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23.05.2022 - 16:46
Aggiornamento: 18:04
Ats, a cura de laRegione

Tanta Ucraina nella prima giornata del Forum di Davos

A inaugurarlo è stato il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, che a margine si è incontrato anche con lo statunitense John Kerry

Col discorso del presidente della Confederazione Ignazio Cassis, nel quale la situazione geopolitica attuale ha trovato ampio spazio, si è ufficialmente aperto oggi a Davos il Forum economico mondiale (Wef). Il ticinese ha avuto anche un incontro con John Kerry, l’inviato speciale del presidente Usa Joe Biden per il clima.

Nel suo discorso Cassis ha parlato della quinta Conferenza sulla riforma ucraina (Urc2022), prevista il 4 e 5 luglio a Lugano. Sarà l’occasione per lanciare la ricostruzione internazionale del Paese, ha detto, precisando che sono stati invitati 40 Stati e 18 organizzazioni internazionali.

Tutti gli attori che potrebbero contribuire all’obiettivo della ricostruzione dell’Ucraina si incontreranno in Svizzera "per la prima volta", ha affermato il consigliere federale nel suo discorso. "Le guerre hanno sempre conseguenze" e "sarebbe imperdonabile aspettare ancora", ha aggiunto.

Zelensky ringrazia la Svizzera

Intervenuto in videoconferenza, Volodymyr Zelensky, acclamato dai presenti a Davos, ha ringraziato la Svizzera per ospitare l’Urc2022. Il presidente ucraino ha detto di sperare che in tale occasione le grandi aziende e i Paesi partner trovino il modo e facciano proposte per la ricostruzione dell’Ucraina.

"C’è molto da fare, la distruzione è enorme", ha sostenuto. Il presidente ucraino ha promesso un modello, già parzialmente avviato, in cui ogni Paese potrà accompagnare una regione ucraina.

In merito alla situazione nel suo Paese, Zelensky ha detto che "questo è il momento in cui si decide se la forza bruta dominerà il mondo. Se così accadrà, non avrà più senso organizzare raduni come quello di Davos", ha aggiunto.

Cassis: sanzioni compatibili con neutralità

Zelensky, nel suo intervento al Wef, ha anche chiesto "sanzioni massime" contro la Russia. Da parte sua, Cassis ha ricordato perché la neutralità svizzera non è incompatibile con le sanzioni contro la Russia. "La democrazia deve essere più forte della tirannia, il diritto internazionale più forte della sottomissione, il diritto più forte della forza, l’autodeterminazione più forte dell’oppressione", ha insistito.

"Non può esserci neutralità di fronte alle violazioni dei valori fondamentali, che sono anche i nostri valori". Cassis ha difeso un approccio di "neutralità collaborativa" in linea con gli interessi del nostro Paese. Passività significa tollerare le violazioni del diritto e fare il gioco dell’aggressore.

A margine del Forum, Cassis ha poi evocato la disponibilità della Svizzera a rappresentare l’Ucraina in Russia e viceversa. "Stiamo già preparando la prossima fase" tra i due Paesi, ha dichiarato il presidente della Confederazione. Berna non è invece coinvolta nella mediazione tra le due parti in conflitto per raggiungere un cessate il fuoco.

Fine della "sicurezza apparente"

Nel suo discorso d’apertura, Cassis ha poi detto che la guerra in Ucraina, ma anche la pandemia di coronavirus, ha messo un termine alla "sicurezza apparente" che vigeva dalla fine della Guerra fredda. Questa ci ha spinto a sottovalutare le nostre vulnerabilità, ha aggiunto.

Il titolare del Dipartimento degli esteri (Dfae) vede tre possibili scenari per il futuro contesto internazionale. Uno corrisponde alla "globalizzazione settoriale". La formazione di blocchi porterebbe a un disaccoppiamento delle aree economiche, in cui lo sviluppo verrebbe effettuato solo a livello regionale. Ciò provocherebbe una nuova "Guerra fredda commerciale" e un indebolimento delle regole internazionali.

Il ridimensionamento dell’iper-globalizzazione corrisponde al secondo scenario, che potrebbe però essere solo una soluzione transitoria. L’obiettivo è ridurre le dipendenze ri-nazionalizzando le risorse. Ciò potrebbe a rincari.

Il miglior scenario è però quello del rafforzamento "mirato" del multilateralismo. L’idea è quella di concentrare gli sforzi su problemi che non possono essere risolti in modo isolato. Si tratta di questioni come la pandemia, le crisi economiche, i conflitti, ma anche i cambiamenti climatici.

Incontro con John Kerry

E a tal proposito, oggi Cassis ha incontrato l’inviato Usa John Kerry. Secondo quest’ultimo la Svizzera è un esempio" in termini di lotta al cambiamento climatico. L’ex candidato presidenziale e segretario di Stato Usa ha citato le tecnologie verdi, le iniziative per ridurre le emissioni di Co2 e la responsabilità sui temi della sostenibilità.

Qualche mese fa, alla conferenza sul clima (Cop26) di Glasgow, Kerry aveva assistito al moto di rabbia della consigliera federale Simonetta Sommaruga per le manovre di Cina e India volte ad annacquare gli sforzi sul carbone nell’accordo. "Sono contento" che Sommaruga abbia avuto questa reazione, ha ammesso Kerry. "Molti di noi condividono questa frustrazione", ha aggiunto in un’intervista a Keystone-Ats.

Sull’Ucraina, Kerry non ha voluto oltrepassare il suo mandato e parlare a nome del presidente Biden. "Abbiamo apprezzato la posizione svizzera sulle sanzioni contro la Russia", ha dichiarato. Non si è neppure dilungato sulla candidatura elvetica per un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la cui elezione si terrà il 9 giugno a New York. Ma un Paese con la "reputazione" della Svizzera può avere un ruolo positivo nell’organo esecutivo, ha detto.

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