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La riapertura è decisamente una buona notizia per la comunità campionese (Ti-Press)
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15.06.2021 - 17:060
Aggiornamento : 18:40

Casinò di Campione: 'Riapriremo entro fine anno'

La società di gestione della casa da gioco si rallegra della decisione del Tribunale di Como. Il sindaco Canesi: 'Questa è la nostra ripartenza'

"La Società prevede di riaprire la casa da gioco entro fine anno, Covid permettendo, attraverso la riassunzione iniziale di 174 dipendenti, i quali potranno aumentare negli anni successivi in base all’andamento dei volumi di attività". È il passaggio più rilevante della nota stampa la società di gestione del Casinò di Campione d'Italia, casa da gioco chiusa oramai dal 27 luglio 2018. La notizia è giunta dopo la decisione del Tribunale di Como che ha dato il via libera alla riapertura. «Questa è la ripartenza di Campione d'Italia», commenta il sindaco dell'enclave Roberto Canesi. L'ordinanza - quindici pagine dattiloscritte - firmata dai giudici della prima sezione civile del Tribunale di Como (presidente Ambrogio Carion, giudice estensore Marco Mancini e giudice Annamaria Gigli) ha dichiarato ''aperta la procedura di concordato preventivo proposta dalla Casinò di Campione d'Italia Spa''. Una decisione che in riva al Ceresio ha riacceso le speranze di un ritorno alla normalità andata perduta in questi ultimi anni.

All'inizio i dipendenti saranno 174

Il tribunale ha come detto ammesso la domanda e il piano di concordato del Casinò depositati il 19 aprile valutando positivamente il progetto di riapertura predisposto dalla società Casinò di Campione SpA guidata da Marco Ambrosini e dal team di professionisti che l'hanno affiancata. L'ammissione al concordato preventivo si fonda sui pilastri del piano industriale che riguardano, in un'ottica di discontinuità con quanto rilevato nel fallimento sentenziato nel 2018 (e definitivamente cancellato con la nuova sentenza). In sintesi: i progressivi ricavi che vanno dai 41 milioni di euro dei primi 12 mesi di riapertura agli 80 milioni dell'ultimo esercizio del piano (la cui durata è di cinque anni), la forte riduzione del costi del personale (meno 40 milioni di euro nel primo anno, con l'organico iniziale di 174 dipendenti rispetto ai 492 del 2018. Nell'ordinanza è prevista l'assunzione di altri 100 dipendenti in 5 anni. Ultimo pilastro è la ''importante riduzione del contributo dovuto al Comune". Il Tribunale civile di Como ha nominato Marco Mancini quale giudice delegato e ha confermato quali commissari giudiziali il professor Alessandro Dannovi e l'avvocato Gianluca Minniti, che anche in futuro affiancheranno la Casinò di Campione d'Italia. Per la riuscita del piano di concordato è importante la riapertura del Casinò, che gli stessi giudici auspicano possa avvenire il più presto possibile. Potrebbe essere un regalo di Natale per i campionesi. «Auspico che possa avvenire prima - osserva Canesi -. Non c'è tempo da perdere. Fra i primi adempimenti c'è la nomina di un Consiglio d'Amministrazione. L'attuale amministratore unico avrà un ruolo molto importante, avendo fatto dallo scorso anno a oggi un ottimo lavoro. Se non fosse stato per lui la società sarebbe fallita e per Campione d'Italia sarebbe stata la catastrofe. Poi, altro passaggio urgente, compito della società, è quello di riempire le 174 posizioni che comporranno il nuovo organico del Casinò. Auspico che la precedenza sia riservata ai campionesi che già lavoravano nella casa da gioco. Non si possono sprecare professionalità maturate nel corso degli anni».

La chiusura e la 'trafila' giudiziaria

La chiusura del Casinò risale al 27 luglio 2018 quando la Società, che era a un passo dal perfezionare con i creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti, è stata dichiarata fallita per la mancata adesione da parte del commissario straordinario di Campione, nominato dopo il dissesto finanziario del Comune. Nei mesi successivi, i curatori nominati dal Tribunale hanno avviato la procedura di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti (oltre 270 dei quali hanno impugnato il licenziamento). A marzo 2019, dopo il reclamo da parte della stessa Società, Comune e Banca Popolare di Sondrio (tra i principali creditori del Casinò), la Corte d’Appello di Milano aveva dichiarato la nullità del fallimento per un vizio procedurale. Ad aprile 2019 Banca Popolare di Sondrio ha però impugnato la sentenza della Corte d’Appello di Milano, con un ricorso in Cassazione sostenendo la tesi della non fallibilità del Casinò in quanto società a partecipazione pubblica. A dicembre 2020 la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Banca Popolare di Sondrio, la Società ha quindi potuto presentare la domanda di concordato in continuità.

Un nuovo equilibrio e più flessibilità

La presentazione del piano di concordato è stata resa possibile anche grazie alla fondamentale risposta e partecipazione degli ex dipendenti. La società ha infatti organizzato a tempo di record la sottoscrizione di sei diverse tipologie di accordi differenziati per gli ex lavoratori (a seconda che fossero impugnanti o meno il licenziamento e che fossero disponibili o meno all’assunzione), ottenendo l’80% delle adesioni. Il piano è basato su una radicale discontinuità strategica, di governance e gestionale rispetto al passato, dove assume un ruolo centrale un rinnovato rapporto con il socio Comune, improntato su equilibrio e reciproca sostenibilità. Un altro fondamentale elemento del piano di concordato è la maggiore flessibilità organizzativa e il ridimensionamento dell’organico su livelli coerenti con l’andamento del mercato e confrontabili con i casinò di Lugano e Mendrisio.

Le linee guida del piano pongono sull’introduzione di nuove procedure e funzioni di controllo interno, con un adeguato sistema di controllo, analisi e gestione dei rischi. È pure prevista l’esternalizzazione a operatori professionali delle funzioni non core, tra cui ristorazione, gestione degli eventi e marketing. Sotto il profilo del debito il piano prevede di rimborsare nell’arco di cinque anni al 100% i creditori privilegiati e al 60% i creditori chirografari. A questi ultimi verrà attribuito un diritto (della durata di dieci anni) a poter percepire eventuali ulteriori somme, compatibilmente con la cassa generata dalla società, fino a un rimborso del 100%. 

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