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Lo studio ha riguardato circa l'83% della popolazione di Lugano (Ti-Press/Archivio)
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25.03.2021 - 17:56
Aggiornamento: 20:45

Senza lo Stato, quasi 5'000 ‘famiglie’ luganesi povere

Con gli aiuti statali questa cifra scende a circa 1'300. Questi, forse, i risultati principali del terzo studio sulla povertà commissionato dalla Città

Sono 1'300 circa le economie domestiche che a Lugano non riescono a raggiungere il fabbisogno minimo vitale. Con o senza aiuti statali. «Ma è ancor più significativo che se non ci fossero le prestazioni dello Stato il 18,6% (quasi 5’000 ‘famiglie’ quindi, ndr) sarebbe in condizione di povertà reddituale, faticherebbe ossia ad arrivare alla fine del mese», evidenzia Lorenzo Quadri. Questi i risultati forse più rilevanti del terzo studio sulla povertà commissionati dal Municipio di Lugano e presentati ieri dal capodicastero Socialità. Un’analisi attesa a lungo, in parte superata dagli eventi a causa della pandemia di Covid-19, e parziale: il campione utilizzato dallo Studio Tiresia si basa su 26’456 nuclei (l’82,5% del totale), corrispondente a 53’538 persone (l’82,8% dei 65’000 abitanti luganesi circa).

Il 5% non raggiunge il minimo vitale

Di queste oltre 26’000 economie domestiche – famiglie di vario genere, ma anche coinquilini –, circa il 5% non raggiunge quindi il fabbisogno minimo vitale: alimentazione e alloggio. Un dato ottenuto basandosi sulle soglie minime stabilite dai vari regolamenti in vigore per definire la povertà: Legge federale sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità, Legge cantonale sull’assistenza, Legge cantonale sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali e Regolamento sulle prestazioni sociali comunali di Lugano. «Dallo studio emerge anche come simulando un fabbisogno finanziario superiore del 10% (dovuto a divorzio, malattia, incidenti, pensionamento o altro, ndr), questa percentuale salirebbe al 6% circa» sottolinea il municipale. «Il problema – secondo la responsabile della Divisione socialità Sabrina Antorini Massa – non sono quindi soltanto le persone che vivono sotto la soglia, ma anche quelle sulle quali una spesa imprevista può incidere in maniera pesante. Consideriamo inoltre che negli ultimi anni la tendenza al risparmio è diminuita».

Il vantaggio della prossimità

Lo studio, certo, è complesso e di non semplice interpretazione: si tratta di una serie di dati aggregati partendo dai dati fiscali del 2016. È stata effettuata una convenzione con il Cantone per accedere alle informazioni anonimizzate e la Divisione delle contribuzioni non le ha fornite per le persone che hanno un reddito imponibile di almeno 200’000 franchi e una sostanza di almeno un milione. Sono altrettanto escluse le persone che pagano le imposte alla fonte altrove. Ciononostante, si tratta di statistiche piuttosto accurate. E che permettono di individuare le fasce di popolazione più a rischio. Nulla di nuovo rispetto ad analoghi studi nazionali o internazionali, si tratta di: famiglie monoparentali (soprattutto se il genitore è donna), persone sole, con poca formazione, senza attività lucrativa evidentemente. «Determinare quante persone sono a rischio povertà è un passo necessario per potenziare le misure d’intervento – sostiene Quadri –, che sono in parte federali e cantonali, ma il Comune ha il vantaggio della prossimità con i cittadini, che permette un accompagnamento personalizzato ed eventualmente una presa a carico integrale».

del Regolamento sociale comunale

E, soprattutto, si tratta di un’indagine importante per «riflettere sulla revisione del Regolamento sociale comunale, senza stravolgerlo perché ha dato buona prova di sé, sono però necessari degli adeguamenti». Ad esempio, sul fronte della scarsa formazione quale motivo di povertà. «Per accedere ai finanziamenti delle riqualifiche ci sono dei vincoli importanti a livello cantonale – osserva il capodicastero –, a livello comunale si intravedono degli spazi di manovra per aumentare gli aiuti e ridurre questo gap». Solo idee per ora: andranno elaborate delle proposte di modifica al regolamento e la revisione andrà sottoposta al Consiglio comunale. E proprio un’alleanza rosso-leghista in legislativo ha approvato nel dicembre 2019 2,5 milioni a sostegno dell’occupazione, tema caldo del momento a causa della pandemia.

E poi, l’impatto del Covid

Sebbene dallo studio non emerga un peggioramento rispetto all’analisi precedente – effettuata nel 2012 coi dati del 2009 –, è chiaro che il fattore Covid, così come emerso da una recente inchiesta da noi effettuata sul territorio, ha peggiorato la situazione. «L’emergenza sanitaria ha avuto un forte impatto sul mercato del lavoro rendendo precarie diverse tipologie di lavoro – ricorda Quadri –. Nel giro di un anno la disoccupazione è passata dal 2,7-2,8 al 3,4%. Gli effetti sull’assistenza sociale sono ancora incerti e contenuti, ma preoccupa la disoccupazione di lunga durata. Sebbene le indennità siano state prolungate, quando termineranno queste persone si rivolgeranno verosimilmente all’assistenza sociale e pertanto si prevede un aumento anche in quest’ambito». E già l’anno scorso il Municipio ha commissionato alla Consultati Sa un’analisi approfondita delle attuali misure anti-crisi in relazione proprio agli effetti della pandemia. Da questo studio è emerso un piano d’azione che prevede tre tipologie di misure sul medio-lungo termine.

Strategia incentrata sull’occupazione

Oltre all’adeguamento del Regolamento sociale comunale in cantiere, si cercherà infatti di agire su molteplici aspetti legati in ampia parte all’occupazione, all’accompagnamento personalizzato e alla presa a carico integrale, qualora necessario. Fra i vari temi, spiccano due gruppi particolarmente a rischio: gli over 50 che restano senza lavoro e i cosiddetti ‘Neet’, i giovani fra i 18 e i 25 anni che non stanno né lavorando né seguendo una formazione. Ma non è terminata neanche la fase di ricerca, anzi: «Grazie a quanto emerso ci spetterà ora un ulteriore lavoro di indagine – spiega Antorini Massa –, per capire ad esempio se ci sono delle persone che non hanno percepito aiuti e perché. E in generale la sfida futura sarà quella di avere dati aggiornati a scadenze regolari che possano aiutarci a stabilire una strategia più performante».

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