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Luganese
23.03.2021 - 17:070
Aggiornamento : 19:42

'Ndrangheta, l'impiegato Luganese esce dal processo

L'inchiesta Imponimento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha disposto 147 rinvii a giudizio. Ad aprile dibattimenti a Lamezia Terme

Il prossimo 14 aprile, giorno in cui nella nuova aula bunker di Lamezia Terme, dove attualmente si sta celebrando il maxiprocesso Rinascita Scott, fra i 147 imputati dell'operazione ''Imponimento'', che dovranno comparire davanti al gup distrettuale, Francesco Rinaldi, non ci sarà il 60enne calabrese, operaio comunale, da decenni residente nel Luganese. La sua posizione, così come quella del 53enne cugino, residente nella Svizzera interna è stata stralciata.

L'indagine contro il clan Anello-Fruci di Filadelfia 

Entrambi erano finiti nell'indagine antimafia ''Imponimento'' contro le cosche 'ndranghetiste operanti nell'area dell'Agitolano (clan Anello-Fruci di Filadelfia) e le loro proiezioni in Svizzera. Complessivamente tredici le posizioni stralciate. Il sessantenne residente nel Luganese, che alle 03 del mattino dello scorso 21 luglio,  era stato prelevato dalla Polizia federale, nell'ambito del maxi blitz organizzato dal Ministero pubblico della Confederazione e dalla Dda di Catanzaro, era stato chiamato in causa per essersi ''reso disponibile alle esigenze della cosca'' riconducibile a Rocco Anello. Un prestanome per l'accusa, in quanto si sarebbe fatto intestare beni e attività appartenenti al sodalizio 'ndranghetista, come un terreno e il progetto di un frantoio di olio in realtà nella piena disponibilità di Rocco Anello. Insomma, una intestazione fittizia per ''eludere le misure di prevenzione a carattere patrimoniale''.

A mettere nei guai il sessantenne erano state soprattutto numerose intercettazioni telefoniche disposte a carico di Rocco Anello, il capo della potente cosca. ''Rocco Anello è un carissimo amico, non posso negarlo, ma nego qualsiasi legame con la ''ndrangheta'' - è quanto raccontato lo scorso luglio a ''la Regione'' dal 60enne calabrese, il cui cugino era ritenuto responsabile di essersi occupato dell'approvvigionamento di armi per conto del clan Anello. Fra i 147 imputati rinviati a giudizio ci sono gli altri quattro calabresi residenti nella Svizzera interna. Imputati che a vario titolo sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, narcotraffico internazionale, traffico di armi, estorsione, turbata libertà degli incanti e intestazione fittizia di beni. Al centro dell'inchiesta Rocco Anello, il boss indiscusso del sodalizio, con molteplici interessi in Svizzera, a conferma del consolidato radicamento della 'ndrangheta nella Confederazione. L'inchiesta infatti ha fatto emergere numerose attività illecite come l'importazione dall'Italia di euro falsi spacciati in Svizzera, traffici di armi, stupefacenti e riciclaggio di soldi e oro. Attività che, per l'accusa, Rocco Anello avrebbe condotto grazie al concorso dei calabresi residenti in Svizzera, nei Cantoni Argovia, Soletta e Zugo.

 

 

 

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