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21.06.2022 - 16:01
Aggiornamento: 19:12

Svizzeri più per la sicurezza che per la libertà

La guerra in Ucraina non ha mutato le priorità della popolazione. Quasi unanime il sostegno alla neutralità e la fiducia nelle istituzioni

Ats, a cura di Moreno Invernizzi
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Keystone
Sempre elevata la fiducia nelle istituzioni

Anche prima dell’inizio della guerra in Ucraina, il 24 febbraio, per la maggioranza dell’elettorato svizzero la sicurezza era prioritaria rispetto alla libertà. Quasi unanime il sostegno alla neutralità e grande la fiducia nelle istituzioni. È quanto risulta dall’edizione 2022 dello studio ‘Sicurezza’, pubblicato dall’Accademia militare (Acmil) presso il Politecnico federale di Zurigo e dal Center for Security Studies (Css) del Politecnico federale di Zurigo.

Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, Acmil e Css hanno poi deciso di condurre un sondaggio supplementare per appurare un’eventuale evoluzione dell’opinione. I risultati saranno disponibili in estate, riferisce un comunicato odierno dell’Aggruppamento Difesa.

In gennaio il 57% degli interpellati ha mostrato un maggior interesse per la sicurezza rispetto alla libertà (+1 punto percentuale rispetto al 2018). Il tasso di coloro che invece ritengono che la libertà sia da preferire alla sicurezza, al 45%, è nettamente diminuito (-9 punti).

Il senso generale di sicurezza delle persone intervistate continua a situarsi a un livello elevato, al 94%, ed è pure forte l’ottimismo in merito al futuro del Paese, all’86%. La quota di pessimisti riguardo allo sviluppo della situazione politica mondiale si attesta per contro al 68%.

In base ai dati rilevati tra il 4 e il 20 gennaio dall’istituto demoscopico Link su un campione rappresentativo di aventi diritto di voto nelle tre grandi regioni linguistiche del Paese, è quasi unanime (97%) il favore per la neutralità della Svizzera. La maggioranza della popolazione è poi convinta della necessità dell’esercito (79%) e del sistema di milizia (60%).

L’elettorato si mostra invece sempre poco disponibile all’apertura a livello di politica estera. L’adesione all’Unione europea (16% di favori) o alla Nato (26%) sono chiaramente bocciate. Una quota molto consistente si dice però favorevole a un maggiore impegno nella mediazione di conflitti (75%), all’aiuto allo sviluppo (66%) e alla collaborazione economica con l’Unione europea (83%).

La fiducia nelle istituzioni, regolarmente oggetto dell’inchiesta, rimane elevata. Su una scala da 1 a 10, la polizia arriva a 7,9, gli ambienti scientifici a 7,8, i tribunali a 7,6 e il Consiglio federale a 7,3. Seguono l’economia (7,0), il Parlamento (6,8) e l’esercito (6,7). I minori tassi di fiducia sono riscossi dai partiti (5,5) e dai media (5,4).

Dallo studio Sicurezza 2022 risulta poi che, rispetto al 2008, un minor tasso di intervistati (50%, -7 punti) condivide il parere secondo cui lo Stato debba assumersi sempre più compiti. Raccoglie minori consensi anche l’affermazione secondo cui in Svizzera si raggiungerà presto un punto in cui lo Stato "si intrometterà in tutto e regolamenterà tutto a scapito della libertà dei singoli individui".

Il sondaggio demoscopico è stato effettuato intervistando telefonicamente un campione rappresentativo di 1’217 persone. Il grado di attendibilità si situa al 95%, con un margine di errore del 2,9%.

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