‘Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo: voglio emozionare le persone’. Lo ha fatto con lo spettacolo ‘E tu chi sei?’

In una sala comunale del Canton Ticino, un’attrice danza con un padre invisibile, la cui figura è evocata attraverso un accenno mimico. Nel corso della rappresentazione, un pubblico decisamente coinvolto la ascolta raccontare una storia che parla di malattia e parole, di memoria e disgregazione. Lei, Isabella Giampaolo, sulla scena si mostra estremamente padrona del mestiere; con un piglio deciso, come sospeso fra il femminile e il maschile, cattura l’attenzione di tutti. Mentre lo spettacolo va avanti, pochi altri elementi accompagnano il racconto: un busto bianco, uno scialle rosso, una lavagna, candidi coriandoli e barchette di carta. Questo è ‘E tu chi sei?’, spettacolo sull’Alzheimer e la demenza presentato per la prima volta un paio di anni fa all’interno dell’iniziativa gARTen della Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro, e grazie al quale, con Isabella, ci diamo appuntamento per fare due chiacchiere.
«Mi piace pensare che il teatro si sia depositato in me per un motivo preciso e particolare: i miei genitori si sono conosciuti quando recitavano fra Zurigo e Rapperswil in una compagnia di teatro di lingua italiana, quindi se il teatro non ci fosse stato io non esisterei». Esordisce così Isabella, dopo il meditato silenzio che succede alla mia domanda sulle origini della sua vocazione artistica; vocazione che, solitamente (o comunque spesso), ha radici nella storia antica di una persona, quella in cui qualcosa ha fatto breccia e lasciato un segno. «Quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo: voglio emozionare le persone. In effetti, anche bambina, quello amavo: mi piaceva fare i regali molto più che riceverli, così come far ridere e divertire».
© Isabella GiampaoloTrentadue anni, occhi scuri che trasmettono intelligenza e attenzione, Isabella Giampaolo ha accettato volentieri il mio invito quando le ho chiesto di incontrarci per discutere del suo lavoro di attrice-creatrice e, più nel dettaglio, del suo ultimo progetto (interamente autoprodotto). Nata e cresciuta in Ticino in una famiglia di origini del Sud Italia, inizialmente Isabella approccia le arti sceniche attraverso la danza, per poi formarsi in arte e design in Inghilterra. Successivamente, dopo un anno trascorso a Roma alla European Union Academy of Theatre and Cinema, si diploma al Canadian College of Performing Arts di Victoria, in Canada, dove si trasferisce per un soggiorno di studio. Rientrata in Ticino, affina infine il lavoro sulla fisicità frequentando il Master dell’Accademia Teatro Dimitri di Verscio, realizzando il suo primo assolo, lo spettacolo MATR.
«In verità, crescendo, ho pensato di voler essere giornalista e, al contempo, di studiare la mente umana attraverso la psicologia. L’idea di poter viaggiare e raccontare per resoconti le mie ricerche mi è sempre sembrata attrattiva. Solo oggi mi rendo conto che il teatro, per come ho deciso di declinarlo, è l’unione di questi elementi». Infatti E tu chi sei?, secondo spettacolo di Isabella, che si distanzia dal primo sia per forma che per contenuto, è una sorta di romanzato reportage nei territori di una delle più diffuse malattie neurodegenerative: la demenza. «Rispetto a MATR, lavoro di immagine e di movimento nato a partire da improvvisazioni e creazioni per la scena, E tu chi sei? è stato costruito con la stesura di un testo. Questo ha fatto sì che io potessi tornare a esprimermi attraverso uno dei miei più grandi e fondamentali amori, la scrittura: io vivo di dizionario etimologico e di sinonimi e contrari».
L’idea di uno spettacolo su queste tematiche nasce quando, nel corso di un incontro tra familiari, dopo alcuni anni ritrova la zia malata, la quale, rivolgendosi al figlio che con quotidiana premura si prende cura di lei, improvvisamente gli dice la fatidica frase: «E tu chi sei?». «Ciò che mi ha scossa è stato, soprattutto, il mio conseguente ragionamento. Ciascuno di noi vive di relazioni in virtù delle quali “gioca” un determinato ruolo: figlia, madre, padre, marito, moglie eccetera. Se questo aspetto viene meno è come se, davvero, nel momento in cui non siamo più riconosciuti, smettessimo di esistere. Questo aspetto mi è apparso completamente spiazzante e mi ha fatta riflettere sulla nostra generale difficoltà di affrontare le perdite, specie quelle traumatiche, ma anche di essere in grado di porci la domanda, che ha un qualcosa di shakespeariano: “Ma io, effettivamente, chi sono?”».
© Isabella GiampaoloStruttura e drammaturgia di E tu chi sei? appaiono piuttosto semplici: una giovane si trova a dover gestire lo scatenarsi del morbo nel padre. Ma in verità la performance si muove su un piano scenico per nulla banale, che mira a trarre in inganno lo spettatore: infatti si è tentati di credere che la storia che Isabella racconta – solitamente nei contesti legati alla malattia molto più che nei teatri, fra persone che vivono questa problematica – sia la sua. Niente di più illusorio: il copione è completamente inventato, scritto sulla base di interviste e attraverso l’attenta osservazione dei contesti della malattia. Altra caratteristica è il modo in cui Isabella sceglie di rapportarsi allo spettatore dal principio dell’andata in scena, quando già si fa trovare che gironzola sul palco in modo informale, senza nulla fingere e in attesa di iniziare: in E tu chi sei? il pubblico, a più riprese, è chiamato a partecipare al gioco, a completare l’elenco di parole che Isabella stila sulla lavagna alla destra del proscenio, proponendo ai presenti la sua riflessione su linguaggio e dolore.
«Quello che ho voluto fare con questo progetto è stato, anche, portare il teatro dove il teatro solitamente non c’è. Avendo studiato e lavorato in Canada, sono molto legata al teatro di comunità: le piccole sale nelle quali si muovono percorsi “altri” rispetto a quelli, certo importanti, dell’ufficialità. È stato bello, e lo è ancora, a fine spettacolo sentirmi dire da qualcuno: “Io non vado mai a teatro, ma ora comincerò a farlo”».
«Ho sempre pensato che da ciò che accade su un palco tutti dovrebbero sentirsi chiamati in causa. Non mi piace pensare che esista un solo luogo preposto a questo incarico, così come non credo che il teatro sia un’arte unicamente per intenditori o per pochi».
La prossima rappresentazione di ‘E tu chi sei?’ nella Svizzera italiana è in calendario il prossimo 18 aprile al Teatro Tan di Biasca (20.30), altre date reperibili su www.isabellagiampaolo.com.
© Isabella Giampaolo