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18.09.2020 - 08:000

Tra fatti e illusioni

L’opinione del Direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino Luca Albertoni

Gli Accordi Bilaterali con l’Unione Europea (UE), e la libera circolazione delle persone in particolare, possono anche legittimamente non piacere. Non sono perfetti, perché di perfetto non c’è nulla. Ma quali alternative credibili vi sono? Chi prende quale esempio la Brexit, probabilmente ipnotizzato dalle capacità istrioniche di Boris Johnson, omette di dire che gli inglesi stanno cercando di ottenere quello che noi abbiamo attualmente, cioè degli Accordi Bilaterali con l’UE.
E noi dovremmo rinunciarvi?

È opportuno ricordare che l’articolo 25 capoverso 4 dell’Accordo sulla libera circolazione prevede quanto segue: “I sette Accordi (…) cessano di applicarsi dopo sei mesi dal ricevimento della notifica relativa al mancato rinnovo (…) o alla denuncia di cui al paragrafo 3”.
Clausola ghigliottina che si attiva automaticamente senza se e senza ma. Verrebbero quindi affossati anche altri Accordi fondamentali. Prendiamo quello sul traffico terrestre. Da taluni considerato inutile. Peccato che si tratti della base legale per la Svizzera per imporre la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni. Introito non da poco per la Confederazione e tutt’altro che un grimaldello gratuito per l’invasione di camion europei. C’è anche chi afferma imprudentemente che la libera circolazione pesa in modo decisivo sullo Stato sociale, dimenticando che, di principio, gode dei vantaggi della libera circolazione solo chi ha un contratto di lavoro e chi può dimostrare di mantenersi con i propri mezzi. Anche l’illusione che senza la libera circolazione d’incanto vi sarebbe più lavoro per tutti i ticinesi è fuori luogo.

Prendiamo il tanto menzionato settore sanitario. La carenza di medici svizzeri non è certo imputabile alla libera circolazione, ma frutto di precise scelte politiche svizzere di introdurre e mantenere un numerus clausus, soprattutto per questioni finanziarie, considerando più economico attingere a personale già formato da altri Stati. L’UE non c’entra nulla, sono decisioni che abbiamo preso in piena autonomia, visto che le persone non vengono formate da un giorno all’altro. Senza dimenticare i settori volutamente negletti dal personale indigeno perché considerati come meno nobili, industria e artigianato su tutti.

Abolire la libera circolazione non servirebbe in casi del genere a migliorare l’occupazione dei ticinesi, che si disinteressano di questi ambiti malgrado condizioni anche salariali molto interessanti regolate da Contratti collettivi di lavoro (v. il caso dell’edilizia). Inoltre impedirebbe a molte aziende di attingere ai bacini di personale necessario per svolgere la propria attività.

Questi sono solo alcuni fatti che dovrebbero far riflettere prima di prendere una decisione cruciale come quella del prossimo 27 settembre.

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