Inaugurata venerdì e visibile fino al 20 aprile 2026, la mostra ripercorre pratiche storiche, leggi e connessioni con il lavoro minorile contemporaneo
La nuova esposizione del Museo nazionale svizzero di Zurigo fa luce sulla storia del lavoro minorile in Svizzera, tematizzando però anche le discussioni attuali in tutto il mondo. La mostra stimola la riflessione sulla povertà, la responsabilità e il valore dell'infanzia.
"Se il lavoro significa sfruttamento, allora non è più accettabile per nessun bambino", ha affermato Denise Tonella, direttrice del Museo nazionale, all'inizio della conferenza stampa odierna sulla nuova mostra "Figli della miseria. I bambini al lavoro".
L'esposizione, che illustra questo capitolo della storia sociale elvetica, verrà inaugurata venerdì e sarà visibile fino al 20 aprile 2026. In precedenza era stata esposta al Forum della storia svizzera a Svitto. "Molti visitatori a Svitto si sono ricordati della propria infanzia", ha affermato la ticinese Tonella.
Il lavoro minorile faceva parte della quotidianità già molto prima dell'industrializzazione. La mostra fa luce sulle sue diverse sfaccettature. "Per noi era importante dimostrare che il lavoro non significa solo sfruttamento", ha affermato la curatrice Rebecca Sanders. I bambini acquisivano anche maggiore indipendenza e imparavano ad assumersi delle responsabilità.
Mentre in passato aiutare nelle faccende domestiche, nella fattoria o nel lavoro a domicilio significava anche partecipare alla vita familiare, con la rivoluzione industriale i bambini sono stati sempre più sfruttati. Soprattutto nelle fabbriche c'era grande richiesta di bambini, ad esempio come fattorini, per raccogliere gli scarti di seta o per oliare le macchine.
Solo nel 1877 la legge sulle fabbriche vietò il lavoro infantile al di sotto dei 14 anni. Stando a Sanders, un altro passo avanti verso una nuova concezione dell'infanzia fu l'introduzione dell'obbligo scolastico nel 1874. Esso liberò i bambini dalla miseria economica e favorì la loro istruzione e il loro sviluppo personale.
Fino a buona parte del XX secolo, i bambini provenienti da famiglie povere dovevano lavorare in famiglie estranee o come spazzacamini in Italia, oppure venivano affidati alle autorità.
L'esposizione si conclude con uno sguardo al presente, invitando a riflettere sulla povertà, la responsabilità e il valore dell'infanzia. Una statua della Giustizia con mantello da Superman ricorda la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ratificata dalla Svizzera nel 1997.
In tutto il mondo, milioni di bambini lavorano ancora nelle miniere, nelle piantagioni di cacao o in aziende tessili. In Svizzera, i giovani provenienti da contesti svantaggiati devono ancora contribuire al reddito familiare o consegnare ai genitori l'intero stipendio da apprendisti.