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Keystone
Il consigliere federale
09.04.2022 - 12:41
Ats, a cura de laRegione

‘Gli alimenti ci sono, ma non l’autonomia’

Lo afferma Guy Parmelin, secondo cui il tasso di autosufficienza lordo è del 57%, quello netto di circa il 50%

La sicurezza alimentare della Svizzera è garantita, la dipendenza diretta da Ucraina e Russia è relativamente contenuta, ma si potrebbe puntare maggiormente sull’autosufficienza. Ad affermarlo, in occasione del suo intervento all’assemblea dei delegati Udc di Coira, è il consigliere federale Guy Parmelin.

L’approvvigionamento di cibo per la popolazione è assicurato, così come la disponibilità dei mezzi di produzione, afferma il capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca. I fertilizzanti necessari per i raccolti di quest’anno sono già stati in gran parte consegnati ai contadini.

Il Governo sta comunque continuamente monitorando la situazione e adotta le misure necessarie per garantire la produzione agricola. All’inizio di marzo ha abbassato i dazi doganali sul foraggio per facilitare le importazioni, ricorda Parmelin. In caso di gravi carenze Berna può inoltre attingere alle riserve obbligatorie di varie materie prime, come zucchero, riso, oli e grassi alimentari, grano e foraggio.

Detto questo, la sicurezza dell’approvvigionamento globale rimarrà precaria: attualmente il tasso di autosufficienza lordo della Svizzera è del 57%, mentre quello netto (che tiene conto esclusivamente della quota di derrate alimentari prodotta a partire da foraggi indigeni) è di circa il 50%.

Parmelin ha promesso di prestare più attenzione che in passato alla questione dell’autosufficienza nello sviluppo della futura politica agricola. Oggi il 60% della terra arabile della Svizzera è utilizzata per la produzione di foraggio. Queste zone potrebbero essere riassegnate alla coltivazione, per esempio, di patate, cereali da pane o semi oleosi per aumentare il tasso di autosufficienza.

Tuttavia ciò non sarebbe senza conseguenze, sottolinea Parmelin. Il numero di capi di bestiame dovrebbe essere ridotto per tenere conto della minore disponibilità di foraggio. «Questo avrebbe senso solo se i consumatori mangiassero meno prodotti animali, come carne e uova», conclude il ministro.

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