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26.01.2022 - 20:44
Aggiornamento: 23:10

Campione d’Italia? ‘Non sarà più casinò-centrico’

Dopo tre anni e mezzo, oggi la casa da gioco ha riaperto. E adesso? ‘Bisogna continuare a rimboccarsi le maniche’: intervista al sindaco Roberto Canesi.

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Ti-Press
Dai debiti alle potenzialità: il punto sul futuro dell’enclave

Sono passati esattamente tre anni e mezzo da quel 27 luglio 2018, quando il Tribunale di Como ha dichiarato fallita la società che gestiva il Casinò municipale di Campione d’Italia. Oggi la casa da gioco ha riaperto, segnando la fine dell’epoca più buia della storia recente nell’enclave e marcando uno spartiacque importante. Ci sono un paese da rimettere in moto e una comunità da risollevare moralmente. E tanto lavoro da fare. Ne abbiamo parlato con il sindaco Roberto Canesi, che assicura: «Non sarà più un paese casinò-centrico».

Come sono cambiati il paese e la comunità in questo difficilissimo periodo?

Questa crisi ha reso la comunità più povera. Molti hanno speso i proprio risparmi. Il fallimento della casa da gioco ha determinato anche il dissesto del Comune. Oltre alle 490 persone che lavoravano al casinò, sono stati lasciati a casa anche un’ottantina di dipendenti comunali. È andato in crisi un intero sistema, che si poggiava in larga parte sul casinò. Diversi servizi, dall’ufficio postale alla scuola dell’infanzia, sono stati chiusi o ridimensionati perché vivevano di contributi comunali, che a loro volta si basavano sugli introiti della casa da gioco. Fortunatamente la Svizzera è venuta molto incontro a Campione, ad esempio ospitando i nostri bambini nei comuni confinanti. Di questo siamo molto grati.

Campione è stata per anni indicata come un ‘Paese del Bengodi’, con livelli di vita elevati rispetto sia all’Italia sia alla Svizzera. Ora le cose sono cambiate. Crede che quell’epoca sia definitivamente tramontata?

Credo che precedentemente ci fosse un sentimento comune che la situazione di benessere fosse come acquisita, quasi ‘eterna’. Questo ha portato a sottovalutare alcuni segnali, il fatto che il mondo stava cambiando. Quel paese non tornerà e non deve tornare. Intendiamoci: la riapertura riporterà benessere alla comunità, viene di fatto riavviato l’intero paese. Io però sono dell’idea che in passato si siano elargiti stipendi eccessivi. Pertanto, quando abbiamo concordato con la società i nuovi stipendi, si è deciso che fossero in linea con quelli a Lugano. Saranno comunque dei buoni salari, e se la squadra sarà brava e saprà sviluppare bene la casa da gioco, ci saranno dei ritorni ad esempio a livello di mance e i guadagni saranno buoni.

A vivere bene era l’intera comunità però, anche perché al Comune arrivavano molti soldi dalla casa da gioco. Campione sarà meno ‘casinò-centrico’ di prima?

Sarà zero ‘casinò-centrico’. Abbiamo modificato radicalmente il rapporto Casinò-Comune. Mentre prima quest’ultimo viveva di luce riflessa del primo perché prelevava dagli incassi della casa gioco 35/40 milioni all’anno (su un totale di circa 90 milioni negli ultimi anni di vita, ndr), creando un impatto negativo sull’azienda. Il business plan del concordato prevede per il casinò una partenza da 41 milioni di incassi all’anno. Poi è previsto un incremento, ma a cifre più contenute, al massimo attorno agli 80 milioni. Si tratta di stime prudenziali. I versamenti del Casinò al Comune saranno nettamente inferiori rispetto al passato: mezzo milione per il 2022, un milione nel 2023, per scalare fino a 2,5 milioni al quinto anno. Sono soldi che abbiamo deciso di destinare alle opere pubbliche, di fatto ferme da diversi anni. Abbiamo deciso quindi di non incidere troppo sui conti della casa da gioco, che deve raggiungere i propri obiettivi dando lavoro alla gente e riavviando il meccanismo, che darà i propri benefici a tutti. È un ritorno agli scopi originali della casa da gioco: dare lavoro, investire sul territorio. E non sarà solo una casa da gioco, ma ci offrirà molto altro (ma se ne riparlerà venerdì, alla conferenza stampa ufficiale di riapertura, ndr). Ricordiamoci inoltre che non solo il Comune, ma anche il Casinò ha molti debiti e questi vanno pagati.

Ecco, capitolo debiti. Il Casinò è stato dichiarato fallito con oltre 130 milioni di debiti. Qual è invece la situazione debitoria del Comune?

