel 2016 in cui sono stati ‘rubati’ un ammontare pari a 3.6 Bilioni di dollari, dopodiché sarebbero stati effettuati alcuni arresti".

Avessero problemi, non lavorerebbero

Il sindaco si limita a dire che, se la società citata negli articoli apparsi sui media, di cui riferisce l’interpellanza, avesse davvero problemi, non potrebbe operare negli Stati Uniti, dove lavora e tuttora opera con istituti bancari. D’altro canto, sempre Michele Foletti, ribadisce la consapevolezza che il mondo delle banche tradizionali, in particolare quelle più conservatrici, rema contro la diffusione di questa tecnologia, mentre una parte degli istituti privati ha già preso contatto con la Città, ha già manifestato un forte interessamento e investono in criptovalute da anni. È quindi evidente, secondo il sindaco, che questa modalità di operare dia un certo fastidio ad alcune banche. Non solo. Sull’accusa principale legata alla carenza delle corrispondenti riserve in dollari, nel sito di Tether Operations Limited (società con la quale la Città di Lugano ha siglato il protocollo d’intesa presentato giovedì sera), fa notare Foletti, figurano tutte le certificazioni ufficiali (rinnovate ogni sei mesi) relative alla liquidità disponibile in 24 ore, ossia l’80%. Per quanto riguarda il pagamento delle imposte, in Svizzera gli enti pubblici hanno l’obbligo di convertire immediatamente in franchi i pagamenti che ricevono sotto forma di moneta virtuale.

D’altra parte, sempre giovedì sera al Palazzo dei Congressi, abbiamo riferito che il procedimento si è concluso con un patteggiamento, per delle mancanze nella copertura in dollari delle monete virtuali. Tra le domande poste da Sara Beretta Piccoli, c’è anche il timore che l’utilizzo delle valute criptate per il pagamento delle imposte o tasse in criptovalute possa favorire l’evasione fiscale o il riciclaggio di denaro. Muove da questa preoccupazione la richiesta di sapere quali approfondimenti siano stati eseguiti dalla Città. La consigliera comunale chiede e si chiede, inoltre, alla luce della criticità del momento a causa della guerra in Ucraina, se non fosse stato meglio affrontare con maggiore prudenza questo passo compiuto dalle autorità cittadine in un settore finanziario molto volatile.

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