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Una parte dell'ex Macello usata come centro sociale da oltre 18 anni (Ti-Press)
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08.04.2021 - 14:330
Aggiornamento : 17:44

Lugano, a giorni l'ora X per liberare l'ex Macello

Il Municipio comunica che il termine scadrà lunedì 12 aprile. Se gli spazi restassero occupati, partirebbe la procedura esecutiva (una decina di giorni)

a cura de laRegione

Scadrà lunedì 12 aprile il termine di 20 giorni per liberare gli spazi dell’ex Macello (poco più della metà dell'area), intimato dal Municipio di Lugano agli occupanti con disdetta formale, consegnata brevi manu, della convenzione del 18 dicembre 2002 sottoscritta tra Città, Cantone e Associazione Alba. Lo ha reso noto l'esecutivo cittadino informando che, "se entro tale termine gli spazi non saranno liberati, la procedura seguirà il suo corso come previsto dalla legge". In particolare, è prevista una diffida con la fissazione di un ultimo breve termine (una decina di giorni) per lo sgombero prima dell’esecuzione d’ufficio. Un ulteriore breve termine che dovrebbe scattare mercoledì 14 aprile. Dal canto suo, il sindaco di Lugano Marco Borradori preferisce non commentare e rimanda la comunicato ufficiale. Bocca cucita anche da parte del vicesindaco Michele Bertini. Dalla nota stampa si evince che il Municipio non ha raccolto l'appello lanciato lo scorso 22 marzo da Carola Barchi e Augusto Bernasconi, entrambi candidati Plr al Consiglio comunale. Un appello nemmeno discusso in seduta municipale ma nel frattempo sottoscritto da Daniel Barray, Fausto “Gerri” Beretta-Piccoli, Rocco Bianchi, Aurelio Buletti, Franco Cavalli, Giampiero Casagrande, Pietro Martinelli, Franco Marinotti, Marianna Meyer, Rupen Nacaroglu, Giorgio Noseda, Cristiano Poli Cappelli, Cristina Pulfer, Claudia Pusterla, Fabio Pusterla, Giovanna Roncoroni Buletti, Guido Sassi, Tommaso Soldini, Michel Venturelli e Filippo Zanetti. Alla decisione del Municipio di Lugano, lo ricordiamo, il Centro sociale autogestito (Csoa) aveva risposto preannunciando che gli occupanti sarebbero stati pronti a scendere in piazza convocando i simpatizzanti “a prendere pubblicamente posizione, a ritrovarsi in centro città lo stesso giorno e a vederci il primo sabato post sgombero per una manifestazione determinata contro sgomberi e repressione in giro per Lugano”.

L'appello inascoltato

Il tentativo di calmierare la questione che si sta riaccendendo a meno di dieci giorni dalle elezioni comunali era stato giustificato così: "Come cittadini, prima che come candidati, riteniamo che la parte conclusiva di questa anomala campagna elettorale (anomala, per le disposizioni anti-covid in vigore, che costringono candidati e partiti a fare una campagna elettorale quasi esclusivamente virtuale) non possa a Lugano essere 'viziata' dalla 'Spada di Damocle' di un possibile sgombero degli autogestiti dall'ex Macello, visto che non dovrebbero sussistere elementi di tale portata che giustifichino un'improvvisa accelerazione per un immediato e drastico intervento, proprio adesso, nei confronti degli autogestiti". Da queste premesse muove la richiesta all'esecutivo di rivedere "la sua decisione inerente lo sgombero dei 'molinari' dall'ex Macello e permetta al nuovo esecutivo che entrerà in carica dopo le elezioni del 18 aprile di valutare quali opzioni attuare nei confronti dell'esperienza dell'autogestione all'ex Macello". I due liberali radicali hanno pure chiesto all'esecutivo di spiegare "la conformità del termine di 20 giorni per sfrattare i Molinari dall’ex Macello con le leggi svizzere e ticinesi" e prima di attuare qualsiasi sgombero di far sapere "se ritiene di disdire o meno la convenzione firmata da esso stesso con Cantone e Alba e come ha intenzione di gestire le possibili manifestazioni di solidarietà verso l'esperienza dell'autogestione in questa fase di misure anti-covid". Infine, Carola Barchi e Augusto Bernasconi hanno chiesto alla Città di illustrare "quali edifici e sedimi è propenso a mettere a disposizione di esperienze dell'autogestione oppure se vuole una Lugano "off limits" per forme di autogestione in città".

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