Tra manoscritti medievali e fumetti, archivi e intelligenza artificiale, Montorfani si muove fra mondi diversi. Alla guida della Biblioteca dei Frati di Lugano, crede nei libri e nel dialogo

Tra manoscritti medievali e fumetti, archivi e intelligenza artificiale, Pietro Montorfani si muove fra mondi diversi. Alla guida della Biblioteca dei Frati di Lugano, crede nei libri e nel dialogo. Senza troppe etichette, ama stare a cavallo fra culture, idee e visioni del mondo.
Pietro Montorfani cresce all’ombra del Castello di Montebello, a Daro, appena sopra Bellinzona. Fa parte di una famiglia grande, affiatata, moralmente e intellettualmente esigente. Ha studiato Lettere e di lettere si continua a occupare. Oggi dirige la Biblioteca dei Frati di Lugano, ma fa molto di più: il giornalista, il docente universitario, il papà.
In mezzo a tutto questo sapere (casa sua ‘non ha pareti, ma libri’) conserva felicemente la capacità di abbandonarsi al piacere. Quel talento che pochi intellettuali hanno e che molti vorrebbero: saper fare ogni tanto anche le cose oziose, come leggere un romanzo, evadere nella fantascienza, buttarsi a pancia in giù sul tappeto e divorare un fumetto dopo l’altro.
Presentiamolo un po’. La prima cosa che salta all’occhio è che Pietro, nonostante la dimestichezza con gli archivi, non ama le etichette. Anzi: si diverte a confonderle, alternarle o fonderle. Non vuole scegliere fra il silenzio e l’incontro, tra la quantità di libri e la loro selezione. Vuole tutto e ha trovato il luogo perfetto per ottenerlo: una biblioteca.
© Ti-Press / Pablo GianinazziVive sul confine tra Italia e Svizzera; è molto legato al Ticino, ma ha studiato a Milano e ha sposato una ragazza italiana. Oggi possiede due passaporti. Nel cuore continua a sentirsi bellinzonese, ma da anni e per anni si è occupato della Storia di Lugano. È capace di passare ore su un manoscritto medievale ma poi si diletta con l’informatica. Oggi infatti insegna Digital Humanities all’Usi e alla Cattolica. Dalla sua famiglia ha ereditato rigore intellettuale che si è fuso con quella leggerezza assorbita da chi negli anni Ottanta è stato bambino. Si interessa di tutto: ha pubblicato poesie, è stato sindacalista, scrive sui giornali. I temi dei suoi libri e progetti spaziano da Torquato Tasso alle logge massoniche, dalle storie dei poeti all’intelligenza artificiale.
Per sua fortuna, oltre il lavoro, le rubriche sui giornali, la presenza sui social media per commentare l’attualità, ci sono le sue tre figlie, che lo obbligano a concentrarsi sulle cose importanti, che magari sono semplicemente lì, nel salotto di casa.
Per essere un papà presente, lavora a tempo parziale; quando gli chiedo che tipo di genitore è, mi risponde: «In via di miglioramento...». Difficile però giostrarsi tra tanti lavori, due paesi e tre figlie, no? «Ho imparato a usare la parola: pazienza. Pazienza se non è perfetto, pazienza se dormo poco, pazienza se rifiuto un bel lavoro perché ha una scadenza. Voglio decidere io quando una ricerca è conclusa. E voglio rispettare il fragile equilibrismo del genitore che ha un mestiere appassionante...».
Si aspetta un giorno di dibattere con le sue figlie delle grandi questioni della vita, anche quelle più spinose per chi è cresciuto con un’educazione cattolica: l’eutanasia, l’aborto, l’omosessualità, lo spazio della religione nella vita di tutti i giorni. Non ha paura di essere disarcionato. Per lui vivere è: stare a cavallo. Tra la sua visione e quella di chi gli è caro; tra quella che ha respirato da bambino e il suo modo di pensare adesso; tra gli ideali e la realtà, che non sempre coincidono. Per lui esiste solo un modo per tenere tutto insieme: il filo del dialogo.
Sono andata a trovarlo sul suo luogo di lavoro, in un angolino di Lugano che regala un rifugio di vigne, pace, case bellissime con grandi balconi ottocenteschi. Qui c’è la Biblioteca dei Frati, ricavata da Mario Botta dagli spazi di un convento, che si può frequentare per prendere libri, per studiare a un tavolo, o per seguire conferenze, presentazioni di libri, esposizioni temporanee, proiezioni di film.
© Ti-Press / Pablo GianinazziEntriamo. «Ci sono molti luganesi che non sono mai stati qui», si rammarica Pietro Montorfani, che dopo 11 anni all’Archivio storico della Città di Lugano è passato a dirigere la Biblioteca dei Frati quattro anni fa. In questi spazi, in più dei libri ci sono i momenti di confronto con il pubblico. E questo gli piace. Crede nella divulgazione, nell’apertura delle porte. Ma soprattutto crede nello scambio umano.
«In primo luogo, una biblioteca deve essere accogliente. Se vince il silenzio – che peraltro mi piace moltissimo – non funziona. Vorrei che si entrasse qui anche solo per starci, anche senza prendere in prestito uno dei nostri libri».
Giriamo per la biblioteca. Il suo patrimonio è fatto di saggi, manoscritti, delle collezioni donate da intellettuali ticinesi; ci sono i volumi antichi religiosi e le acquisizioni dei frati, quando insieme all’Associazione Biblioteca Salita dei Frati hanno deciso di mettere a disposizione la loro biblioteca nel 1976. Erano gli anni in cui i conventi volevano aprirsi al mondo secolare; a volte con intenti più sociali, altre volte più culturali. Oppure entrambe le cose.
© Ti-Press / Pablo Gianinazzi«Una biblioteca deve avere a disposizione più libri possibile», è la visione di Montorfani. Qui si coltiva ‘il timore delle cose che si perdono’: i libri non devono scomparire. «Molti affermano che un giorno non esisteranno più. Che leggeremo soltanto sui dispositivi digitali. Io dico di no, e nel mio piccolo faccio di tutto affinché questo non avvenga», sorride nel suo ufficio, che un tempo era la cella di un frate. Ma se una biblioteca è piena, la vera missione del bibliotecario è aiutare a scegliere. Siamo tutti immersi in oceani di parole, frasi, testi. Leggiamo tantissimo, abbiamo a disposizione di tutto. Citando José Ortega y Gasset, Pietro mi dice che il suo ruolo è quello di accompagnare il lettore a capire cosa merita tempo e attenzione.
Nel 1976 si era costituita l’associazione laica Biblioteca Salita dei Frati, nata soprattutto da docenti del Liceo Lugano 1, che ha affiancato i cappuccini per creare uno spazio pubblico a partire dal fondo librario esistente. Ancora oggi questa associazione gestisce la biblioteca e il suo programma culturale; tra pochi giorni compirà 50 anni e l’anniversario verrà celebrato qui, con una giornata di conferenze e dibattiti.
Il 24 ottobre, dalle 15, iniziano dunque i festeggiamenti alla Biblioteca. Sarà ripercorsa la storia che ha portato a questo gioiello in pieno centro città e poi si potrà assistere a una tavola rotonda sul tema delle biblioteche, arricchita da letture e momenti musicali.
© Ti-Press / Pablo Gianinazzi