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16.05.2022 - 08:31
Aggiornamento: 14:45
Ats, a cura de laRegione

Il ‘sì’ a Frontex segna l’attaccamento a Schengen

Secondo la stampa elvetica il popolo temeva troppo di essere escluso dallo spazio europeo

Domenica sette svizzeri su dieci hanno detto "sì" a un maggiore sostegno a Frontex. Per la stampa questo voto segna soprattutto l’attaccamento a Schengen. Tuttavia, non si tratta di un assegno in bianco per l’istituzione europea, che dovrà essere riformata.

Frontex rafforza l’unità dell’Europa anche nella difesa contro l’aggressione russa al mondo libero, scrive un commentatore sulla "Neue Zürcher Zeitung", secondo cui le argomentazioni attiviste del comitato referendario non sono riuscite a fare presa sui votanti.

Proprio per il fatto che in passato Frontex ha commesso errori grossolani, comportamenti scorretti sottolineati nel corso della campagna in vista della votazione e che hanno portato addirittura alle dimissioni del capo dell’organizzazione, un miglioramento dell’agenzia si rende necessario, rileva il foglio zurighese.

Rischio di esclusione da Schengen

Secondo il "Tages-Anzeiger", la maggioranza dei votanti ha tenuto conto più del rischio di esclusione della Svizzera dall’area Schengen che di altri argomenti e ciò nonostante Ps e Verdi avessero ripetutamente affermato che questo pericolo non esisteva.

La Svizzera ha fatto bene a sostenere l’espansione di Frontex, scrive il commentatore del "Blick". Se il Paese vuole beneficiare della libertà di viaggiare e di una certa sicurezza, deve partecipare pienamente a questo progetto. Più Frontex cresce e di conseguenza riceve più fondi, più aumentano le sue responsabilità.

È indiscutibile che Frontex debba essere riformata, rileva la "Aargauer Zeitung", ma Ps e Verdi hanno commesso un errore lanciando il referendum, infatti neppure la loro base ha seguito le indicazioni di voto dei presidenti dei due partiti.

Gli oppositori ‘non sono riusciti a far passare i loro argomenti principali’

Il referendum contro il contributo svizzero di Frontex era animato da buone intenzioni. Ma ha avuto l’effetto opposto, secondo il portale di notizie watson.ch: ha infatti rafforzato la politica della linea dura in materia migratoria e ha cementato la "Fortezza Europa".

Le critiche a Frontex, ai suoi fallimenti e alla sua cattiva condotta nel trattare le persone che cercano aiuto alle frontiere esterne dell’Unione, sono state discusse in modo relativamente ampio durante la campagna in vista della votazione. Tuttavia, la maggioranza dei cittadini non vuole evidentemente mettere a repentaglio la cooperazione con l’Ue nell’area Schengen, sottolinea la "Srf".

Gli oppositori di Frontex non sono riusciti a far passare i loro due argomenti principali, rileva "Le Temps". I dogmatici hanno puntato su una totale abolizione di Frontex, mentre quelli più moderati invitavano a dire "no" all’Europa per aprire la strada a una Svizzera più umana.

Paura di un degrado delle relazioni con l’Ue

Il quotidiano friburghese "Liberté" osserva che i cittadini hanno voluto continuare a fare parte dell’area Schengen. In caso di vittoria del "no", la Svizzera sarebbe infatti stata minacciata di esclusione. Uno scenario del genere ha spaventato molti votanti, che temevano un ulteriore degrado delle relazioni con l’Ue dopo il fallimento dell’accordo quadro.

Anche "24 Heures"/"Tribune de Genève" sottolinea questo aspetto: Il risultato della votazione non costituisce un assegno in bianco. Il sì a Frontex è stato innanzitutto un impegno nei confronti di Schengen. I cittadini sanno cosa devono all’accordo, ovvero la libertà di viaggiare in Europa e la sicurezza oltre i propri confini.

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