L'annuncio degli Stati Uniti di ieri riguardo a nuovi dazi all'importazione non ha colto di sorpresa né il presidente della Confederazione Guy Parmelin né il Consiglio federale. "Sapevamo che erano in corso indagini ai sensi della sezione 301 della legge commerciale americana e ci aspettavamo una decisione", ha affermato il ministro dell'economia.
"Abbiamo già risposto per iscritto alle accuse mosse dagli Usa e ci difendiamo da queste", ha aggiunto Parmelin nel corso di un dibattito nel quadro del Swiss Economic Forum (SEF), evento fondato nel 1998 e giunto ormai alla 28esima edizione, che oggi e domani riunisce a Interlaken (BE) personalità dell'economia, della scienza, della politica e dei media per promuovere lo scambio di idee al di là degli steccati settoriali.
Come noto ieri Washington ha alzato la pressione sulla Svizzera e altri Paesi: sulla base dell'accusa di non contrastare sufficientemente l'importazione di prodotti realizzati con lavoro forzato lo stato guidato da Donald Trump ha minacciato di imporre barriere doganali del 12,5%. Si tratta di una proposta, non ancora definitiva: è in corso una consultazione fino al 6 luglio, seguita da audizioni pubbliche.
L'incontro di ieri con il rappresentante per il commercio Usa Jamieson Greer a Parigi era stato pianificato in vista della decisione, ha proseguito Parmelin. La delegazione elvetica ha ribadito le proprie posizioni. Il 66enne ha sottolineato quanto già affermato in passato: la Svizzera ha già adottato misure per contrastare il flusso di articoli fabbricati con il lavoro forzato. "Le aziende e le autorità prestano molta attenzione", ha detto.
Nel colloquio con Greer si è discusso anche sulla possibilità che un semplice annuncio di un adeguamento della legislazione elvetica possa ridurre l'impatto tariffario, come avvenuto in altri Paesi. In totale, 54 economie, tra cui quella svizzera, sono colpite da un'aliquota del 12,5%; per l'Ue, il Regno Unito e pochi altri stati dovrebbe applicarsi il 10%.
"Dobbiamo mantenere la calma e proseguire i negoziati per un accordo commerciale: dopotutto anche gli Stati Uniti cercano una soluzione vincolante", ha sostenuto Parmelin. A una domanda sulle tempistiche di un'intesa, il politico vodese ha risposto: "Se una cosa è certa, è questa: tutto è incerto". Questo vale per i rapporti con gli Stati Uniti non solo per la Confederazione, ma anche per tutti gli altri Paesi.