In consultazione fino a metà luglio un avamprogetto che mira a inasprire la Lex Koller. Dai partiti reazioni contrastanti

L'acquisto di abitazioni o immobili commerciali da parte di persone residenti all'estero va reso più restrittivo. Lo pensa il Consiglio federale, che oggi ha avviato, fino al 15 luglio, una consultazione per inasprire la legge in materia. La decisione ha suscitato reazioni contrastanti.
Nel gennaio 2025, viene ricordato in una nota governativa, l'esecutivo aveva incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare un progetto preliminare per modificare la legge sull'acquisto di fondi da parte di persone all'estero (LAFE, detta anche Lex Koller). Il motivo è l'attuale carenza di alloggi in Svizzera.
Il disegno di legge posto ora in consultazione prevede che i cittadini di Paesi non appartenenti all'Unione europea e all'Associazione europea di libero scambio (AELS), ossia di Paesi terzi, necessiteranno di un'autorizzazione per acquistare un'abitazione principale, che dovranno poi rivendere entro due anni nel caso si trasferiscano.
Il Consiglio federale ha inoltre deciso di limitare l'acquisto di case di vacanza e di unità abitative in aparthotel da parte di persone all'estero. A tal fine propone di ridurre i contingenti annui a disposizione dei Cantoni e di reintrodurre l'obbligo di autorizzazione per gli stranieri che vendono alloggi di questo tipo a un altro straniero. Attualmente infatti, spiega il governo, se ad esempio un tedesco cede un appartamento di vacanza a una francese, il contingente cantonale non viene intaccato.
È pure previsto un giro di vite per gli immobili commerciali: le persone all'estero non potranno più comprarne a scopo di locazione o di affitto, ma potranno continuare ad acquistarne senza autorizzazione e senza limiti se intendono utilizzarli per la propria attività. Così facendo si vogliono impedire le operazioni a puro titolo d'investimento.
Infine, si vuole cambiare la LAFE per introdurre un divieto generale per gli stranieri di acquistare titoli quotati in borsa di società immobiliari residenziali e quote regolarmente negoziate sul mercato di fondi immobiliari e di SICAV (società d'investimento a capitale variabile).
Queste misure costituiscono parte di un pacchetto di provvedimenti d'accompagnamento deciso dal Consiglio federale in vista della votazione di giugno sull'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni!", osteggiata dal governo. Secondo l'UDC, promotrice del testo, la crisi degli alloggi è da imputare all'immigrazione incontrollata e alla crescita della popolazione residente.
Reazioni contrastanti all'inasprimento della cosiddetta Lex Koller messa in consultazione oggi dal Consiglio federale. Per il PS si tratta di "un segnale forte", mentre per l'UDC la proposta si limita a "combattere i sintomi".
Con l'inasprimento della legge, "il Consiglio federale colma una lacuna normativa sfruttata dagli investitori esteri", sottolinea il Partito socialista in una nota. Ciò "costituisce un progresso atteso da tempo per gli inquilini e per chi desidera acquistare un'abitazione di proprietà", dichiara nella nota il consigliere nazionale vodese Samuel Bendahan, co-presidente del Gruppo socialista alle Camere federali.
A suo avviso, finora "gli investitori stranieri potevano facilmente entrare nel mercato immobiliare svizzero tramite la borsa, aggirando la Lex Koller, senza autorizzazione, e senza alcun controllo".
Per l'UDC, il divieto di acquistare dall'estero titoli relativi a immobili residenziali di società quotate in borsa, come deciso dal Consiglio federale, non permetterà di risolvere la crisi abitativa in Svizzera.
Le modifiche alla norma prevedono di limitare maggiormente l'acquisto di terreni da parte di persone residenti all'estero. In questo modo, il consigliere federale Beat Jans (PS) si limita a "combattere i sintomi" e ignora "ancora una volta l'elefante nella stanza", ha indicato l'UDC a Keystone-ATS.
La soluzione contro gli affitti e i prezzi immobiliari elevati risiede nella "gestione autonoma dell'immigrazione", afferma l'UDC. Come del resto chiede lo stesso partito di destra nella sua iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni!", su cui popolo e Cantoni si pronunceranno il 14 giugno.
Il presidente del Centro, Philipp Bregy, guarda invece alle modifiche previste con sentimenti contrastanti: da un lato accoglie con favore l'allentamento delle restrizioni sull'acquisto di alloggi per il personale delle strutture alberghiere; dall'altro, vede con occhio critico le ulteriori restrizioni.
Queste non ridurrebbero le conseguenze negative dell'immigrazione, "ma al massimo gli investimenti nel turismo e nelle regioni di montagna strutturalmente deboli", ha affermato.
La Conferenza dei governi dei cantoni alpini (CGCA) ha da parte sua fatto sapere che studierà attentamente il progetto del Consiglio federale e si esprimerà in merito "a tempo debito". Analoga reazione da parte del PLR, che intende "esaminare il progetto del governo nell'ambito della regolare procedura di consultazione".
L'Associazione svizzera degli inquilini (ASI) ha comunicato, su richiesta, di voler esaminare il progetto e verificare che "il capitale e le imprese straniere siano effettivamente tenuti lontani dal mercato degli alloggi". Le restrizioni vanno comunque nella giusta direzione, scrive l'ASI.