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22.09.2021 - 18:02
Aggiornamento: 18:24

Quartiere Officine, è la Città ad aver chiesto i terreni

Insieme al Cantone ha sollecitato le Ffs affinché riconosca un diritto di prelazione per eventuali bisogni scolastici, o di ricerca, d’ordine terziario

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Il sindaco Mario Branda in occasione dell'esposizione dei vari progetti relativi al futuro quartiere polifunzionale delle Officine (Ti-Press)

Perché mai le Ferrovie federali svizzere dovrebbero cedere al Cantone e/o alla Città di Bellinzona una parte dei 60’000 metri quadrati del comparto Officine (totale 120’000) che in futuro resteranno di proprietà delle Ffs in base alla Dichiarazione d’intenti tripartita firmata nel dicembre 2017? Quanto detto dal consigliere di Stato Christian Vitta a Lugano il 13 settembre durante l’incontro incentrato sullo sviluppo del Ticino in ottica di AlpTransit, e cioè che vi sarebbe un’apertura delle Ffs a non costruire nel futuro nuovo Quartiere Officine soltanto uffici, appartamenti e superfici commerciali, trova conferma presso le stesse Ferrovie. Alle quali la ‘Regione’ ha chiesto chiarimenti che sembrano sconfessare la teoria espressa in un’interpellanza al governo cantonale depositata dalle due granconsigliere di ‘Più Donne’. Le Ffs affermano dunque, citiamo, di aver “dato la loro disponibilità, in risposta a una richiesta specifica del Cantone, a valutare una messa a disposizione di una parte della superficie che resterà di loro proprietà dopo il 2026”, quando a Castione entrerà in funzione il nuovo stabilimento di manutenzione e si libererà il comparto cittadino. Questa superficie, proseguono le Ffs, “potrebbe permettere l’insediamento di un potenziale contenuto d’interesse pubblico che potrebbe avere ricadute positive sull’insieme del nuovo quartiere (incluse le ulteriori superfici di Ffs destinate ad abitazioni, uffici, commerci di prossimità ecc.) e della Città”. Cosa s’intenda per “messa a disposizione” tra varie opzioni possibili quali affitto, diritto di superficie o vendita, le Ferrovie per il momento non intendono specificarlo, anche perché nulla è deciso.

La mossa della Turrita

Il sindaco Mario Branda, interpellato dalla redazione, specifica che Città e Cantone insieme, partendo da una prima riflessione maturata in Municipio, hanno chiesto la disponibilità delle Ffs ad accordare un diritto di prelazione che assicurerebbe la priorità all’ente pubblico qualora maturasse la necessità di acquistare altre superfici. Visto l’ampio interesse che sta sin d’ora suscitando il comparto, è infatti molto probabile che anche altri enti di varia natura, come pure società e privati potrebbero a loro volta essere interessati a comprare dalle Ffs superfici vergini o già edificate. Nel nuovo quartiere polifunzionale, ricordiamo, è prevista fra le altre cose anche la sede ticinese del Parco svizzero dell’innovazione, nonché strutture scolastiche di vario ordine per le quali al momento nulla è deciso. Di sicuro, ricorda il sindaco, la Città intende insediare nella parte nord una scuola comunale; mentre a livello cantonale, ricordiamo, si ipotizza una scuola media (idea pare già accantonata), l’Arti e Mestieri (il suo trasferimento è chiesto da una mozione interpartitica depositata lo scorso febbraio in Gran Consiglio ma finora dormiente in qualche commissione parlamentare) e uno o più dipartimenti della Supsi; si vocifera inoltre pure di una filiale del Politecnico federale di Zurigo. «È quindi anche per poter assicurare l’eventuale insediamento di scuole d’ordine terziario e di istituti di ricerca – specifica Mario Branda – che il Cantone e la Città si sono mossi verso le Ffs guardando ai possibili sviluppi immaginabili fra una decina d’anni».

C’entra forse lo sfitto?

Quanto alle deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo nell’interpellanza intitolata “Lo sfitto affonda il progetto di nuovo Quartiere Officine a Bellinzona?” partono lancia in resta e interpretando a modo loro un articolo del ‘Corriere del Ticino’ dedicato al tema sostengono senza mezzi termini che “le Ffs avrebbero rinunciato all’edificazione delle abitazioni (appartamenti per 2’500 abitanti). A motivare la rinuncia – proseguono – è lo stato del mercato immobiliare ticinese, che ad oggi presenta uno sfitto così grave che alle Ffs non risulta più conveniente investire nel mattone”. Conclusioni che paiono affrettate e alle quali dovrà a ogni modo rispondere il Consiglio di Stato, non da ultimo considerando – come scritto sopra – che le Ffs confermano di voler edificare uffici, appartamenti e commerci di prossimità sui terreni di loro competenza.

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