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25.08.2022 - 09:59
Aggiornamento: 15:39

‘Un favore ai grandi investitori a scapito della popolazione’

Imposta preventiva: i promotori del referendum contro la modifica della Legge federale, in votazione tra un mese, fanno sentire le loro ragioni

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
L’ultima parola spetterà alle urne

La riforma dell’imposta preventiva, sottoposta al voto esattamente tra un mese, favorirebbe soprattutto multinazionali e grandi investitori, che otterrebbero nuovi privilegi a spese della popolazione, hanno denunciato sinistra e sindacati in una conferenza stampa a Berna.

I promotori del referendum contro la modifica della Legge federale sull’imposta preventiva (Lip) sostengono pure che il progetto incoraggia l’evasione fiscale e rischia di comportare perdite fiscali fino a 800 milioni di franchi all’anno in caso di aumento dei tassi di interesse.

Il presidente dell’Unione sindacale svizzera (Uss) e consigliere nazionale Pierre-Yves Maillard (Ps/Vd) non ha mancato di fare il legame con un altro oggetto in votazione il 25 settembre. Nell’ambito della riforma Avs 21, l’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni permetterà di risparmiare proprio 800 milioni di franchi. In un contesto inflazionistico, "con timori di aumento dei premi per l’assicurazione malattie di 2-3 miliardi di franchi, è un’ingiustizia pesante" trasferire queste economie all’industria e alla finanza", ha dichiarato.

Secondo la maggioranza di destra in parlamento, le tasse che possono essere aumentate regolarmente sono quelle, come l’Iva (un progetto legato all’Avs è del resto pure in votazione in settembre), che colpiscono la classe media e i gruppi a basso reddito. "Non c’è alcuna tregua nell’abbassare le tasse alle multinazionali e ai più ricchi", ha deplorato.

Classe media e Pmi penalizzate

"Il costo reale di questa riforma per la popolazione non è stato calcolato in modo serio. È indecente", ha affermato dal canto suo Cédric Wermuth, copresidente del Ps nazionale e consigliere nazionale (Ag). Inoltre, quanto avvenuto in passato dimostra che la riduzione delle tasse non ha avuto un impatto positivo sull’economia.

Per il suo collega deputato Samuel Bendahan (Vd), vicepresidente del Ps, è ancora una volta la popolazione a doversi assumere i costi della riforma. "I sacrifici che la popolazione del nostro Paese, e in particolare la classe media, ha dovuto e dovrà ancora fare non sono accettabili", ha detto. "Tutte le recenti riforme fiscali, sia che siano fallite alle urne o che siano ancora in elaborazione, hanno una cosa in comune: non hanno mai portato benefici alla classe media" e alle piccole e medie imprese (PMI). Il vodese critica la riforma anche dal punto di vista economico poiché rischia di rafforzare ulteriormente il franco.

Mancano mezzi per transizione energetica

Il progetto incoraggia la criminalità fiscale dei grandi investitori e degli oligarchi, ha sostenuto la consigliera nazionale Prisca Birrer-Heimo (Ps/Lu). Anche il Consiglio consultivo per il futuro della piazza finanziaria, marcatamente borghese, aveva sostenuto che la riforma avrebbe ridotto l’onestà fiscale.

Le centinaia di milioni che andranno persi con la riforma impediranno investimenti necessari. "Nel bel mezzo della crisi climatica e in un momento in cui sono necessari massicci investimenti nella transizione energetica, questa non è una decisione responsabile", ha dichiarato Sophie Michaud Gigon, consigliera nazionale dei Verdi (Vd).

Il suo collega alla Camera del popolo Nik Gugger (Partito evangelico/Zh) si è rammaricato del fatto che in tempi di inflazione e di aumento del costo dell’energia e della vita, le famiglie debbano addossarsi la riduzione del gettito fiscale derivante dall’abolizione dell’imposta preventiva. "Ora tocca alle famiglie ottenere un alleggerimento dei loro oneri, non più alle multinazionali e al settore finanziario".

Come in febbraio, quando l’abolizione della tassa di bollo sull’emissione di nuovo capitale aziendale fu bocciata dal 62,7% dei votanti, la sinistra si scontra nuovamente con le associazioni economiche e, con argomenti analoghi, spera di vincere nuovamente alle urne.

I favorevoli: rilancio dell’economia

La riforma comporterà certamente perdite, ma presenta anche vantaggi, sostengono il Consiglio federale e i partiti di centro e di destra. Le obbligazioni svizzere saranno più attraenti e le aziende le utilizzeranno più spesso. Verranno creati posti di lavoro. L’economia crescerà e le entrate fiscali aumenteranno.

I sostenitori sottolineano che anche gli enti pubblici beneficeranno della riforma. In effetti emettono pure loro obbligazioni e vedranno diminuire i costi per gli interessi, liberando denaro per scopi più utili come l’istruzione, le infrastrutture, la socialità e la sicurezza.

La modifica di legge in votazione

Concretamente il progetto prevede l’abolizione dell’imposta preventiva sugli interessi svizzeri (che ammonta al 35% di tali interessi), a eccezione di quelli generati da averi di persone fisiche domiciliate nella Confederazione. L’esonero riguarda le obbligazioni svizzere emesse dopo il primo gennaio 2023, mentre gli interessi maturati su quelle esistenti continueranno a essere assoggettati.

La riforma prevede anche l’abolizione della tassa di negoziazione sulle obbligazioni elvetiche, con lo scopo di rendere più attrattivo per gli investitori comprare obbligazioni in Svizzera.

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