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Una vera e propria città di plastica a Nord di Giacarta
12.02.2022 - 05:00
di Susanna Petrone

Un oceano di plastica

Serve un trattato internazionale

L’inquinamento plastico degli oceani quadruplicherà entro il 2050. La conseguenza sarà che più aree supereranno la soglia ecologicamente pericolosa di concentrazione di microplastiche. L’attuale crescita prevista dell’inquinamento plastico causerà significativi rischi ecologici. Non solo: alcune aree sono altamente a repentaglio per quanto riguarda l’inquinamento come il Mediterraneo, una gran parte della Cina orientale e il Mar Giallo, ma anche il ghiaccio marino artico. Tutte zone dove la soglia ecologicamente pericolosa di concentrazione di microplastiche viene già oggi superata ampiamente e quindi la situazione andrebbe a precipitare irrimediabilmente. Questo è quanto è emerso da uno studio del WWF, che in questi giorni ha lanciato un appello in vista della prossima Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente - Unea (dal 28 febbraio al 2 marzo). L’obiettivo è che si adotti finalmente un trattato globale legalmente vincolante. Gli impatti negativi dell’inquinamento da plastica, infatti, sono già rilevabili nella maggior parte dei gruppi di specie, mentre la produttività di molti dei più importanti ecosistemi marini del mondo, come le barriere coralline e le mangrovie, è a rischio.

Animali a rischio

Dove altre minacce come la pesca eccessiva, il riscaldamento globale, l’eutrofizzazione o la navigazione si sovrappongono ai punti caldi dell’inquinamento da plastica, gli impatti negativi sono amplificati. Per le specie già minacciate, alcune delle quali vivono in questi hotspot, come le foche monache o i capodogli nel Mediterraneo, l’inquinamento da plastica è un ulteriore fattore di stress che spinge queste popolazioni verso l’estinzione. “Solo una frazione degli effetti è stata registrata e studiata, ma gli effetti documentati causati dalla plastica sono preoccupanti e devono essere compresi come un segnale d’allarme per una scala molto più grande, soprattutto con la crescita attuale e prevista della produzione di plastica”, ha detto la biologa marina Melanie Bergmann. La natura durevole della plastica significa anche che l’assorbimento di microplastica e nanoplastica nella catena alimentare marina continuerà ad accumularsi e a raggiungere livelli pericolosi, se non tagliamo ora la nostra produzione e l’uso della plastica. Secondo le stime scientifiche, fino al 90% di tutti gli uccelli marini e il 52% di tutte le tartarughe marine ingoiano già la plastica. L’inquinamento colpisce particolarmente duramente le barriere coralline e le foreste di mangrovie, che sono tra i più importanti ecosistemi marini del mondo. Complessivamente l’Europa, secondo maggior produttore di plastica dopo la Cina, rilascia ogni anno 307-925 milioni di rifiuti nei mari, di cui l’82% è plastica. Nel mondo, ogni anno finiscono fino a 23 milioni di tonnellate di plastica nei nostri mari. Si tratta di due camion pieni di plastica ogni due minuti.

Microplastica ovunque

I dati raccolti e presentati in questi giorni provengono da uno studio commissionato dal WWF e rappresentano l’analisi di oltre 2’590 studi. Questo report è l’indagine più completa realizzata fino ad oggi dell’allarmante impatto e della portata dell’inquinamento da plastica sulle specie e sugli ecosistemi oceanici. La revisione avverte che entro la fine del secolo, aree marine – grandi come due volte e mezzo la dimensione della Groenlandia – potrebbero superare le soglie ecologicamente pericolose di concentrazione di microplastica, poiché la quantità di microplastica marina potrebbe aumentare di 50 volte entro allora. Questo si basa sulle proiezioni secondo cui la produzione di plastica dovrebbe più che raddoppiare entro il 2040, con conseguente quadruplicazione dei detriti di plastica nell’oceano entro il 2050. Commissionato dal WWF e condotto dall’Alfred Wegener Institute Helmholtz Centre for Polar and Marine Research, il rapporto “Impacts of plastic pollution in the ocean on marine species, biodiversity and ecosystems” fa notare che le concentrazioni di microplastica sopra un livello soglia di 1,21 x 105 oggetti per metro cubo sono state stimate in diverse regioni del mondo. “Tutte le prove suggeriscono che la contaminazione plastica dell’oceano è irreversibile. Una volta distribuiti nell’oceano, i rifiuti di plastica sono quasi impossibili da recuperare. Si degradano costantemente e quindi la concentrazione di micro e nanoplastiche continuerà ad aumentare per decenni. Prendere di mira le cause dell’inquinamento da plastica è molto più efficace che ripulire dopo”, ha detto Heike Vesper, direttore del programma marino WWF Germania. E ha concluso: “La situazione è così seria, che bisogna prendere subito dei provvedimenti e creare un trattato globale, che va rispettato da tutti”.

La petizione

La pressione sta aumentando sulla comunità internazionale per la ratifica di un trattato legalmente vincolante. Più di 2 milioni di persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione del WWF, mentre più di 100 aziende globali, più di 700 organizzazioni della società civile e 156 Paesi, che costituiscono oltre i tre quarti degli Stati membri delle Nazioni Unite, hanno anche sostenuto le richieste di un trattato. “Senza dubbio, l’inquinamento incontrollato della plastica diventerà un fattore che contribuirà alla sesta estinzione di massa in corso, portando al collasso diffuso dell’ecosistema. Sappiamo come fermare l’inquinamento da plastica e sappiamo che il costo dell’inazione va a scapito dei nostri ecosistemi oceanici – non ci sono scuse per ritardare un trattato globale sull’inquinamento da plastica. La via d’uscita dalla nostra crisi della plastica è quella di concordare un trattato tra i Paesi globalmente vincolante che affronti tutte le fasi del ciclo di vita della plastica e che ci metta su un percorso per porre fine all’inquinamento marino da plastica entro il 2030”, ha detto Ghislaine Llewellyn, Deputy Oceans Lead, WWF. Già oggi, diversi studi dimostrano che in media un essere umano ingerisce ogni settimana fino a 20 grammi di microplastica e questo avviene attraverso il cibo e l’acqua potabile. Altri studi confermano che diverse plastiche possono comportare rischi sulla salute e possono dar vita a vari tumori, ma anche a sterilità. Prevenire è sempre meglio che curare. I progetti avviati in tutto il mondo per la raccolta di plastica sono costosi. Sarebbe più efficiente evitare che la plastica finisca negli oceani.

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