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Traffico di fauna, la nuova emergenza globale

Nuove specie nel mirino dei trafficanti

Anguilla europea, tra gli animali più trafficati al mondo
(© Philipp Kanstinger / WWF)
7 febbraio 2026
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Il commercio illegale di specie selvatiche è diventato uno dei crimini transnazionali più redditizi al mondo. Il giro d'affari si traduce in miliardi di dollari. Purtroppo si tratta di un mercato capace di evolversi: nuove specie vengono prese di mira, nuovi mercati si aprono e le modalità di traffico si adattano costantemente per eludere i controlli messi in atto. Oggi il fenomeno ha assunto dimensioni senza precedenti e questo lo si deve anche alla digitalizzazione. Piattaforme online poco regolamentate e social media hanno trasformato il traffico di animali in un'attività globale accessibile. Bastano pochi clic e i trafficanti raggiungono acquirenti in ogni angolo del mondo. E così succede che ci ritroviamo specie protette dalle leggi nazionali e dalle convenzioni internazionali come la CITES vendute su marketplace digitali, spesso mascherate sotto nomi falsi o etichettature vaghe. Le conseguenze sono devastanti. Ma c'è anche una buona notizia: governi, organizzazioni e aziende tecnologiche stanno collaborando per contrastare questo crimine. Il WWF è tra quelli che usano tecnologie innovative per fermare i bracconieri. La battaglia è ancora lunga, ma ogni successo dimostra che proteggere la biodiversità del pianeta è possibile.

Nuove specie nel mirino dei trafficanti

Il traffico illegale ha ampliato la lista delle specie vendibili: animali che fino a pochi anni fa erano considerati al sicuro, oggi non lo sono più. Il contrabbando dell’anguilla europea rappresenta – secondo gli esperti di TRAFFIC – il più grande crimine contro la fauna selvatica del continente. Nonostante il divieto di esportazione in vigore dal 2010, ogni anno fino a 350 milioni di giovani anguille vengono contrabbandate illegalmente dall'Europa verso l'Asia, alimentando un traffico da 2,5 miliardi di euro. Le minuscole anguille trasparenti, chiamate "ceche", vengono nascoste in valigie o infilate tra carichi di pesce legale e spedite in Cina, Giappone e Corea del Sud. Una volta lì, vengono allevate fino alla maturità per essere vendute come prelibatezza.

Negli Stati Uniti, invece, si è scoperto un mercato emergente che riguarda gli uccelli canori. Specie native protette come zigoli, beccogrossi e fringuelli vengono catturate illegalmente e poi vendute come animali da compagnia o utilizzate in competizioni di canto. Anche le tartarughe d'acqua dolce sono sempre più nel mirino. Più della metà delle specie mondiali rischia l'estinzione a causa della perdita di habitat e del commercio illegale. La crisi è particolarmente grave in Asia, dove vengono utilizzate nella medicina tradizionale, come animali domestici e per l'alimentazione.

Non solo animali: anche le piante sono vittime del traffico. In Sudafrica, succulente rare e cicadee sono oggetto di raccolta illegale principalmente per uso ornamentale, mentre in Namibia il commercio illecito di specie endemiche di succulente è in forte crescita, alimentato dalla domanda di mercati statunitensi, asiatici ed europei.

Social media, la nuova frontiera

La rivoluzione digitale ha trasformato il traffico illegale di fauna selvatica. Oggi tutto avviene in modo più veloce, capillare e difficile da controllare.

Instagram, Facebook, marketplace digitali: questi strumenti hanno permesso ai trafficanti di raggiungere una platea globale di potenziali acquirenti con facilità disarmante. Gli algoritmi favoriscono la visibilità di contenuti popolari, e i video di animali esotici tenuti come animali domestici diventano virali, alimentando la domanda. Un cucciolo di scimmia che gioca con un biberon o un tucano colorato in un video domestico possono generare migliaia di richieste da parte di persone che vogliono lo stesso animale senza rendersi conto delle conseguenze. Non solo: gli utenti spesso non comprendono che quegli animali sono tenuti illegalmente.

Le piattaforme poco regolamentate facilitano transazioni che avvengono in zone grigie legali. Spesso gli annunci utilizzano codici, nomi scientifici errati o etichettature vaghe per eludere i filtri automatici. E non bisogna andare nemmeno tanto lontani. Una recente indagine di mercato del WWF indica che spesso in Svizzera si vende caviale etichettato in maniera scorretta, creando un problema per la conservazione degli storioni in pericolo e la lotta al commercio illegale.

I social media e i vari siti web rimangono un problema sempre meno controllabile e per contrastare questo fenomeno il WWF collabora con piattaforme online e aziende di social media attraverso la Coalition to End Wildlife Trafficking Online. Si tratta di un'alleanza che mira a identificare, rimuovere e prevenire il commercio illegale di fauna negli spazi digitali. Ma anche noi consumatori possiamo fare la differenza.

I successi che danno speranza

Nonostante i trend preoccupanti, ci sono anche segnali positivi che dimostrano come legislazioni sempre più mirate e azioni di conservazione possano fare davvero la differenza.

La straordinaria ripresa dell'antilope saiga ne è un esempio emblematico. Questa specie nativa di Russia, Mongolia, Kazakistan e Uzbekistan era stata quasi sterminata negli anni 90 a causa del bracconaggio. Grazie a regolamentazioni più severe sul commercio e a iniziative di conservazione mirate, la popolazione si è ripresa: essa conta ora 28’857 individui – un aumento del 24% rispetto all'anno precedente. Il WWF Mongolia sostiene attivamente le misure di protezione e dà speranza per quest'affascinante specie.

In Africa, la pratica della “decornazione” dei rinoceronti si è rivelata una soluzione temporanea ma efficace per ridurre drasticamente il bracconaggio. La procedura, che prevede la rimozione sicura e indolore della maggior parte del corno lasciando solo un piccolo moncone, ha significativamente abbassato i tassi annuali di bracconaggio in diversi Stati africani chiave tra cui Namibia, Sudafrica e Zimbabwe, specialmente quando combinata con misure tradizionali.

Il WWF lavora lungo tutta la filiera, dalla fonte al mercato, dal livello locale a quello globale, per combattere il traffico illegale a tutti i livelli. Sul campo utilizziamo tecnologie per fermare il bracconaggio e migliorare la capacità delle forze dell'ordine. Campagne mirate, per sensibilizzare le persone, aiutano a ridurre la domanda. La battaglia continua, ma questi successi dimostrano che proteggere le specie più vulnerabili del pianeta è possibile.