Intervista

Il silenzio spezzato di Valentina

Valentina Giacalone è stata bersaglio di bullismo. Lo ha vinto e per essere d'aiuto agli altri si è messa in gioco. Come? Lo racconta qui

(© Mattia Ranzoni)
8 febbraio 2026
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Nel cuore della sua adolescenza Valentina Giacalone, a scuola, è stata bersaglio di bulli che le hanno reso quegli anni un inferno. È stato grazie all’occhio sensibile della mamma, alla vicinanza di una sua cara amica e alla sua forza di volontà se è riuscita a uscire da quella spirale dolorosa. Ma Valentina non si è fermata alla sua guarigione: della sua esperienza ne ha fatto un libro con l’intento di essere d’aiuto a coloro che stanno attraversando momenti bui a causa di questo triste fenomeno. Il suo impegno è andato oltre: con l’associazione Non Solo Moda supporta concretamente le vittime e sensibilizza il pubblico sul tema del bullismo, anche grazie a serate pubbliche, arrivando pure in Ticino.

“Per anni mi sono, chiesta: ‘Perché? Perché i bulli si accaniscono contro una persona? Cosa li spinge a ferire gli altri, a cercare di distruggerne l’autostima’? La risposta, spesso, risiede non solo nella persona che viene presa di mira, ma anche nelle vulnerabilità nascoste di chi compie questi atti”. E, ancora: “Spesso, dietro l’atto di bullismo si cela una grande insicurezza. Gli individui che praticano il bullismo sono alla ricerca di una forma di potere, un mezzo per elevare la propria autostima e sentirsi superiori agli altri (…). Il branco, infatti, gioca un ruolo cruciale: sentirsi parte di un gruppo che perpetra la violenza aiuta a nascondere la propria vulnerabilità. Nessuno vuole essere la preda e quindi si trasformano in predatori”.

© Depositphotos

Lei, Valentina Giacalone, suo malgrado, preda di questo ‘branco’ lo è stata. Ma ha avuto la fortuna e la forza di uscirne. E, soprattutto, ha trovato pure la forza interiore che l’ha spinta a far sì che ciò che ha provato sulla sua pelle non abbia a ripetersi con altre persone. Certo, senza l’ambizione di riuscire a sconfiggere una volta per tutte la piaga del bullismo, ma, almeno, di contribuire a sensibilizzare quante più ‘orecchie’ possibili per una causa per la quale ancora oggi troppo spesso rimangono sorde.

Oggi come ieri, infatti, spesso il fenomeno del bullismo, così come i suoi effetti e le sue conseguenze, viene sottostimato dalla società. O, peggio, sminuito. Non però da chi l’ha sperimentato sulla propria pelle. Come, appunto, Valentina, che al termine di un lungo percorso necessario per far cicatrizzare le ferite che la sua esperienza le ha provocato, ha deciso di raccontare la sua storia. L’ha fatto attraverso una serie di iniziative. Da Non Solo Moda, l’associazione da lei stessa costituita e che si prefigge di offrire un concreto supporto e solidarietà a tutte le vittime di bullismo, alle sfilate che legano a filo diretto il mondo della moda alla lotta contro il bullismo. Ma anche dalle pagine di Cicatrici invisibili. Il coraggio di spezzare il silenzio (Giovane Holden Edizioni, 2025), da cui l’incipit, libro in cui Valentina racconta la sua vicenda. La storia di una ragazza come tante altre, cresciuta a due passi dal confine con la Svizzera, in una realtà e in un contesto che ha dunque parecchio in comune con la realtà nostrana. Anche perché piaghe come il bullismo non conoscono né età, né distinzioni di sesso e men che meno di domicilio.

