Bellinzonese

Che bel castello! Sì della Gestione ‘ma attenti a ticketing e nome’

Rilancio della Fortezza, la commissione invita il Cc a votare i 19 milioni: ‘No a un sito Unesco esclusivo, l’accesso di residenti e studenti sia gratis’

Castel Grande in versione Giro d’Italia 2026
(Ti-Press)
25 febbraio 2026
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Molto bene la valorizzazione storica, culturale e turistica della Fortezza, ma attenti a “non trasformare il sito Unesco in uno spazio distante o esclusivo”, vista la volontà d’introdurre il ticketing per poter visitare determinate aree esterne oggi liberamente accessibili. Giudizio positivo della Commissione gestione del Consiglio comunale di Bellinzona al messaggio municipale, presentato in novembre, che chiede di stanziare 18,5 milioni per realizzare la Fase 1A più altri 496mila franchi per progettare la Fase 2. Il plenum deciderà in seduta il 9 marzo: dei 19 milioni, 8 sono assicurati dal Cantone e 2-4 dalla Confederazione; resta una quota comunale residua di 4,5 al netto dei 3,5 milioni già previsti nel progetto aggregativo.

‘Scelta politica di fondo’

“La valorizzazione della Fortezza non può essere letta unicamente come un progetto di interventi architettonici o di adeguamenti tecnici e funzionali, ma dev’essere intesa come una scelta politica di fondo”, sottolinea nelle conclusioni il rapporto redatto dai co-relatori Marco Pellegrini (Plr) e Pietro Ghisletta (Centro), mentre non si registrano contrari e solo Brenno Martignoni Polti (Noce) e Lorenza Giorla Röhrenbach (Forum alternativo) lo hanno firmato con riserva. La scelta politica “riguarda il ruolo che Bellinzona intende assumere nel panorama culturale cantonale e nazionale e il modo in cui il Ticino sceglie d’investire sul proprio patrimonio storico e identitario”. Considerata la candidatura di Bellinzona a capitale svizzera della cultura 2030 – atto formalizzato verso fine dicembre – la Fortezza “rappresenta un elemento strategico di primaria importanza” essendo un patrimonio “riconosciuto a livello internazionale, capace di dialogare con tutto il Ticino e di fungere da piattaforma culturale condivisa”.

‘Segnale chiaro al Cantone’

In questo senso – ne è convinta la Gestione – il progetto e il relativo avallo comunale “assumono il valore di un segnale chiaro al Gran Consiglio”, a sua volta chiamato a votare il credito di co-finanziamento essendo i tre castelli con le loro murate di proprietà cantonale. Tanti, forse troppi milioni? La cultura e il patrimonio Unesco, insiste la Gestione, “non sono una voce residuale di spesa, ma un investimento strutturale per lo sviluppo turistico, economico e culturale dell’intero Ticino che meritano di essere sostenuti”.

‘Il nodo politico più delicato’

E arriviamo al tema un po’ spinoso del ticketing, che “costituisce uno dei nodi politici più delicati del progetto”. Ticketing che una volta entrato a pieno regime il rilancio strutturale dei castelli, stando al business plan permetterebbe d’incassare una cifra corrispondente alla spesa prevedibile per la gestione della nuova offerta, personale incluso. Con 130/200mila visitatori paganti all'anno, si mira a recuperare i circa 900mila franchi di introiti annuali oggi mancanti e che potranno essere reinvestiti nell'offerta. Dal profilo finanziario la gestione corrente mira da subito (Fase 1) al pareggio dei conti, con 2 milioni di ricavi e costi il primo anno e rispettivamente 2,9 e 2,65 milioni il quarto anno. Sul lungo termine, a Fase 2 implementata, le cifre previste salgono a 3,9 e 3,7 milioni annui. “La sostenibilità finanziaria è un obiettivo legittimo” e la Gestione “non intende metterne in discussione la priorità”.

‘Entrata libera anche per le scuole’

Tuttavia, alla luce delle diverse sensibilità emerse nell’opinione pubblica e in sede di approfondimento, la commissione ritiene “essenziale garantire ai residenti l’accesso gratuito alla Fortezza grazie alla tessera Bellinzona 360”. Ed esprime inoltre l’auspicio che sia “garantito il transito gratuito alle scolaresche ticinesi, valorizzando in particolare l’utilizzo della carta ‘IoStudio’, documento ufficiale di legittimazione rilasciato dal Decs”. Tale strumento, che consente agli studenti di accedere a numerose agevolazioni nei settori della mobilità e della cultura, “risulta coerente con l’obiettivo di favorire un accesso alla Fortezza educativo continuo e senza oneri da parte delle scuole comunali e cantonali”. In questo modo, come scritto all’inizio, “si eviterebbe di trasformare il sito Unesco in uno spazio percepito come distante o esclusivo, perpetuando il legame tra la popolazione e il proprio patrimonio identitario”.

Dov'è finito il concetto di parco accessibile?

A questo riguardo la Gestione ricorda il ruolo centrale svolto da manifestazioni ed eventi che animano la Fortezza: “Contribuiscono in modo determinante a rendere il sito uno spazio vivo, aperto e partecipato, evitando il rischio di una musealizzazione statica”. In effetti attività culturali e usi temporanei “rafforzano il legame con la cittadinanza e generano ricadute concrete su commercio, ristorazione ed economia locale”. Pure evidenziato il fatto che dalla documentazione consultata “sembrerebbe mancare la volontà di valorizzare alcuni principi espressi durante il restauro condotto dall’architetto Galfetti. In particolare ci si riferisce alla fruizione gratuita di determinati spazi che rappresenta, anche simbolicamente, la volontà di intendere il complesso come l’estensione di un parco urbano facilmente accessibile a un vasto pubblico”.

‘Rafforzare la coesione territoriale’

I commissari ritengono poi “fondamentale” la messa in rete della Fortezza con le altre istituzioni culturali della Città e del Cantone: “Il progetto potrà esprimere appieno il suo potenziale solo se inserito in una visione coordinata e complementare che, sfruttando le rispettive specificità, possa contribuire a rafforzare la coesione territoriale ticinese evitando logiche di competizione tra i diversi poli culturali”. E che dire infine del passaggio dalla denominazione ‘castelli’ a ‘Fortezza’? Non tutti l’hanno digerito, tant’è che il movimento Noce lo ha recentemente criticato in occasione di una sua assemblea: “Tocca un aspetto identitario sensibile. Pur fondata su una lettura storica e scientifica del sito Unesco, questa scelta richiede una gestione attenta sul piano comunicativo e simbolico, affinché il progetto sia percepito come inclusivo e condiviso, e non come una rottura con la memoria collettiva”. Dettagli dunque da non banalizzare.

‘Scommessa politica’

In conclusione l’oneroso progetto di valorizzazione “si configura come una scommessa politica per il futuro della Città e dell’intero Cantone. Una scommessa che richiede visione, responsabilità istituzionale e capacità di cooperazione, ma che può diventare un progetto virtuoso in grado di rafforzare la coesione interna di Bellinzona, l’identità culturale ticinese e generare benefici duraturi per l’intero territorio”.

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