28.09.2022 - 14:59

La crisi energetica fa tornare di moda il telelavoro

Alcune aziende, fra cui la Posta, stanno riconsiderando l’idea di rispedire a casa i dipendenti per risparmiare sul riscaldamento dei luoghi di lavoro

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Alcune aziende svizzere stanno pensando di spegnere il riscaldamento nei grandi uffici e di rimandare i dipendenti in telelavoro per risparmiare energia, in caso di penuria. Lo rivela un’indagine di Beobachter, stando ad anticipazioni del numero a breve in edicola. Nel caso in cui le autorità chiedano alle aziende di ridurre il consumo di elettricità quest’inverno, Novartis sta esaminando diverse opzioni, fa sapere il colosso farmaceutico, interpellato dal periodico zurighese. "Tra queste l’utilizzo di modelli di lavoro ibridi o a distanza, laddove possibile, e la riduzione del riscaldamento degli edifici".

Anche la Posta indica che potrebbe essere riesaminato il tema dell’impiego da casa: ma questa è solo una delle varie opzioni. Per l’impresa inoltre le sedi degli uffici hanno una bassa domanda di elettricità rispetto a quelle della logistica. Altre società non si esprimono così chiaramente: le misure concrete saranno comunicate solo dopo aver informato i dipendenti. Secondo il Beobachter molte sono impegnate nel calcolare quanta energia si potrebbe risparmiare se i loro uffici open space semivuoti non dovessero più essere riscaldati, ventilati e illuminati. Non ci sarebbe quindi da stupirsi se presto ordineranno al personale di tornare nelle quattro mura domestiche, come ai tempi dei confinamenti per coronavirus.

Ma le aziende sono autorizzate a farlo? Sì, risponde l’esperta Katharina Siegrist. "In situazioni eccezionali, i dipendenti dovranno probabilmente accettare il telelavoro temporaneo". Ma ragioni puramente economiche non sono sufficienti per uno smart working non volontario. Sul tema non esiste peraltro ancora una giurisprudenza, spiega la specialista al bimensile. "La cosa migliore è cercare di trovare una soluzione amichevole e rimanere flessibili". Secondo Siegrist il lavoro a domicilio deve essere accompagnato con un’equa compensazione delle spese. Se i dipendenti utilizzano una parte del loro alloggio per il lavoro possono, ad esempio, richiedere il rimborso dei costi per stampanti, mobili, internet nonché – come ha stabilito nel frattempo il Tribunale federale – anche un contributo ai costi di affitto. "La cosa migliore da fare è prevedere in anticipo, nell’ambito di un accordo scritto, le regole che si applicano al lavoro concordato nell’ufficio di casa", dice Siegrist. "I datori di lavoro non possono semplicemente scaricare i costi energetici sui loro dipendenti", mette in guardia la specialista.

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