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05.07.2022 - 11:45
Aggiornamento: 15:23

‘Via appartamenti e negozi’ dal Quartiere Officine di Bellinzona

Le osservazioni del gruppo Verdi/Mps/Fa sulla variante di Pr: ‘Puntare sui soli contenuti lavorativi, formativi, di ricerca e culturali’

"Il progetto non s’inserisce armoniosamente nel tessuto urbano circostante per volumetrie, disposizione edifici e concrete necessità. Apparendo ripiegato su sé stesso, autarchico e avulso dalla realtà circostante, va alleggerito e aperto verso l’esterno e verso l’Almenda, che così come impostata non sarà mai uno spazio pubblico ma una sorta di ‘claustrum’ a esclusivo beneficio degli edifici che vi si affacciano". E ancora: in un comparto così centrale e in prossimità della stazione ferroviaria "la mobilità non può più essere incentrata sull’automobile privata, ma orientata sulla mobilità pubblica, condivisa e lenta". Dal punto di vista dell’impatto ambientale e degli equilibri socio-economici della città, sono diverse le critiche che il gruppo Verdi/Mps/Fa esprime nei confronti della variante di Piano regolatore elaborata dal Municipio cittadino per il nuovo Quartiere Officine previsto al posto dello stabilimento industriale Ffs che verrà trasferito a Castione. Ad "alcuni aspetti apprezzabili" si affianca una larga paletta di "elementi opinabili". Obiezioni verso il Piano particolareggiato che induce l’opposizione ambientalista e di sinistra a sollecitare una "limitazione del progetto ai soli contenuti lavorativi, formativi, di ricerca e culturali essendo il previsto maggior sfruttamento a scopi residenziali e commerciali non difendibile in base all’attuale fabbisogno di Bellinzona. Tale aumento imporrebbe infatti drastici dezonamenti o riduzioni degli indici in conformità con la Legge sulla pianificazione del territorio". A questo riguardo va comunque ricordato che la scorsa estate il Municipio insieme al Cantone ha sollecitato le Ffs affinché riconoscano un diritto di prelazione per eventuali bisogni scolastici o di ricerca, riducendo così la parte residenziale e commerciale.

Sviluppate le critiche iniziali

Il Piano particolareggiato dell’area, pubblicato per un mese fino al 28 giugno, è stato elaborato sulla base del progetto urbanistico ‘Porta del Ticino’ scelto due anni fa nell’ambito del Mandato di studio in parallelo poi affinato in base alle raccomandazioni del Collegio di esperti. Il Municipio sta attualmente svolgendo degli approfondimenti considerando sia il preavviso positivo del Cantone sia una serie di modifiche necessarie e raccomandazioni; un occhio di riguardo sarà riservato alle osservazioni nel frattempo rientrate. Fra cui appunto quella dei Verdi/Mps/Fa i cui rappresentanti in Consiglio comunale erano stati fra i primi nell’autunno 2020 a esporre pubblicamente le loro riserve, puntando in particolare il dito contro il rischio di speculazione edilizia e la mancanza di una visione d’assieme che inglobasse tutto il tessuto urbano del Bellinzonese.

‘Non togliere attrattiva al centro storico’

Oggi quelle prime impressioni vengono rafforzate e sviluppate invitando Città, Cantone e Ffs a lasciare che lo sfruttamento residenziale "avvenga nelle riserve già oggi a disposizione, considerato che il Programma d’azione comunale (Pac) prevede di ampliarle con un maggiore sfruttamento dei comparti Stadio in città e Ferriere Cattaneo a Giubiasco, per citare solo quelli situati nel centro dell’agglomerato". Invocando poi la necessità di una stabilizzazione della dinamica economica e immobiliare, il gruppo ritiene "impensabile un’espansione del mercato immobiliare con la saturazione dei terreni di fondovalle e delle infrastrutture stradali, così come il sovraccarico delle infrastrutture e servizi pubblici e degli ecosistemi". Viene ritenuto semmai indispensabile "predisporre quelle condizioni complessive e non a compartimenti stagni (pensiamo alle richieste per il nuovo Ospedale regionale, per la Centrale di pronto intervento, per nuove scuole medie…) che permettono di rendere sostenibile la nostra economia senza dover erodere ulteriori risorse territoriali e sovraccaricare ulteriormente le infrastrutture, servizi ed ecosistemi". In quest’ottica il comparto "non deve diventare un nuovo centro del quartiere di Bellinzona, che sottrae attrattività e risorse al suo originale centro storico e in generale all’intero Comune".

