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07.06.2021 - 18:12
Aggiornamento: 21:41

Autogestione a Lugano: 'Dialogo necessario ma ora difficile'

Parla Iared Camponovo, portavoce di ACT by Campax che ha consegnato oggi a Palazzo Civico oltre 6'000 firme a favore di un centro sociale

autogestione-a-lugano-dialogo-necessario-ma-ora-difficile
Il foglio, tenuto in mano da Iared Camponovo, prova che la petizione è stata ricevuta (Ti-Press)

Sono state consegnate nel primo pomeriggio di oggi alla cancelleria di Lugano le 6'042 firme raccolte online nel giro di una settimana allegate alla petizione a sostegno dell'autogestione in città. Dopo lo sgombero e la demolizione dello stabile che ospitava alcuni autonomi del Molino, le attività promosse in piazza e la manifestazione di sabato scorso, restano oscuri i retroscena che hanno spinto la maggioranza del Municipio a dare il via libera alle ruspe. Sono diverse le domande alle quali l'esecutivo non è disposto a rispondere pubblicamente. Tra queste, spicca la presunta presenza di amianto nello stabile raso al suolo, anche se a pochi giorni dai fatti è giunta la parziale smentita sulla base della perizia ordinata dall'autorità cittadina. Ma c'è pure il fatto che una discussione all'interno del Municipio è stata fatta sull'ipotesi di sgomberare e demolire, per ragioni di sicurezza (e per evitare un 'rientro' degli autonomi) una parte di quell'edificio (il tetto e una parte di un muro) ben prima di sabato 29 maggio. Sarà l'inchiesta penale avviata dal Ministero pubblico a fare chiarezza. Nel frattempo, la controversa decisione ha alimentato il supporto all'esperienza del centro sociale che ora continua nelle strade e nelle piazze di Lugano. Oltre all'annunciata assemblea prevista stasera alle 19 in piazza della Riforma, come detto oggi è stata consegnata una petizione.

Petizione sottoscritta da luganesi

Le firme sono state portate a Palazzo Civico da Iared Camponovo, responsabile della piattaforma per petizioni ACT by Campax di Zurigo che conduce campagne proprie su temi scelti. A lui abbiamo rivolto alcune domande. Chi sono i promotori di questa iniziativa? «I promotori sono cittadini che vivono a Lugano e di una certa età. Persone che hanno vissuto l’autogestione negli ultimi vent’anni. Queste persone, a causa della sensibilità del tema e del fatto che il Ticino è molto piccolo, hanno preferito non esporsi in prima linea», ha risposto Camponovo. Qual è l'obiettivo della petizione? «La petizione è solamente una parte di tutto un processo in atto. Servirà più che altro ad aumentare la pressione sulla politica e fare in modo che non si nasconda la questione sotto il tappeto troppo in fretta visto l'interesse al tema». Le chiedo un commento sulla manifestazione di sabato e sulle attività che ora vengono svolte su suolo pubblico. «La manifestazione di sabato scorso è stata tutto sommato tranquilla, molto partecipata, colorita e, a parte qualche episodio da condannare, la maggior parte delle persone è scesa in strada per manifestare il proprio dissenso in maniera pacifica in merito a quanto successo sabato 29 maggio. Sono personalmente contento di come stanno evolvendo le cose e che ci siano quotidianamente azioni che restano pacifiche. Siamo sulla buona strada per arrivare a delle trattative con l'autorità per un nuovo spazio autogestito».

'Centro sociale in città, non ai margini'

Il dialogo fra le parti è un punto però dolente. Oggi, pare tuttavia che non ci siano, almeno a breve termine, margini per riattivarlo, da parte degli autonomi (o di una parte di essi). È questa la differenza rispetto a 19 anni fa, dopo lo sgombero del Maglio ordinato dal Consiglio di Stato nel 2002, quando lo scenario fu simile. Lei cosa ne pensa? «Il dialogo è senz'altro importante. È difficile però dialogare con chi ti ha distrutto la tua casa, o il tuo luogo di ritrovo. Credo che per riattivarlo occorra una mediazione da parte di una persona esterna. È importante che anche i 'molinari' si rendano conto della necessità di discutere con l'autorità. Capisco che ora è complicato, ma bisogna uscire da questo conflitto». Cosa ne pensa della proposta di sede alternativa (l'ex depuratore del Consorzio Depurazione Acque del Medio Cassarate in territorio di Cadro, lungo il piano della Stampa) fatta dal Municipio di Lugano al Molino? «Non prendo posizione a nome del Csoa. Personalmente, posso dire che è una proposta, ma ci tengo a far sapere che l'autogestione non deve'essere marginalizzata ai confini della città. Anche in altre realtà urbane svizzere, l'autogestione avviene nelle città, non ai margini. Non ho idea di cosa deciderà Il Molino, comunque l'autogestione deve far parte di aree urbane».

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