L'Mps chiama in causa il governo cantonale e chiede chi ha chiamato le squadre antisommossa, mentre l'Udc bacchetta Badaracco ma non vede i saluti romani

“Chi e con quale obiettivo ha chiesto la presenza e l’intervento della Polizia cantonale e delle squadre antisommossa? Chi ha deciso di chiamare gli agenti romandi? In base a quali valutazioni? In base a quale accordo? Chi ha deciso di comunicare ai partecipanti che, se non si fossero immediatamente dispersi, avrebbero subito un intervento massiccio e violento”: sono le prime domande poste dal Movimento per il socialismo (Mps) al governo cantonale tramite un’interpellanza (primo firmatario Giuseppe Sergi). L'atto parlamentare chiama in causa il Consiglio di Stato in merito al presidio antifascista che si è svolto nel pomeriggio di sabato 21 febbraio in Piazza Manzoni a Lugano “in un clima determinato ma pacifico tra striscioni, slogan e interventi, malgrado il tentativo evidente di far pressione e cercare lo scontro a tutti i costi”.
Nella premessa, l’Mps ha ripercorso l'andamento della manifestazione nel corso della quale è stata ribadita “la critica alla retorica della ‘remigrazione’, giudicata non neutrale ma legata a logiche di esclusione ed espulsione collettiva, e la denuncia della diffusione di idee considerate incompatibili con i diritti democratici fondamentali, nonché con principi previsti dalla Costituzione cantonale e da alcune convenzioni ratificate dalla Svizzera”. Un presidio durante il quale “non sono mancate prese di posizione critiche verso il Municipio di Lugano, accusato di aver adottato decisioni motivate da ragioni di ordine pubblico e sicurezza ritenute insufficienti sul piano politico. Diversi partecipanti hanno ribadito che il diritto di manifestare deve restare centrale in una società democratica e che il contrasto al fascismo costituisce una responsabilità civile, oltre che politica”. Alla luce di tutto questo, al governo viene chiesto chi ha ordinato alla polizia di intimare l’ultimatum ai presenti chiedendo di sciogliere il presidio entro 10 minuti, pena un’azione coercitiva con tanto di gas lacrimogeni e pallottole di gomma e chi ha deciso di rinunciare all’intervento muscoloso.
Intanto l’Udc di Lugano, nel suo sito, non ha potuto fare a meno di tirare le orecchie al vicesindaco Roberto Badaracco, che ha osato distanziarsi pubblicamente dalla maggioranza del Municipio per la decisione di non tollerare la manifestazione non autorizzata. Al partito rappresentato a Palazzo Civico da Chiesa non interessa la risoluzione, con tanto di linee guida, adottata dall’Esecutivo nell’ottobre scorso per le manifestazioni non autorizzate (tuttora in vigore). L’intento è quello di bacchettare l'esponente liberale evocando regole che (ancora) non ci sono e sottolineare la divisione interna al Plr. La presa di posizione dei democentristi, invece, si guarda bene dal denunciare i saluti romani e gli slogan di estrema destra pronunciati da parte di persone incappucciate nel sedime di proprietà degli Scout a Cornaredo: alla luce della denuncia per violazione di domicilio non pare fossero autorizzati.