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07.07.2020 - 05:500
Aggiornamento : 29.07.2020 - 12:10

Parco eolico del Gottardo: spuntano le prime torri

Da fine luglio verranno assemblate le turbine. L'entrata in servizio dell'impianto, il primo in Ticino, è prevista entro fine novembre

È passato quasi un anno esatto dalla posa della prima pietra sul cantiere per la realizzazione sul Passo del Gottardo del primo parco eolico in Ticino e i lavori procedono speditamente. Sono infatti attesi a breve i pezzi da assemblare per formare le cinque turbine che, grazie alla forza del vento, produrranno energia pulita a 2’106 metri di altitudine. Come spiega da noi contattato Edy Losa, direttore della Parco Eolico Sa e vice direttore dell’Azienda elettrica ticinese (che partecipa nella misura del 70% nella Sa), il cantiere sta proseguendo secondo programma e chi transita oggi sul Passo può notare le prime concrete tracce dell'avanzamento. Il lockdown e le misure anti pandemia non hanno di fatto influito sulle tempistiche, poiché nei mesi invernali era già previsto lo stop a causa della presenza della neve in altura. Dopo l’inizio dei lavori a luglio 2019, i mesi successivi sono stati dedicati alla realizzazione degli accessi stradali ai previsti cinque pali eolici e alla preparazione delle fondazioni. Il cantiere è stato sospeso prima del previsto - a fine ottobre - a causa della neve arrivata presto, spiega Losa. «Quest’anno invece abbiamo avuto la fortuna che c’era poca neve sul passo e siamo riusciti a ricominciare un po’ prima di quanto preventivato, a metà maggio, mettendo in atto alcune misure sanitarie per garantire le distanze sociali e recuperando così il tempo perso», aggiunge.

Trasporto eccezionale via tunnel e strada del Passo

Sono attualmente in fase di ultimazione gli accessi stradali e da alcune settimane sono in costruzione le prime due torri. «Vi lavorano due squadre di operai della ditta tedesca Enercon che fornisce il materiale per realizzare gli impianti», aggiunge il direttore della società. Sulla prima parte in cemento armato viene posato un pezzo in acciaio, sul quale verrà montata una cosiddetta gondola dentro cui si trova un generatore: qui verranno poi applicate le pale che gireranno grazie al vento. Il trasporto di questi pezzi è invero eccezionale: le pale sono lunghe 46 metri e, come racconta Losa, è stato necessario fare delle prove per essere certi che il trasporto avvenisse senza problemi. Dalla Germania attraverseranno su di un camion la galleria autostradale del San Gottardo per poi percorrere la strada del passo sul versante ticinese, più facile a livello logistico. Il trasporto in elicottero è stato escluso a causa del peso troppo elevato, ma anche della pericolosità in caso di vento. Impegnativo anche il trasporto delle gondole, ingombro di 4,3 metri, ovvero il massimo consentito per attraversare il tunnel sull’A2. 

Coprirà il fabbisogno di 4'000 economie domestiche

La posa delle prime pale è prevista verosimilmente a fine mese. «Dopo il montaggio verrà effettuata la messa in servizio del primo generatore». Sarà comunque necessaria una fase della durata di alcune settimane per effettuare controlli e prove tecniche, prima dell’attivazione vera e propria. «Stimiamo di poter mettere in funzione tutti gli aerogeneratori entro fine novembre», sottolinea il nostro interlocutore. I cinque impianti, che una volta finiti misureranno 144 metri in altezza, della potenza ciascuno di 2,35 megawatt, produrranno 16-20 GWh riuscendo in totale a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 4’000 economie domestiche (come tutta la Leventina), pari al 15% di tutta l’energia eolica svizzera. Dopo le lungaggini causate in particolare dalla procedura di ricorso portata avanti dalla Società ticinese per l’arte e la natura (Stan), i tempi di realizzazione proseguono dunque a ritmo spedito sotto la direzione del personale Aet. Secondo programma anche i costi preventivati attorno a 32 milioni di franchi. Un occhio attento dovrà però essere sempre rivolto verso il cielo: sul passo potrebbe nevicare anche d’estate e folate troppo forti di vento potrebbero ritardare la fase di posa.

Per il Tram 'simbolo dell'attività umana contemporanea'

Sui social nei giorni scorsi non sono mancati alcuni commenti critici, con tanto di foto, nei confronti di quello che viene ritenuto da taluni uno sfregio al paesaggio. Come spesso accade, la critica monta a cose quasi fatte. Il progetto, ricordiamo, poggia sul Piano energetico cantonale che inserisce tra le fonti rinnovabili lo sfruttamento del vento attribuendo un “ruolo centrale” proprio al Parco eolico del Gottardo. Statuendo cinque anni fa su un ricorso della Stan, il Tribunale amministrativo cantonale evidenziava come il carattere monumentale del Passo sia fuori discussione e presenti peculiarità uniche: “È un luogo simbolo per la Svizzera - annotava il Tram - ma non è un ambiente naturale e incontaminato” essendo “la presenza antropica evidente” tanto da esserne “una delle caratteristiche”. Il Passo infatti “è marcato dalla sovrapposizione di diversi interventi che testimoniano l’attività umana nei secoli, simbolo di perizia architettonica e ingegneristica”. Perciò il Tram affermava di condividere la visione di principio del Parco eolico “quale ulteriore stratificazione storica e simbolo dell’attività umana contemporanea”. Non essendo un paesaggio vergine ma un sito accessibile e assai frequentato, “una protezione sotto il profilo strettamente naturalistico dev’essere relativizzata”. Quanto al carattere paesaggistico, “nessuno mette in dubbio l’importante impatto – sottolineava il Tram – ma ciò non significa ancora che il Parco eolico costituirà un elemento degradante”. Le preoccupazioni della Stan venivano perciò ritenute “eccessive” considerata anche la “stretta correlazione con gli interventi di riordino e valorizzazione” previsti, fra cui lo smantellamento delle linee elettriche aeree esistenti. Anche sulle proporzioni delle torri il tribunale condivideva le conclusioni del Rapporto d’impatto ambientale secondo cui l’assenza di alberi e la presenza delle montagne circostanti “ne relativizzano l’altezza”. Inoltre sorgeranno a debita distanza dal sito inventariato dall’Isos.

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