Svizzera

Daniel Jositsch lascia il PS e annuncia la ricandidatura alle elezioni federali

Il consigliere agli Stati zurighese proseguirà come indipendente, esclude la creazione di un nuovo partito e critica lo spostamento a sinistra del PS

4 giugno 2026
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Il consigliere agli Stati zurighese Daniel Jositsch ha deciso di lasciare il Partito socialista, che ha recentemente deciso di non candidarlo alle elezioni federali del 2027. In una conferenza stampa a Zurigo, il "senatore" ha annunciato che intende comunque ripresentarsi.

Jositsch ha spiegato di aver comunicato al partito che, da subito, proseguirà la propria attività politica come indipendente. "Finora non ho avuto contatti con altre forze politiche", ha precisato.

Per quanto riguarda la partecipazione alle commissioni parlamentari, al momento non vi sono difficoltà, poiché i membri sono eletti per un mandato di quattro anni. La situazione potrebbe però cambiare in caso di rielezione: per continuare a sedere nelle commissioni dovrebbe infatti aderire a un gruppo parlamentare. Un ostacolo che non considera insormontabile, ricordando il precedente dello sciaffusano Thomas Minder.

Il consigliere agli Stati ha inoltre escluso la creazione di una nuova formazione politica, pur riconoscendo l'esistenza di uno spazio, seppur limitato, tra il PS e i Verdi liberali. "Non ho alcuna intenzione di fondare un ‘Partito Daniel Jositsch’, come suggerito oggi dal Tages-Anzeiger. Non faccio operazioni alla Sahra Wagenknecht", ha dichiarato, riferendosi alla politica tedesca che nel 2023 lasciò Die Linke per dar vita a un proprio movimento.

Dal canto suo, la sezione zurighese del PS ha espresso rammarico per la sua decisione. In un comunicato lo ha ringraziato "per il suo pluriennale impegno". Resta invece ancora aperta la questione della candidatura socialista al Consiglio degli Stati: la scelta sarà affidata ai membri del partito soltanto nel maggio del prossimo anno.

Venerdì di settimana scorsa, l'assemblea dei delegati del PS zurighese aveva deciso – con 109 voti contro 94 – di negargli la ricandidatura. Jositsch, membro del Consiglio degli Stati dal 2015, è stato criticato in parte per posizioni risalenti ad anni fa, come quelle relative alla legge sull'asilo. Anche la sua reazione alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) sul ricorso delle Anziane per il clima e l'opposizione da parte degli ambienti femministi gli sono costate il sostegno. Gli è stato inoltre rinfacciato il suo tentativo di candidarsi alle elezioni del Consiglio federale.

Oggi Jositsch ha ricordato di essere stato lui stesso a proporre alla direzione del partito di avviare in anticipo la procedura di designazione. "Sono stato chiaro con l'assemblea dei delegati: se mi volete, sono qui, ma dovete accettare anche le posizioni che rappresento", ha affermato.

Il "senatore" ha poi affermato di non nutrire rancore per la scelta del PS. "È un loro pieno diritto", ha detto, osservando però che il partito si assume un rischio in vista delle elezioni del 2027. A suo giudizio, il voto dei delegati rappresenta inoltre un segnale inequivocabile: l'ala social-liberale non è più la benvenuta.

"Circa dieci anni fa – ha evidenziato Jositsch – si era deciso di dare spazio a questa corrente e di valorizzarla anche all'esterno". Era un modo per mostrare che il partito aveva una certa ampiezza di vedute. "Nel frattempo la situazione all'interno del PS è però cambiata, almeno questa è la mia percezione".

Secondo Jositsch, negli ultimi anni il PS ha progressivamente spostato il proprio baricentro più a sinistra, lasciando sempre meno spazio alle posizioni moderate. "Essendo rimasto l'ultimo esponente apertamente liberal-socialista a Palazzo federale, queste tensioni si sono acuite, finendo per concentrarsi sulla mia persona", ha sostenuto. Proprio per questo, ha spiegato, alcuni mesi fa aveva cercato un confronto con la dirigenza per chiarire la situazione.

La vicenda richiama quella del consigliere di Stato Mario Fehr, che lasciò il PS zurighese cinque anni fa. Durante la conferenza stampa è stato ricordato a Jositsch che allora aveva dichiarato di non voler mai diventare un "secondo Mario Fehr". "Devo ammettere che probabilmente aveva ragione lui", ha replicato il diretto interessato.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni