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01.12.2021 - 15:28
Aggiornamento: 15:59

Petruzzella, Valenzano, Supsi e Fidinam: ‘Non pregiudizievole’

Il Consiglio di Stato ammette una posizione ‘riconsiderata’ solo se fossero provate le operazioni illegali dei Pandora Papers

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Ti-Press
Una finanziaria nel cuore di Lugano

La venuta a galla dello scandalo dei Pandora Papers ha toccato inevitabilmente anche la Svizzera e il Ticino. Tanto da sollevare interrogativi nel Parlamento cantonale. Alcuni in particolare, da parte di Carlo Lepori e cofirmatari, hanno avuto come obiettivo Alberto Petruzzella, presidente della Supsi e membro del Consiglio dell’Università della Svizzera italiana, e Karin Valenzano Rossi, municipale di Lugano e docente alla Scuola universitaria professionale. Entrambi figuravano, infatti, quali membri del consiglio di amministrazione della Fidinam Sa di Lugano, il cui nome è stato evocato da un fascicolo riservato digitalizzato composto da 11,5 milioni di documenti confidenziali creato da uno studio legale panamense, che fornisce informazioni dettagliate su oltre 214’000 società offshore.

“Il fatto che Alberto Petruzzella sieda anche nel consiglio di amministrazione di Fidinam, così come in altri gremi, non costituisce di per sé titolo pregiudiziale allo svolgimento della sua funzione di presidente del Consiglio Supsi – ha risposto il Consiglio di Stato –. Pertanto il fatto che intessa relazioni con il mondo economico e imprenditoriale costituisce uno dei suoi compiti, da esercitare naturalmente nel rispetto del codice etico di cui Supsi si è da tempo dotata”. E questo è chiaro, c’è però un’importante aggiunta: “Va da sé che se fosse effettivamente provato che Fidinam è (o è stata) coinvolta in operazioni illegali alla luce delle normative vigenti, la posizione di Alberto Petruzzella in seno a Supsi dovrebbe essere necessariamente riconsiderata”.

Stesso vale per Karin Valenzano Rossi: “È una professionista che viene chiamata in Supsi in modo puntuale per specifici corsi nell’ambito della formazione continua, mettendo a disposizione dei corsisti le sue competenze e la sua esperienza, a vantaggio del profilo pratico della formazione – non manca di evidenziare l’esecutivo cantonale –. Nel corso per consiglieri di amministrazione citato dagli interroganti, la sua esperienza, fra le altre, nel Consiglio di amministrazione di Raiffeisen, è stata certamente preziosa. Il Centro competenze tributarie Supsi, con la sua collaborazione scientifica e di altri partner, ha sviluppato il programma di certificazione Certified Board Member, nel quale Karin Valenzano Rossi ha impartito 8 ore di docenza all’interno del Modulo 4 dedicato a Risk Management e contesto regolamentare. Essa non è invece intervenuta all’interno del Modulo 5 Aspetti pratici legati all’attività di amministratore, come inizialmente previsto da programma”.

Autorizzazione per i Cda al Consiglio di Stato? ‘Eccessiva’

Per il presidente Manuele Bertoli, che firma la risposta, il ruolo di Petruzzella quale presidente Supsi e di Valenzano Rossi quale docente “potrebbero risultare pregiudizievoli per la reputazione della scuola solo a fronte di un illecito riconosciuto dalla giustizia elvetica a carico di Fidinam e del suo consiglio di amministrazione, cosa che non sembra essere il caso. Al di là dei giudizi morali, la questione reputazionale è infatti legata strettamente con quella dell’ammissibilità legale delle pratiche finanziarie oggetto dei cosiddetti Panama Papers, questione non trattata in maniera univoca dalle differenti legislazioni nazionali, e non può prescindere da essa”.

Come eccessiva è giudicata la proposta sollevata da Lepori che vorrebbe che tutti coloro che occupano posti di responsabilità negli enti statali e parastatali, in particolare presso l’Usi e la Supsi, debbano chiedere l’autorizzazione al Consiglio di Stato per assumere funzioni all’interno di consigli di amministrazione, non dimenticando di ricordare che “la Supsi si è da tempo dotata di un codice etico proprio, il quale prevede quali punti cardine l’integrità, la responsabilità e la collaborazione. Ogni collaboratore, qualunque ruolo svolga, è pertanto tenuto alla stretta osservanza di un comportamento personale e professionale irreprensibile”.

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