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L’anno del Cavallo

Da estinto a simbolo di speranza

cavalli
(© Ben Macdonald / Silverback/Netflix )
21 febbraio 2026
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Con l’inizio dell’Anno del Cavallo secondo il calendario cinese, vi raccontiamo la storia straordinaria del cavallo di Przewalski, l’unico cavallo veramente selvatico rimasto sulla Terra, che sta tornando a galoppare nelle sue terre d’origine dopo essere stato dichiarato estinto in natura. Chiamato “takhi” in Mongolia (che significa “spirito”), questo cavallo tozzo dalla criniera eretta ha una storia evolutiva di 60 milioni di anni. Lo Przewalski non è mai stato addomesticato e possiede addirittura un cromosoma in più rispetto ai cavalli domestici (33 invece di 32). Nel 1969 la specie fu dichiarata estinta in natura. Sopravvissero solo una dozzina di esemplari negli zoo europei. Ma da quel momento è iniziata una delle più straordinarie storie di conservazione del XX secolo. La Cina ha avviato nel 1985 il progetto “Il Cavallo Selvaggio Torna a Casa”, e oggi la popolazione cinese supera i 900 individui – un terzo del totale globale. Nel 2025, il Kazakistan ha accolto i primi cavalli di Przewalski dopo oltre 200 anni di assenza, con 14 esemplari già reintrodotti e altri in arrivo fino al 2029. Questa rinascita dimostra che, con passione e collaborazione internazionale, possiamo riportare indietro dall’orlo dell’estinzione anche le specie più minacciate. Un messaggio di speranza perfetto per celebrare l’Anno del Cavallo.

Da estinto a simbolo di speranza

In un’epoca dominata da notizie preoccupanti sulla biodiversità e dati allarmanti sul calo numerico di tante specie, la storia del cavallo di Przewalski rappresenta la speranza. Dichiarata estinta in natura nel 1969 con soli 12 esemplari sopravvissuti negli zoo, la specie oggi conta circa 2’500 individui, di cui la metà vive libera nelle steppe dell’Asia centrale. Il successo cinese è impressionante. Quarant’anni dopo la reintroduzione dei primi 11 cavalli, la Cina ospita oggi oltre 900 Przewalski – un terzo della popolazione mondiale. Il Centro di Allevamento di Xinjiang ha rilasciato 146 cavalli in natura. La riserva di Karamaili ospita 357 individui, la più grande popolazione selvatica al mondo. Ad aprile 2025, nella riserva del Monte Helan è nato il primo puledro, una pietra miliare fondamentale.

Ma le buone notizie arrivano anche dal Kazakistan: nel giugno del 2024 sette cavalli sono arrivati dagli zoo di Praga e Berlino. Dopo un anno di acclimatazione, sei sono stati rilasciati nella Riserva di Altyn Dala. Il progetto prevede 40 cavalli entro il 2029. Per il Kazakistan questo ritorno ha un significato culturale profondo oltre che ecologico. L’Europa continua a fare la sua parte. Il Marwell Zoo inglese ha inviato due femmine in Kazakistan, mentre Praga coordina il libro genealogico della specie. Nel 2021 lo status IUCN è migliorato da “Critically Endangered” a “Endangered”. Il cavallo di Przewalski dimostra che la conservazione funziona con volontà politica, cooperazione internazionale e dedizione scientifica.

Sudafrica, bracconaggio in calo

Nel 2025 il Sudafrica ha registrato un calo del 16% nel bracconaggio dei rinoceronti rispetto all’anno precedente. Lo ha annunciato il ministro delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente, Willie Aucamp, che attribuisce questo risultato al coordinamento tattico delle squadre antibracconaggio.

Snoccioliamo un paio di dati: da gennaio a dicembre 2025 sono stati uccisi 352 rinoceronti, di cui 266 all’interno di parchi statali e 86 in parchi, riserve o fattorie private: 68 esemplari in meno rispetto ai 420 uccisi nel 2024. La provincia più colpita rimane Mpumalanga: qui i numeri sono aumentati purtroppo. Con 178 rinoceronti persi, si registra dunque un aumento (nel 2024 erano stati uccisi 92 rinoceronti). Le perdite maggiori sono state registrate nel Kruger National Park, con 175 rinoceronti bracconati nel 2025, un forte incremento rispetto agli 88 del 2024.

Un segnale positivo arriva invece dal Hluhluwe-iMfolozi Park nello KwaZulu-Natal, dove i numeri sono crollati da 198 a 63. Ezemvelo KZN Wildlife attribuisce questo successo alla stretta collaborazione con le comunità locali, grazie al programma Integrated Wildlife Zones e al supporto di partner come WWF, Save the Rhino International, Wildlife ACT e Peace Parks Foundation. Non solo: anche il programma strategico di dipingere il corno degli animali con del colore (innocuo per i rinoceronti, ma rende invendibile il corno), avviato nel 2024, ha contribuito a ridurre i casi di bracconaggio.

Pure sul fronte giudiziario continuano ad arrivare condanne significative: un bracconiere è stato dichiarato colpevole dall’Alta Corte di Makhanda per 19 capi d’accusa e condannato a 20 anni di prigione. Gli sforzi sono tanti, ma iniziano a mostrare segni di ripresa per uno degli animali più emblematici del continente africano.

Un cucciolo di dugongo

Un avvistamento raro e incoraggiante sta facendo notizia nell’arcipelago di Alor, in Indonesia: un cucciolo di dugongo che nuota accanto ai suoi genitori. I pescatori lo hanno avvistato nella baia di Mali Beach lo scorso ottobre. La sua presenza indica il successo di oltre un decennio di conservazione per proteggere le praterie di alghe marine. I dugonghi, parenti dei lamantini con corpo arrotondato e coda biforcuta, sono classificati come vulnerabili, con numeri stimati attorno ai mille individui in Indonesia nel 1994. Ma, per 27 anni, un dugongo non ha mai lasciato la baia. Chiamato Mawar (‘Rosa’ in indonesiano) dai pescatori, è diventato non solo simbolo di resistenza della comunità, ma anche una sorta di mascotte: è stato visto spesso intento a brucare le alghe e nuotare intorno alle barche.

La presenza di Mawar ha ispirato la comunità a migliorare le praterie marine e ridurre il rischio di collisioni con le barche. Dal 2013, il WWF lavora con i coltivatori locali per proteggere le praterie e incoraggiare l’ecoturismo. Le erbe sottomarine si sono diffuse, immagazzinando carbonio, riducendo l’acidificazione della barriera corallina e aumentando le popolazioni ittiche. L’Indonesia ha integrato la baia nell’Area Marina Protetta delle Isole Alor. Oggi otto specie di alghe crescono nella baia, considerata “molto densa” secondo un’indagine WWF del 2024. Nel corso degli anni è apparsa anche una femmina chiamata Melati (che significa Gelsomino), e ora la coppia ha un cucciolo. Le buone notizie si estendono oltre Alor: il WWF ha recentemente avvistato oltre 30 dugonghi nella regione di Southwest Maluku, con piani per espandere le indagini ad altre zone.