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09.10.2022 - 16:35
Aggiornamento: 16:52

Un successo la reintroduzione nelle Alpi del gipeto

Dalla prima covata del 2007, in Svizzera ha già spiccato il volo un totale di 138 giovani avvoltoi

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Il gipeto ha ripreso quota

La reintroduzione dei gipeti nelle Alpi è stata coronata da successo; in particolare in Svizzera dove, dalla prima covata riuscita del 2007, un totale di 138 giovani avvoltoi ha spiccato il volo.

E la popolazione di questi enormi volatili (un’apertura alare di quasi tre metri per un peso tra i cinque e i sette chili) è in costante aumento, indica in una nota odierna la Fondazione Pro Gipeto, che ha iniziato nel 1991 a liberare gipeti barbuti in Svizzera. Nella Confederazione sono nati 21 esemplari solo quest’anno, a fronte dei 49 per tutto l’Arco alpino.

In Francia i gipeti si sono riprodotti con successo per la prima volta nel 1997, in Italia l’anno seguente e in Austria nel 2010. Da allora ne sono sgusciati 139 in Francia, 109 in Italia e 23 in Austria.

I fattori che contribuiscono a questo sviluppo positivo sono una forte protezione di questi grandi uccelli e le buone popolazioni di ungulati selvatici, in particolare di stambecchi e camosci. I gipeti sono infatti specializzati nell’alimentarsi con le ossa degli animali morti. Poiché da questo punto di vista le condizioni in Svizzera sono molto buone, la Confederazione ha un grande potenziale per contribuire alla conservazione di questa specie.

Le ossa rappresentano una fonte di cibo molto particolare. Oltre al calcio contengono molti grassi e proteine nutrienti, ma sono anche estremamente dure e difficili da digerire. Vi sono solo poche specie in grado di digerirle efficientemente. Una di queste è il gipeto che vi riesce grazie a diversi adattamenti. I succhi gastrici estremamente acidi gli permettono di sciogliere bene il calcio delle ossa. La sua trachea arriva quasi alla punta del becco. Riesce così a respirare anche se un pezzo di osso gli rimane incastrato in gola, spiega il sito della fondazione.

Particolarmente affascinante è la sua maniera di gestire le ossa troppo grandi per essere ingoiate. In volo le porta in alto sopra a una sassaia e le lascia cadere a terra più volte, fino a quando non si rompono in pezzi ingoiabili. Si tratta di un comportamento innato che viene esercitato e migliorato con costanza durante gli anni della giovinezza.

Anche in futuro altri giovani avvoltoi del programma internazionale di riproduzione dei gipeti saranno rilasciati in Svizzera. La prossima liberazione di questi uccelli è prevista per l’inizio dell’estate 2023 nella riserva federale della fauna selvatica attorno all’Huetstock (2’676 m), nella zona di confine fra i cantoni Obvaldo, Nidvaldo e Berna.

Nel comunicato odierno, la Fondazione Pro Gipeto invita fra l’altro a partecipare alle Giornate internazionali di osservazione del gipeto, dall’8 al 15 ottobre, e segnalare il maggior numero possibile di avvistamenti.

I gipeti barbuti sono animali longevi, con un’aspettativa di vita di circa 25 anni in natura, ma in cattività anche fino a 50 anni. La maturità sessuale è raggiunta tra i 5 e gli 8 anni. Hanno un tasso di riproduzione di un pulcino ogni uno o due anni. L’accoppiamento avviene in novembre-dicembre e la deposizione in dicembre-febbraio. La cova dura circa due mesi e il primo volo arriva a circa quattro mesi dalla schiusa. Ogni coppia possiede dai 2 ai 5 nidi.

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