Il Casinò ha un piano finanziario chiaramente stabilito nel concordato che indica come ripagherà i propri creditori. Noi invece un anno e mezzo fa abbiamo ereditato una situazione con 41 milioni di debiti. La metà di questi erano anticipazioni della Banca popolare di Sondrio e per quanto riguarda questa voce in questo anno e mezzo siamo scesi a 14 milioni. Abbiamo iniziato a ripagare anche gli ex dipendenti: una parte, circa 3 milioni su 16,5 iniziali, l’abbiamo già rimborsata. Con l’attuale situazione, potremmo coprire questo scoperto nel giro di 8-9 anni. Ma è tanto tempo. Per questo abbiamo deciso la vendita di alcuni beni del Comune: Villa Mimosa, un terreno in zona porto, un altro nei pressi del campo da calcio, lo stabile della Polizia locale, una casa su due piani. Grazie al ricavato, stimato in 22,5 milioni, potremmo chiudere i debiti nei confronti dei dipendenti nel giro di 3-4 anni.

Un paio di mesi fa, rispondendo a un atto parlamentare, la Città di Lugano ha evidenziato che i debiti di Campione stavano tornando ad aumentare. È vero? Com’è la situazione nei confronti dei creditori svizzeri?

Quando Lugano ha fatto il punto, il debito per lo smaltimento delle acque reflue si attestava effettivamente a 418’000 franchi. Ma a fine 2021 ne restavano 26’000 da saldare, anche se manca ancora il conguaglio. Abbiamo inoltre saldato interamente i 250’000 franchi del 2021 previsti dalla convenzione per i servizi ticinesi ai quali Campione è allacciato. Ma questo è un punto di discussione. Abbiamo una commissione paritetica che lavora con i Comuni di Lugano e Bissone e con il Canton Ticino. All’ultima riunione ho fatto presente che la ripartizione di questi costi è stata decisa oltre quindici anni fa, quando Lugano aveva molti meno abitanti rispetto a oggi e Campione ne aveva di più. La chiave di riparto andrebbe secondo noi modificata.

Torniamo alla riapertura. Costituisce una grande boccata d’ossigeno per l’economia campionese. C’è un paese da rimettere in moto: da dove si inizia? I vari servizi ridimensionati o chiusi in questi anni verranno riaperti o ripotenziati?

Intanto vorrei sottolineare che abbiamo già sistemato il bilancio del Comune: l’organico è stato notevolmente ridimensionato (da 102 a 17 dipendenti comunali, ndr), come pure i servizi. Oggi, attraverso una rinegoziazione del mutuo della casa da gioco, siamo autosufficienti. La gestione corrente è in positivo, abbiamo un avanzo di oltre 3 milioni. Stiamo lavorando, ma non abbiamo la bacchetta magica e quindi faremo le cose gradualmente. Vogliamo arrivare alla riapertura dell’asilo, ma non sarà semplice. L’obiettivo è farcela già per settembre di quest’anno. L’ufficio postale è stato riaperto un paio di settimane fa. I Carabinieri hanno già aumentato di tre unità l’organico, mentre per la Polizia locale ai due agenti presenti ne abbiamo affiancati altri due, ma part-time, perché finché dura la procedura di dissesto non possiamo assumere regolarmente. Sul capitolo sanità: c’è un tavolo di lavoro fra Regione Lombardia, Campione d’Italia e partner svizzeri e stiamo abbozzando una soluzione che dovrebbe permettere ai nostri cittadini di continuare a far parte largamente del sistema sanitario elvetico. In un anno e mezzo l’intera comunità di Campione è stata molto brava: si è rimboccata le maniche e ha lavorato per rimettersi in piedi. Ora bisogna continuare su questa strada.

Lo accennava lei: i dipendenti comunali sono drasticamente diminuiti. Con la riapertura, crede che sarà possibile tornare a parlare di assunzioni o aumenti salariali?

Fino a giugno 2023 non possiamo fare assunzioni in Comune, come previsto dalle leggi sui dissesti finanziari. Fino a quel momento dobbiamo ricorrere a delle formule ibride per garantire l’operatività dell’ente pubblico, che con i 17 dipendenti attuali non è semplice. Campione non è un Comune come altri delle sue dimensioni: ha un casinò da gestire, dei rapporti con Comuni svizzeri, Cantone e Confederazione da curare. E poi non ci sono solo i poco meno di 2’000 residenti in paese: ci sono circa 2’200 campionesi Aire (italiani residenti all’estero, nello specifico nei comuni ticinesi vicini, ndr) che fanno capo ai servizi amministrativi comunali. Un paese con grandissime potenzialità, ma bisogna darsi da fare. Però ci sono tanti segnali positivi. A cominciare dalla riapertura di oggi: ero un po’ timoroso, visto anche il periodo pandemico, e invece abbiamo avuto un’ottima affluenza.

In chiusura: a che punto siamo con la procedura di fallimento?

In primavera è prevista la riunione dei creditori, che dovranno esprimersi sul concordato per la casa da gioco. L’unica strada percorribile, anche e soprattutto per i creditori affinché vengano rimborsati, è quella della continuità aziendale.

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