‘Ad esempio, il nuovo ospedale’

Nel concreto, viene suggerito d’inserirvi il nuovo ospedale, salvaguardando così il parco della Saleggina, nonché i centri di ricerca legati a Bios+, i possibili centri di ricerca e formazione legati allo Swissinnovation Parc e spazi culturali "che possano dialogare ed essere complementari con i contenuti del quartiere di Bellinzona e in particolare il centro storico". A livello d’impatto sul territorio, si caldeggia un comparto "più arioso e aperto al tessuto urbano circostante, con volumetrie meno massicce e compatte (preferibile uno sviluppo in altezza di alcuni edifici) e passaggi di accesso più invitanti alla zona centrale verde, dove si vede di buon occhio il transito a cielo aperto del riale Riganella con magari lo sviluppo di un piccolo specchio d’acqua attorniato da adeguata vegetazione. L’inserimento di vegetazione, anche ad alto fusto, deve avvenire anche sul perimetro del comparto a beneficio dei quartieri circostanti secondo i dettami federali su biodiversità, permeabilità del suolo e protezione dalle isole di calore".

‘Spropositati 1’200 posti auto’

Altro capitolo, la mobilità: "Dev’essere soprattutto di carattere pubblica e lenta. L’utilizzo dell’automobile sia dunque limitato a un servizio di carsharing che può trovare spazio in un’autorimessa interrata, adeguatamente dimensionata per questo servizio e per l’accesso all’ospedale. In superficie sono da prevedere stalli attrezzati per le biciclette elettriche e non, che permettano la mobilità lenta". In questo ambito il gruppo Verdi/Mps/Fa ritiene "sopravvalutate e strumentalmente esaltate, al fine di attenuare eventuali resistenze al progetto, le qualità di quartiere ecologico e intergenerazionale tramite cooperative abitative". Tutto il discorso sul quartiere modello "viene sconfessato già nelle fondamenta delle scelte sulla mobilità". Infatti sebbene la pianificazione dei posteggi sotterranei prospettati "possa essere conforme alle norme vigenti", viene ritenuto "spropositato e insensato, in un quartiere a contatto con una stazione ferroviaria, inserire 1’200 stalli sotterranei per le automobili, che avranno un notevole impatto sulla viabilità già di per sé non molto ottimale di quel comparto. A cosa serve densificare attorno agli snodi di trasporto pubblico, se poi con la costruzione di autorimesse interrate sotto ogni edificio si incentiva nel contempo l’uso dell’automobile privata?". Quanto poi ai previsti tetti verdi, ai giardini verticali e all’Almenda, "non guastano e possono essere soluzioni benvenute, ma non sostituiscono l’impostazione di base di avere un tessuto urbano che mantenga la sua biodiversità, la permeabilità idrica e delle proprietà di resilienza ai fattori climatici che caratterizzino tutto il tessuto urbano e non solo quello del comparto officine".

‘Evitare una città a due velocità’

Affrontato infine il timore di ritrovarsi a medio termine con una città a due velocità: quella che evolverà nel prossimo trentennio, e quella situata ai suoi margini che secondo taluni rischia di rimanere al palo: "È importante considerare l’impatto che questo progetto potrebbe avere sull’economia immobiliare e commerciale del Comune e in particolare del quartiere di Bellinzona. Il Municipio sostiene che il progetto può rilanciare l’economia locale: un’ipotesi ancora tutta da verificare, poiché l’arrivo sul mercato di residenze e commerci promossi da un grande attore immobiliare come Ffs rischia di costituire una concorrenza non sostenibile per i piccoli e medi proprietari e commerci. I quali si vedrebbero erodere il valore dei loro immobili e commerci, creando sfitto, insostenibilità finanziaria e deperimento del parco immobiliare". Altro discorso invece, conclude il gruppo Verdi/Mps/Fa, sarebbe se il comparto venisse utilizzato per contenuti pubblici, di ricerca, di lavoro e cultura.

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