Gli svizzeri hanno bocciato oggi alle urne l'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni!". A scrutinio ultimato, il testo promosso dall'UDC è stato respinto dal 54,8% degli aventi diritto.
La votazione è stata caratterizzata dal tradizionale Röstigraben: i cantoni romandi contrari in blocco, mentre diversi fra quelli svizzerotedeschi si sono espressi a favore. Con questi ultimi si è schierato, seppur di misura, anche il Ticino, dove l'oggetto ha raccolto il 50,7% dei consensi.
Fra i no, spicca il 73,5% di Basilea Città, mentre nella parte francofona del Paese gli oppositori hanno dominato a Neuchâtel (67,3%), Ginevra (65,4%) e Vaud (64,5%). Proposta rifiutata pure nei Grigioni, ma con percentuali più incerte (51,5%).
Campioni di sì sono invece stati Appenzello Interno (65,9%), Svitto (il cantone del presidente dell'UDC Marcel Dettling, 63,2%) e Uri (59,9%). Il testo è stato accolto anche ad Argovia, Appenzello Esterno, Glarona, Nidvaldo, Obvaldo, San Gallo, Soletta e Turgovia.
Un altro fossato osservato è stato quello fra campagna (favorevole) e città (contrarie). In generale, ha fatto notare il politologo di gfs.bern Lukas Golder, l'iniziativa è stato il momento saliente della legislatura, con alte affluenze ovunque. L'incerta situazione globale e le campagne multimilionarie hanno contribuito a questo fenomeno, senza dimenticare l'influenza dei social e l'ampia copertura mediatica.
Noto anche come Iniziativa per la sostenibilità, il testo chiedeva di limitare la popolazione residente permanente nella Confederazione, stabilendo un tetto massimo di 10 milioni di abitanti fino al 2050. Raggiunta la quota di 9,5 milioni, Consiglio federale e Parlamento avrebbero dovuto adottare provvedimenti, in particolare nel settore dell'asilo e del ricongiungimento famigliare. Ad esempio, le persone ammesse a titolo provvisorio non avrebbero più potuto ottenere un permesso di dimora o di domicilio, né la cittadinanza elvetica.
Il governo avrebbe inoltre dovuto invocare le clausole previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica. Se le misure non fossero state sufficienti, il passo successivo sarebbe stato rescindere i trattati, tra i quali, dopo due anni, l'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea.
L'obiettivo dei promotori era porre un freno all'immigrazione di massa. A loro dire, questo fenomeno è all'origine di numerosi problemi, fra cui la carenza di alloggi, l'aumento della criminalità, la cementificazione del paesaggio, la pressione sul sistema educativo e i treni sovraffollati.
D'altro canto, gli scettici, sostenuti da esecutivo e Camere, hanno evidenziato come l'iniziativa fosse un pericolo il benessere e il funzionamento della società. Per le imprese sarebbe infatti stato difficile continuare ad assumere la manodopera necessaria e agli ospedali e alle case di cura sarebbe mancato personale, senza dimenticare la messa in discussione della via bilaterale con l'Ue.