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12.04.2022 - 19:06
Aggiornamento: 21:10

Botte nell’appartamento a Bellinzona, altro autore condannato

Salvo ricorsi dovrà scontare altri quattro mesi di carcere il 32enne che insieme a due coetanei aggredì un ragazzo in un’abitazione in Piazza del Sole

«In camera di consiglio la Corte ha riguardato quel filmato: i fatti sono a dir poco raccapriccianti, di una brutalità estrema e totalmente immotivata. Non si capisce davvero la regione di tanta violenza. E le conseguenze potevano essere peggiori». Così si è espresso il giudice Siro Quadri prima di pronunciare la sentenza (tre anni di carcere di cui uno da espiare) nei confronti di uno dei tre autori dell’aggressione ai danni di un altro ragazzo avvenuta in un appartamento affacciato su Piazza del Sole a Bellinzona, la mattina del 2 dicembre 2020. Raggiunta da calci e pugni, la vittima aveva riportato policontusioni e poliescoriazioni. Dopo le botte, i tre avevano chiuso a chiave la porta dall’esterno, impedendo alla persona ferita di uscire per 45 minuti fino all’arrivo dei soccorsi. I pompieri avevano dovuto forzare la porta per entrare nell’abitazione. Oggi nell’aula penale di Lugano la Corte delle assise criminali ha dunque inflitto la seconda sentenza per una triste vicenda dietro la quale si cela un ambiente malsano fatto di droga e alcol. Quanto agli altri due correi, uno è già condannato lo scorso dicembre a una pena detentiva di trenta mesi di cui dodici da espiare mentre il secondo – colui che girò anche un filmato dell’aggressione poi finito nelle mani degli inquirenti – è in attesa di essere rinviato a giudizio.

‘Mi ha mancato di rispetto a volevo dargli una lezione’

Questa mattina, nel corso dell’istruttoria dibattimentale l’imputato ha lui stesso definito l’aggressione una spedizione punitiva. Durante la serata precedente, ha spiegato in aula, i quattro avevano consumato insieme cocaina nell’abitazione poi luogo delle botte. A detta del 32enne, la vittima sarebbe andata in escandescenza, maneggiando coltelli e mancando di rispetto agli altri tre, i quali, dopo essere usciti dall’abitazione e aver continuato a consumare stupefacenti, sono tornati nell’appartamento all’alba della mattina seguente. «L’intenzione era di fargli paura, di dargli una lezione – ha affermato in aula il 32enne –. Riconosco che l’aggressione è stata una cosa sbagliata, ma non ho infierito più di quel tanto. In quel periodo ero particolarmente violento perché consumavo parecchio. Ora sto cercando di cambiare, penso di potercela fare. Ho smesso con la cocaina e sono convinto che posso tirarmi insieme». Per la Corte l’imputato non ha però dimostrato una piena presa di coscienza. «È vero – ha affermato il giudice Quadri –, il consumo di droga c’è stato, ma non si può dare la colpa esclusivamente alla cocaina».

Il precedente e lo spacciatore ospite nella sua abitazione

Nella commisurazione della pena la Corte ha tenuto conto – decidendo di revocare la sospensione della pena – del precedente specifico dell’imputato, già condannato nel 2020 tramite decreto d’accusa a sei mesi di carcere sospesi con la condizionale per aver preso parte a un traffico di droga. Un ambiente da cui, una volta accettato la sentenza, il 32enne non si è distanziato. Oltre che per i reati di aggressione e sequestro di persone, la sentenza pronunciata oggi condanna infatti l’uomo anche per i reati di infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti (la Corte ha accertato che ha venduto almeno 200 grammi di cocaina) ma soprattutto ha ospitato nella sua abitazione uno spacciatore albanese, arrestato il giorno dopo l’aggressione in Piazza del Sole. Per la Corte presieduta dal giudice Quadri (giudici a latere Emilie Mordasini e Monica Sartori-Lombardi), i circa 720 grammi di cocaina rinvenuti a casa dell’imputato configurano il reato di complicità in infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti (capo d’accusa che l’avvocato difensore Niccolò Giovanettina contestava sostenendo che il suo assistito non era a conoscenza dell’attività illecita dell’uomo). La difesa – battutasi per una pena interamente sospesa – chiedeva il proscioglimento anche dal reato di sequestro di persona, ritenendo che il suo assistito si sia allontanato dall’abitazione prime che i due correi chiudessero in casa la vittima (una tesi, ha detto il giudice, smentita dal filmato dell’aggressione). Dal canto suo la procuratrice pubblica Valentina Tuoni aveva formulato una richiesta di pena di 30 mesi di cui sei da espiare, più la revoca della condizionale della precedente condanna per stupefacenti.

Sul conto del 32enne la Corte ha inflitto una pena detentiva di tre anni, di cui dodici mesi da espiare e i rimanenti sospesi con la condizionale per un periodo di prova di cinque anni. Se la sentenza crescerà in giudicato, tenuto conto del carcere preventivo già scontato l’uomo dovrà tornare dietro le sbarre per circa quattro mesi. Una volta uscito dovrà proseguire il percorso terapeutico – sarà pure costretto a sottoporsi a controlli a sorpresa per accertare l’assenza di consumo di sostanze – e penderà su di lui la spada di Damocle della condizionale. «La Corte ha apprezzato che lei non fa più uso di cocaina, me le considerazioni del perito ci dicono c’è un grave rischio di recidiva», ha detto il giudice. Quanto all’attuale occupazione del 32enne, addetto alla sicurezza di un trapper italiano (ex membro della Dark Polo Gang peraltro condannato recentemente per aver aggredito un fan), il giudice auspica per lui qualcosa di migliore in futuro. «Per avere una prognosi favorevole deve uscire dall’assistenza e costruire qualcosa di concreto. Solo a quel punto potremo dire che ha abbandonato quel mondo».

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