Anni di violenza psicologica e fisica

«I primi episodi di bullismo ho iniziato a subirli attorno ai 15 anni, e si sono protratti per tre anni – racconta l’oggi 22enne Valentina –. È successo a scuola, nell’istituto superiore che frequentavo. Il primo anno era andato via liscio: con i compagni mi trovavo davvero bene e avevo pure stretto diverse amicizie, fra cui una con una ragazza che a tutt’oggi è la mia migliore amica. Poi, però, quando al gruppo si è unita una terza persona, una figura maschile (fra l’altro l’unica della classe) – anche se questo è relativo: nei casi di bullismo, il sesso non è una discriminante fondamentale – sono cominciati i primi problemi. Inizialmente c’era sì un buon affiatamento con tutto il nostro gruppetto, ma col passare del tempo i rapporti si sono un po’ incrinati e sono emerse le prime frizioni. Questa persona ha iniziato a prenderci di mira. Dapprima con semplici scherzi o frecciatine, che poi, col passare dei giorni e delle settimane si son fatti sempre più pesanti. Ho provato a parlargliene, e a quel punto, anziché attenuarsi, questi eventi hanno conosciuto un’escalation, arrivando al punto di alienarci contro l’intera classe, di cui la mia amica e soprattutto io siamo diventate il principale obiettivo di scherno. Ci hanno affibbiato etichette che ci siamo portate appresso per anni… La violenza di questo branco non si è però limitata alle sole parole, evolvendo da violenza psicologica anche a violenza fisica vera e propria. Ricordo in particolare che spesso nei corridoi, quando incrociavamo una ragazza dal fisico un po’ più robusto, giravano di quelle spallate… Altre volte, in classe, durante le ore di sostegno, ‘volavano’ gli astucci. A ginnastica, poi, quando si giocava a pallavolo, io e la mia amica spesse volte dovevamo rinchiuderci in spogliatoio per cercare riparo, perché altrimenti finivamo per diventare noi il bersaglio della palla… Questa era la nostra quotidianità in quei tre anni passati tra i 15 e i 18 anni: no, non è stato un bel periodo, decisamente…».

La famiglia, l'amicizia e la forza di volontà come rete

Ma Valentina è comunque riuscita a trovare la forza per uscirne e per raccontare quanto vissuto sulla sua pelle… «Per anni mi sono sentita violata nella mia identità, e questo mi ha portato a vedermi come mi etichettavano loro. Per uscirne, per spezzare quel circolo vizioso in cui ci si ritrova, occorre parlarne con qualcuno. Ma spesso chi è vittima di bullismo è frenato dalla vergogna, sentimento comune che lo porta a chiudersi in se stesso… Nel mio caso, la prima ad accorgersi che qualcosa non andava è stata mia madre: con il suo aiuto, quello della rete che mi ha sostenuta e la mia forza di volontà, sono riuscita a uscirne, e ora mi sono ripromessa di aiutare tutte le persone che loro malgrado si sono ritrovate o si ritrovano in una situazione come quella che ho vissuto io. In ogni caso, come dico quando porto la mia storia davanti alla gente, la prima cosa da fare è parlarne, con un’amica o un amico, un genitore, o un adulto. E se il primo orecchio che si trova è sordo ai nostri lamenti, non ci si deve scoraggiare, ma insistere e provare altrove, finché non si trova quello che raccoglie i messaggi di aiuto. Tornando al mio caso, la mia amica e la mia famiglia mi hanno dato la forza per uscire da questa spirale: senza di loro non so nemmeno se oggi sarei qui a parlarne. Le cronache dei giornali purtroppo spesso riportano notizie di giovani che si sono fatti sopraffare da questi episodi di bullismo; per questo il sostegno di una ‘rete’ è fondamentale».

© Simona FoiValentina con la mamma e il papà

In Ticino

La sensibilizzazione passa dalla passerella

Oltre che come Graphic Designer, Valentina è diplomata modellista. È lei la creatrice degli abiti che poi prendono forma nell’atelier di sartoria di sua madre. E sono proprio quelli gli abiti che le modelle (alcune delle quali con alle spalle un vissuto analogo al suo) portano sulla passerella delle sfilate proposte da Non Solo Moda quali eventi pensati anche e soprattutto per sensibilizzare le persone sul fenomeno del bullismo. Appuntamenti che porteranno Valentina e sua madre anche in Ticino. Domenica 15 febbraio per una sfilata alla casa anziani Villa Santa Maria a Savosa. Martedì 24 febbraio, su iniziativa dell’Associazione genitori di Breganzona, nell’aula magna delle Elementari di Breganzona, grazie alla disponibilità del direttore dell’istituto scolastico Federico Jäggli, con inizio alle 17.45 verrà invece proposta una serata pubblica durante la quale Valentina racconterà la sua esperienza. L’evento è rivolto in particolare a ragazzi del secondo ciclo delle Elementari e a quelli delle Medie, come pure ai loro genitori, ma è aperto anche a tutti gli interessati.