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04.05.2022 - 12:34
Aggiornamento: 19:54

I terroristi non vanno espulsi in Paesi a rischio

È il parere del Consiglio federale, che propone pertanto di stralciare una mozione del consigliere nazionale Fabio Regazzi

Ats, a cura de laRegione
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Keystone
Fabio Regazzi

Espellere terroristi stranieri in un Paese dove rischiano la tortura o la pena di morte sarebbe contrario alla Costituzione e al diritto internazionale. La pensa così il Consiglio federale, che propone di stralciare una mozione del consigliere nazionale ticinese Fabio Regazzi (Centro).

Nel suo atto parlamentare, quest’ultimo chiede l’allontanamento di jihadisti condannati per atti a favore dell’Isis nei rispettivi Paesi, anche se questi sono considerati ‘poco sicuri’. Nella prassi vengono fatte prevalere le norme a garanzia del condannato rispetto alla sicurezza del nostro Paese, secondo Regazzi.

Dopo il Consiglio nazionale, la mozione è stata approvata di stretta misura anche dagli Stati nel 2019, contro il parere del governo. Durante i dibattiti, la ministra di Giustizia Karin Keller-Sutter aveva già ricordato che secondo la Costituzione nessuno può essere trasferito in uno Stato in cui rischia la tortura o qualsiasi altro trattamento o punizione crudele e inumano.

In un rapporto pubblicato oggi, il governo rileva che il testo contravviene alla Convenzione sullo statuto dei rifugiati, alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), alla Convenzione contro la tortura (Uncat) e al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici dell’Onu.

Concretamente, se la Svizzera applicasse la mozione la Cedu e l’Uncat dovrebbero essere disdette per evitare una violazione di questi trattati internazionali. La denuncia della Cedu implicherebbe verosimilmente l’esclusione dal Consiglio d’Europa, di cui la Svizzera ha fatto propri i valori fondamentali in materia di diritti umani e di democrazia, precisa il governo.

Anche per gli abitanti del nostro Paese le conseguenze sarebbero gravi giacché non potrebbero più far valere i propri diritti dinnanzi a una delle istituzioni più importanti per la tutela internazionale dei diritti umani, prosegue l’esecutivo. Il tutto nuocerebbe inoltre gravemente alla credibilità politica della Svizzera a livello internazionale.

Parallelamente, il Consiglio federale ricorda che ci sono possibilità legali per espellere una persona che minacci la sicurezza interna o esterna della Svizzera verso uno Stato che non è considerato sicuro. Il principio delle assicurazioni diplomatiche tra Stati è previsto per garantire che la persona espulsa non sia in pericolo al ritorno nel suo Paese d’origine.

Il rapporto sottolinea inoltre che, dall’adozione della mozione, la Svizzera dispone di un miglior arsenale per affrontare eventuali minacce terroristiche sul suo territorio. Nel 2020 il parlamento ha deciso di potenziare i mezzi a disposizione del diritto penale per contrastare il terrorismo e nel 2021 il popolo ha approvato la legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo, che consente di intervenire in maniera più precoce e preventiva in presenza di indizi.

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