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Una grave siccità ha costretto il Sudafrica al razionamento dell’acqua
25.06.2022 - 05:00
di Susanna Petrone

Desertificazione e siccità

Quando è il suolo a chiedere aiuto

L’acqua: uno dei beni più preziosi della nostra Terra e che rende il nostro pianeta unico. Eppure, nei prossimi decenni sarà proprio la sua mancanza a cambiare le nostre vite. La siccità è una delle maggiori minacce alla svolta sostenibile, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ma sempre di più anche nei Paesi sviluppati. Secondo le previsioni, infatti, entro il 2050 la siccità potrebbe colpire oltre tre quarti della popolazione mondiale. Già oggi possiamo osservare come le Alpi siano cambiate nel corso degli anni: meno neve e sempre più zone boschive a rischio incendio. A livello globale, il numero e la durata delle siccità sono aumentati del 29% dal 2000, rispetto ai due decenni precedenti (Wmo 2021). Attualmente sono circa 2,3 miliardi le persone che devono far fronte allo stress idrico. Si tratta di un problema enorme. Sempre più persone vivranno in aree con estrema carenza d’acqua, tra cui, secondo le stime, un bambino su quattro entro il 2040 (Unicef). Nessun Paese è immune dalla siccità. Come ogni anno, il 17 giugno si è celebrata la Giornata internazionale della Desertificazione e Siccità. Il tema del 2022: "Risorgere insieme contro la siccità". Il tema sottolinea la necessità di un’azione tempestiva per evitare conseguenze disastrose per l’umanità e gli ecosistemi mondiali.

La situazione in Europa

Secondo il rapporto State of the Global Climate in 2021, pubblicato il 18 maggio di quest’anno dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), negli ultimi sette anni (i più caldi mai registrati) la siccità ha colpito molte parti del mondo, tra cui il Corno d’Africa, il Canada, gli Stati Uniti occidentali, l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan e la Turchia. In Sudamerica, la siccità ha causato ingenti perdite agricole e ha interrotto la produzione di energia e il trasporto fluviale.

La situazione è critica anche nella vicina Italia e in tutti i Paesi del Mediterraneo, dove i fiumi sono ai minimi storici e l’estate appena iniziata spaventa per quanto riguarda gli incendi boschivi. Negli ultimi anni, l’Europa meridionale è diventata fino al 20% più secca. Secondo il rapporto del WG2 dell’Ipcc, uscito nel febbraio scorso, nell’Europa meridionale, in caso di un aumento della temperatura globale di 1,5°C e 2°C la scarsità idrica riguarderebbe, rispettivamente, il 18% e il 54% della popolazione. Anche l’aridità del suolo aumenta: se le temperature salissero di 3°C l’aridità del suolo risulterebbe del 40% superiore rispetto a uno scenario con innalzamento della temperatura a 1,5°C. Dai dati generali e ancor di più da quelli riguardanti il Mediterraneo, emerge l’urgenza di serie ed efficaci politiche di adattamento che vadano di pari passo con quelle tese ad abbattere le emissioni e, quindi, evitare gli scenari peggiori. Tuttavia, in presenza di elevati livelli di riscaldamento, misure di risparmio idrico e di efficienza potrebbero non essere sufficienti per contrastare la ridotta disponibilità della risorsa.

Lo stato attuale

Le temperature più elevate in genere intensificano il ciclo idrologico globale. Circa 4 miliardi di persone (su 7,8 miliardi di esseri umani sulla Terra) sperimentano già una grave carenza d’acqua per almeno un mese all’anno. Sempre più persone (circa 700 milioni) soffrono periodi di siccità più lunghi rispetto al 1950. La popolazione globale esposta a siccità estrema ed eccezionale aumenterà dal 3 all’8% nel XXI secolo. Negli ultimi due decenni, il tasso globale di perdita di massa dei ghiacciai ha superato 0,5 metri di acqua equivalente per anno, con un impatto sugli esseri umani e sugli ecosistemi. Il cambiamento climatico antropogenico ha contribuito ad aumentare la probabilità e la gravità dell’impatto della siccità (specialmente siccità agricola e idrologica) in molte regioni.

A livello globale, tra il 1983 e il 2009, circa tre quarti delle aree coltivate globali (454 milioni di ettari) hanno subito perdite di rendimento indotte dalla siccità meteorologica, con perdite di produzione cumulative corrispondenti a 166 miliardi di dollari. Anche l’attuale produzione globale termoelettrica e idroelettrica è influenzata negativamente dalla siccità, con una riduzione dal 4 al 5% dei tassi di utilizzo delle installazioni durante gli anni di siccità rispetto ai valori medi a lungo termine dagli anni 80. Il cambiamento climatico e i cambiamenti nell’uso del suolo e l’inquinamento delle acque sono i fattori chiave della perdita e del degrado degli ecosistemi d’acqua dolce. Si prevede che i futuri impatti dei cambiamenti climatici su vari settori dell’economia legati all’acqua ridurranno il prodotto interno lordo (Pil) globale, con perdite maggiori previste nei Paesi a basso e medio reddito. I rischi di siccità e inondazioni e i danni sociali aumenteranno con l’aumentare del riscaldamento globale.

Cosa fare?

La prima cosa da fare è adoperarsi davvero per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, come previsto dall’Accordo di Parigi, vale a dire abbattere le emissioni di gas serra, a partire da CO2 e metano, abbandonando i combustibili fossili e puntando su fonti rinnovabili come il solare e l’eolico, risparmio/efficienza energetica e decarbonizzazione in tutti settori. Un contributo molto significativo, sia per la mitigazione che per l’adattamento, verrà dalle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions, Nbs), attraverso la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile dei serbatoi naturali di carbonio. Inoltre è indispensabile riaffermare la pianificazione a livello di bacino idrografico con il coordinamento di un soggetto unico in grado di definire le priorità a scala di bacino e ridefinire i fabbisogni in base a un aggiornato e reale bilancio idrico; per questo è necessario rivedere tutte le concessioni idriche (agricole, industriali, civili) riducendole in funzione delle effettive disponibilità d’acqua, di un più efficiente utilizzo (già possibile in diversi settori) garantendo anche il vitale deflusso ecologico nei corsi d’acqua, fondamentale per garantire a lungo termine l’uso plurimo della risorsa attraverso la ricarica delle falde e un generale riequilibrio del ciclo idrologico. Infine, è indispensabile ridurre gli sprechi ed eliminare consumi d’acqua ormai anacronistici, soprattutto di fronte a questi fenomeni sempre più estremi dovuti alla crisi climatica, come l’uso dell’acqua per l’innevamento artificiale.

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