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Bellinzonese
03.05.2019 - 10:320
Aggiornamento : 15:55

Postribolo di Cadenazzo, la battaglia legale prosegue

I confinanti impugneranno davanti al Tram la decisione del Consiglio di Stato che ha respinto l'ultimo ricorso e concesso la licenza edilizia

Proseguirà per la seconda volta nelle stanze del Tribunale amministrativo cantonale (Tram) la lunga battaglia legale avviata anni fa da una decina di confinanti del postribolo di Cadenazzo previsto all’incrocio fra via Industria e via al Pian. L’avvocato Attilio Rampini, che li rappresenta nuovamente, spiega infatti alla ‘Regione’ di aver ricevuto mandato per impugnare davanti al Tram la nuova decisione del Consiglio di Stato riportata oggi dal ‘CdT’. Governo cantonale che il 17 aprile ha respinto l’ultimo ricorso dei confinanti contrario al rilascio della licenza edilizia (versione bis modificata) sancito dal Municipio nel febbraio 2018. I confinanti contesteranno nuovamente l’opportunità di insediare la casa d’appuntamenti in una zona che non è solo artigianale e industriale, ma anche residenziale. Un altro punto sensibile – annota l’avvocato – concerne la Zona di pianificazione comunale (Zpc) che il Municipio ha istituito a suo tempo sia per capire fino a che punto l’area industriale-artigianale potrà espandersi accogliendo altre attività, sia per procedere con una serie di migliorie anche insfrastrutturali (strade e canali) atte a gestire adeguatamente l’importante mole di traffico misto, assicurando la necessaria sicurezza per tutti gli utenti. Siccome l’istituzione della Zpc introduce una moratoria sulle nuove costruzioni, sospendendone de facto la realizzazione, i ricorrenti insisteranno davanti al Tram affinché vi si inserisca anche il postribolo.

Il promotore non demorde? Valutazioni in corso

L’ipotesi di occupare un mappale con un postribolo di 2’000 metri quadrati nel quale far lavorare una trentina di ragazze resterà dunque ancora ferma al palo per parecchio tempo. L’operazione da 3 milioni di franchi promossa dal già titolare in paese dell’ex bar Hollywood chiuso nell’ottobre 2014, ha sin qui superato i giudizi di più istanze. Era però stato il Consiglio di Stato – accogliendo parzialmente nel 2016 uno dei ricorsi del vicinato – a chiedere di eliminare dai contenuti un appartamento previsto nel piano mansardato per il custode. Ordine di eliminazione che nel 2017 il Tram aveva confermato, ammettendo tuttavia la possibilità di edificare il bordello in quel luogo. Quanto all’appartamento, nel progetto rivisto – avallato nel 2018 dal Municipio e recentemente dal governo cantonale – è stato sostituito da uffici. Secondo il Consiglio di Stato – e secondo il Tram nella sua prima valutazione del 2017 – l’insediamento del maxi bordello è possibile visto che a Piano regolatore la zona risulta essere mista, includendo oltre agli insediamenti abitativi esistenti da alcuni decenni anche attività artigianali e produttive poco moleste, nonché attività commerciali. Qual è, appunto, la prostituzione. Le lungaggini (5 anni dal 2014 a oggi) faranno desistere il promotore dell’operazione a luci rosse? Il suo legale, l’avvocato Yasar Ravi, rinvia una valutazione sul da farsi alle prossime settimane.

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