Luganese

Lugano Airport, i sindacati: 'Ricollocamenti o piano sociale'

Unia e Ocst scriveranno già nei prossimi giorni alle autorità per chiedere misure rivolte al personale. Jelmini: 'Il Cantone deve ancora fare la sua parte'

Il sindacalista dell'Ocst Lorenzo Jelmini (Foto Ti-Press)
23 aprile 2020
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Dei ricollocamenti o in alternativa un piano sociale post liquidazione. È di poche ore fa l'annuncio appunto della liquidazione della Lugano Airport Sa (Lasa), ma i sindacati si stanno già muovendo. Anche perché, purtroppo, non si tratta di un fulmine a ciel sereno: «Speravamo di no, ma era fra gli scenari ai quali avevamo pensato» ci spiega Lorenzo Jelmini dell'Ocst. 

Lo scenario peggiore si è quindi concretizzato: da inizio giugno la società che gestisce attualmente lo scalo di Agno non esisterà più e i suoi 72 dipendenti resteranno senza lavoro. Di questi, ha spiegato oggi il presidente del Consiglio d'amministrazione (Cda) Marco Borradori, una dozzina o poco più verranno riassunti durante la fase transitoria di gestione comunale fino a fine anno. Ma sempre il sindaco ha anche spiegato che non è attualmente previsto un piano sociale.

L'uscita di scena del Cantone? 'Non ancora'

«Comprendiamo la logica e la situazione – osserva il sindacalista –, ma si può e si deve fare di più per questi dipendenti». Qualcosa Unia e Ocst l'hanno già ottenuta. In particolare, la proroga del termine di disdetta (da fine aprile a fine maggio) e la garanzia del pagamento degli stipendi fino alla fine di tale periodo. «Non è cosa da poco per una ditta che sta fallendo, bisogna riconoscerlo. Dal 1° giugno la discussione passa però su un altro piano, anzi due: quello con il Comune e quello con il Cantone». «Zali in conferenza stampa ha detto che il Cantone ora esce di scena, ma... assolutamente no. Anche il Cantone, sempre che abbia a cuore il benessere dei propri cittadini, dovrà intervenire a favore di questi dipendenti».

Lettere a Municipio e Consiglio di Stato

I sindacati chiederanno in particolar modo un piano di rioccupazione: «Bisogna permettere a tutti i dipendenti di Lasa di trovare un'alternativa lavorativa». Saranno mandate delle lettere quindi a Municipio e Consiglio di Stato per avviare la discussione sul ricollocamento. «E se proprio non dovessimo riuscire a rioccuparli tutti, ribadiremo che dovranno mettere a disposizione un certo numero di stipendio a favore dei dipendenti non ricollocati». Una sorta di piano sociale post mortem (di Lasa) quindi, dove alla cassa saranno chiamati i due azionisti.

Ma quanto può essere semplice ricollocare questi profili lavorativi, alcuni dei quali altamente qualificati? «Bisognerà ora avere un quadro preciso dell'esperienza professionale e della formazione dei singoli dipendenti. Così potremo capire come formarli affinché siano spendibili nel mondo del lavoro. Il Comune di Lugano, ad esempio, ha messo a disposizione del suo personale per fare questo».

Il personale? 'Rabbia per averlo saputo sui social'

L'umore del personale, infine, in questa triste giornata com'è? «Stamattina c'era molta rabbia, perché sono venuti a saperlo dai social (dal post su Facebook di Dario Kessel, ndr) e non dal datore di lavoro (che ha comunque successivamente inviato una nota ai dipendenti prima della conferenza stampa, ndr). Ma è personale attivo nel mondo dell'aviazione, cosciente della crisi e di come stanno andando le cose nel settore. E questa opzione purtroppo era sul tavolo».

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